Alla Fenice di Venezia apre la stagione una Prima’ dell’alpino Bruno Maderna

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    La Fenice di Venezia ha inaugurato la stagione sinfonica con il Requiem di Bruno Maderna, una prima assoluta dell’opera del grande maestro, che si riteneva ormai perduta. Maderna, il cui vero nome era Bruno Grossato (aveva adottato il cognome della madre nubile) aveva iniziato la stesura dell’opera a 22 anni, nel ’42. Poi era stato arruolato nel Corpo degli alpini. Dopo l’8 settembre era entrato nelle fila partigiane. Era stato catturato e imprigionato ma scampò alla morte e nel ’46 completò il Requiem.

    L’opera doveva essere presentata negli Stati Uniti ma non venne mai eseguita per la difficoltà di reperire strumentisti e coristi in grado di portare in scena un’opera così complessa. Da allora la partitura andò smarrita. È stata ritrovata nel 2006, sessant’anni dopo, nella biblioteca della New York University. Maderna fu un musicista precoce: avviato alla musica dal nonno paterno, a sette anni si esibì nel Concerto per violino di Max Bruch, a otto anni diresse l’orchestra del Teatro alla Scala e all’Arena di Verona. Eclettico, divenne un profondo conoscitore della musica antica, pur crescendo professionalmente a quella irripetibile scuola veneziana a contatto con Luigi Nono (inizialmente suo allievo), Alessandro Bustini, Gian Francesco Malipiero, Antonio Guarnieri e Hermann Scherchen.

    Dopo la parentesi della guerra partecipò a concerti in Europa centrale, particolarmente a Monaco e a Darmstadt, sua città d’adozione, continuando ad indagare nuove tecniche compositive, dal neoclassicismo modaleggiante all’espressionismo atonale della seconda scuola di Vienna, allo strutturalismo, alla dodecafonia (tecnica, quest’ultima, che consiste in un rigoroso ripetersi di dodici note diversamente modulate e prodotte).

    Il Requiem rappresenta per questo compositore alpino il momento di sintesi della sua complessa opera, affonda le radici nelle antiche polifonie liturgiche degli anni giovanili e nel repertorio policorale del rinascimento. Ed appunto ad un nuovo momento rinascimentale si rifanno oggi i direttori d’orchestra da Pollini, ad Abbado, a Barenboim quando si riferiscono a questo musicista che ha riversato nella sua opera anche l’esperienza della guerra vissuta con il rigore di un alpino. Morirà a 53 anni a Darmstadt, il 13 novembre del ’73.

    Questa Prima alla Fenice è stata il riconoscimento alla sua opera e il suo rilancio nella musica contemporanea che trova tantissimi estimatori. Ma anche la riscoperta e l’omaggio postumo a un grande compositore del Novecento. (ggb)

    Pubblicato sul numero di gennaio 2010 de L’Alpino.