Alpini in Afghanistan e 'interessi dello Stato'

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    Questa la lettera giunta al nostro presidente Beppe Parazzini. Non rientra fra le lettere al direttore né negli interventi riservati alla nostra rubrica Zona franca , dove pure vengono espressi pareri anche difformi dalla nostra linea associativa. Per questo viene pubblicata a parte, con un diverso rilievo, unitamente alla risposta dello stesso presidente Parazzini.

    Ho avuto occasione di leggere sul vostro mensile di novembre, ricevuto da mio marito, l’articolo del presidente nazionale Giuseppe Parazzini sull’invio degli alpini in Afghanistan, nel quale esprime la sua soddisfazione per la missione in difesa della pace .
    Come mamma, e credo che come me ce ne siano tante, esprimo invece il mio
    totale dissenso e mi dolgo che esistano ancora in quest’epoca, e dopo gli avvenimenti del passato, ragazzi vogliosi di andare ad ammazzare e/o farsi
    ammazzare per soddisfare gli interessi di uno Stato a cui sottostiamo e che in
    modo totalmente distorto tenta di far passare una sporca guerra totale in
    missione di pace.
    I bombardamenti che hanno fatto distruzioni e migliaia (15.000 20.000?) di morti, anche di vecchi, donne, bambini e ragazzi, e che continuano a farne con missili, carri armati e quant’altro (ma è vietato saperlo) sono i veri terroristi per gli afgani e per me.
    Il vero sentimento dei cittadini a voi non interessa.


    Marisa Gabba Milano


    Gentile Signora Gabba
    ogni azione, di per sé, può avere risvolti diversi, buoni o cattivi. Ogni azione
    va vista nel suo contesto. Ed è appunto ciò che mi pare lei non consideri. La
    guerra è sempre aberrante, da evitare. Non così la difesa. Ed è proprio ciò che
    abbiamo il diritto e il dovere di fare quando siamo minacciati. Noi alpini difendiamo la nostra cultura, la nostra civiltà, la nostra società minacciate da quanti vengono a portare la morte a casa nostra. Un diritto che anche la Chiesa considera legittimo. Il fatto che non siano crollati i nostri grattacieli in attentati fatti nel nome di un integralismo cieco e assurdo, non può giustificare il nostro isolamento dal resto del mondo, al quale siamo legati dal comune destino. I nostri alpini in missione all’estero non hanno mai aggredito nessuno, hanno sempre aiutato.
    Dobbiamo essere loro grati e dare loro tutto il nostro appoggio morale, perché
    anche a tanti chilometri di distanza difendono la nostra società, i nostri valori, la nostra libertà, compreso il suo diritto di vivere in pace, il suo diritto al dissenso, di persona e di donna.


    Beppe Parazzini