Campagna di Russia: le inaccettabili accuse d’uno ‘storico’ tedesco

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    È con sorpresa, amarezza, e non solo, che leggiamo sul quotidiano di riferimento della Conferenza Episcopale Italiana, Avvenire del 20 gennaio 2009 (pp. 5 e 6) un titolo a tutta pagina: Ritirata di Russia, assalto agli alpini. L’occhiello è un’accusa agghiacciante, anche se attribuita ad uno storico tedesco: Italiani brava gente? Tutt’altro: anche sul Don violenze su civili, ruberie, stupri, antisemitismo Uno storico tedesco accusa . Sullo sfondo la più celebre foto della ritirata. Ce n’è abbastanza per porci più di una domanda ed esprimere lo sconcerto che un quotidiano così equilibrato e attento ai fatti storici si sbilanci a dire che l’autore di quel libro ha una certa ragione sul fatto che non si è fatta abbastanza ricerca e che sequestri di risorse alimentari, case di tolleranza, esecuzioni sommarie di spie , insulti in tutti i modi possibili ai russi nonché vere e proprie stragi di civili sarebbero imputabili anche alle Divisioni del Regio Esercito. Fortunatamente lo storico tedesco non ci addebita anche la dichiarazione di una guerra che qualcuno stima abbia fatto nel mondo cinquanta milioni di morti e in Russia intorno ai venti. Le testimonianze dei reduci, poco importa se scritte da personaggi nobili, anche cappellani militari, sono, sempre secondo quanto riportato, forzatamente viziate da una politica della memoria che ha unito realtà e finzione , scaricando sui tedeschi la responsabilità della guerra e dei crimini . Una bella revisione della storia! Il buon rapporto dei nostri soldati con il popolo russo sarebbe solo un mito . In una parola, italiani e tedeschi pari e patta. Le grandi bugie si costruiscono mettendo insieme piccole verità. La guerra, è inutile ripeterlo, è sempre sporca e qualche episodio esecrabile ci sarà stato anche da parte italiana, ma l’aggressione devastatrice all’Unione Sovietica, attuata con metodicità scientifica, porta l’insegna della svastica. Il ricercatore teutonico dovrebbe, oltre a spulciare documenti, andare ad intervistare i testimoni russi viventi, farsi dire dove e chi ha rapinato, fucilato, impiccato senza pietà, da Leningrado al Caucaso, e probabilmente, se i suoi schemi interpretativi glielo consentiranno, dovrebbe trovare elementi sufficienti per cambiare umilmente idea. Gli alpini sono raramente santi, eroi qualche volta, uomini sempre. E nella storia del nostro esercito, proprio in Russia, si sono guadagnati sul campo la medaglia d’oro al valore umano e alpino. Un ultimo interrogativo: perché un simile libro ha trovato così ampio spazio nel quotidiano che è così vicino al pensiero dei nostri Pastori?Uno scoop storico?(v.b.)

    Pubblicato sul numero di febbraio 2009 de L’Alpino.