Bandiere di guerra, bandiere di pace

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    Come fiori d’una precoce primavera, sono fiorite ai balconi le bandiere di pace, con i colori del mondo. Quasi un generale esorcismo contro la guerra, le cui nuvole fosche si stanno addensando all’orizzonte.
    Quasi un’ovvietà, a oltre mezzo secolo dalla fine del secondo conflitto dopo il quale si disse: mai più. Quasi volessimo rassicurarci del nostro risveglio dopo il brutto sogno nel sonno della ragione.
    Siamo davvero alla vigilia d’una nuova guerra, sia pur localizzata, limitata nel tempo e, ancora, all’Iraq?Il fatto è che la guerra è iniziata l’11 settembre di due anni fa, quando il terrorismo di matrice islamica colpì i simboli della più forte potenza occidentale, scoprendo così anche la fragilità delle nostre sicurezze. Da allora si sono fatti sempre più evidenti i segni che in pace non eravamo più.
    Come se non bastasse, abbiamo visto partire per l’Afghanistan i nostri soldati, soprattutto alpini, per una missione che comporta anche l’impiego delle armi e pesanti insidie. Anche i nostri alpini in guerra, dunque?È una bandiera di guerra il Tricolore che sventola al loro campo, a Kost, al confine con il Pakistan?O, invece, si tratta della più delicata, difficile, importante missione di pace che vede anche i nostri soldati, i nostri alpini schierati sul campo per difendere proprio e soltanto la pace, la sicurezza per tutti?Una pace che non viene gratis, per la quale qualche volta capita anche di dover pagare un prezzo, che ci piaccia o no.
    I nostri alpini sono andati in Afghanistan in pace, e che siano anche preparati a difendersi con le armi non muta la natura della loro missione: ristabilire condizioni di vita vivibili in una terra antica e martoriata, impedire il passaggio di armi, l’ingresso di terroristi in un Paese che ha conosciuto il fanatismo più irriducibile disposto a colpire anche l’Occidente. Per questo sventola la loro bandiera, e non è dissimile a quella colorata spuntata alle finestre in queste settimane, portata in cortei. Capita, purtroppo, che gridare: pace!, non basti, e che la pace debba essere difesa con le armi contro chi con le armi porta la guerra.
    Capita perciò che le due bandiere non siano in contrapposizione, e che coloro che difendono la pace anche con la forza, la desiderino più di tutti gli altri, soprattutto se per questo compito sono disposti a differenza di chi grida soltanto a rischiare la propria vita.
    Forse è allora il caso di dare un significato diverso, quello più crudemente realistico ma anche più alto, alle bandiere con i colori del mondo spuntate alle finestre e agitate nei cortei: non ci sarebbero, se non ci fossero anche coloro che sono disposti a difenderle da chi, la pace, non la vuole.