Alluvioni, frane, smottamenti: gli alpini impegnati in 5 regioni

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    Sono centinaia i volontari della nostra Protezione civile impegnati nella emergenza che ha colpito tutto il settentrione dai primi giorni di novembre.

    Lombardia, Piemonte, Liguria, Veneto e Friuli: cinque regioni flagellate dal maltempo dai primi mesi di novembre. E tutto lascia pensare, mentre scriviamo queste note, che non siano ancora finiti i disagi e soprattutto la paura per tanta
    gente che abita in territori montani. Per non dire del Po, nel quale finiscono tutte le acque degli altri corsi d’acqua in piena.
    In queste regioni, ma particolarmente in Lombardia, l’intervento dei volontari della Protezione civile dell’ANA è stato massiccio.
    In particolare in Valtellina, dove centinaia di volontari si sono avvicendati nelle operazioni di prima assistenza a quanti erano stati costretti ad abbandonare le case, nell’opera di monitoraggio della montagna, nella collaborazione alla riapertura delle strade invase da frane e smottamenti.
    I fenomeni ricorrenti, praticamente dall’inizio alla fine della valle, sono stati lo straripamento dei torrenti che hanno travolto strutture e abitazioni, l’interruzione delle comunicazioni per la caduta di frane (sono state circa 700 in pochi giorni, nella sola Lombardia!) e il monitoraggio della montagna che stava franando. Poi ci sono stati fenomeni particolarmente violenti: in Valcamonica, lungo la valle del Lambro con l’inondazione dei quartieri vecchi di Monza; in Friuli l’alluvione che ha sommerso parte della città di Pordenone; l’esondazione del lago di Como, disastri un po’ dappertutto.
    Si è trattato di un fenomeno diffuso ha detto Antonio Sarti, responsabile della nostra Protezione civile e abbastanza singolare: mentre nel Bresciano non ci sono state situazioni di particolare disagio, neanche per le comunicazioni, l’intera Bergamasca è stata invece duramente colpita.
    Perfino le comunicazioni sono state interrotte, come in val Imagna e in val Brembilla, e poi nell’alta val Brembana e nell’alta val Seriana, con grave pregiudizio non solo per gli abitanti ma anche per le numerose aziende, molte delle quali si sono trovate nell’impossibilità di ricevere e spedire materiali e merci .
    Critica è stata la situazione anche nel Lecchese, in particolare ad Airuno e Castello Brianza.
    Alpini impegnati ovunque, dunque. Ovviamente in misura maggiore e per periodi più lunghi dove la situazione era particolarmente grave, come a Pordenone e in tutto il Friuli, ma anche nel basso Veneto e in Trentino, particolarmente in val di Non e in val Rendena. Allarme per il Bisagno, in Liguria, monitorato per giorni dalle nostre squadre.
    Quando l’emergenza sarà conclusa, daremo conto più dettagliatamente dell’intervento delle varie sezioni che hanno fornito i volontari. Per intanto vogliamo segnalare due episodi che ci sembrano particolarmente significativi.
    In val Brembilla, la sede degli alpini del capoluogo, collegata con la Protezione civile regionale, è diventata il punto di riferimento 24 ore su 24 per la gente della valle. Gli alpini hanno preparato i pasti per gli sfollati, hanno prestato assistenza, hanno dato sicurezza. È quanto è avvenuto anche in tanti altri paesi, nei quali l’emergenza è stata gestita dagli alpini.
    Il secondo episodio, meglio sarebbe dire fenomeno, è tutto dell’area bergamasca, nella quale non ci sono roulottes, tendopoli, non c’è gente negli alberghi nonostante le tante case crollate o ancora inagibili: ciascuno ha trovato ospitalità o da parenti o da amici, o da persone che spontaneamente hanno messo a disposizione la loro casa per chi non l’ha più. Solidarietà della gente di montagna.