Al Ponte di Perati una corona e un Tricolore

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    Un gruppo di alpini delle Sezioni di Modena e di Parma sono andati in pellegrinaggio in Grecia a rendere omaggio ai nostri Caduti

    Il fiume Sarandaporos, affluente della Vojussa, per qualche chilometro segna il confine tra Grecia e Albania, alcune centinaia di metri a monte di un nuovo modernissimo ponte in cemento armato, bruttissimo sul piano architettonico, nuovo passaggio tra le due nazioni.

    Abbandonate e quasi invisibili da lontano per le sterpaglie che le ricoprono, sorgono le rovine del Ponte di Perati. Quel ponte sorgeva proprio sul Sarandaporos e divideva la sponda albanese da quella greca: la canta alpina lo collega direttamente alla Vojussa, sulla quale poco dopo il Sarandaporos confluisce.

    Poco importa, entrambi i fiumi furono arrossati dal sangue dei nostri soldati in quel terribile ’41. Per troppo tempo quelle sponde non sono state calcate dagli alpini, non sono risuonate le note del ’33’, non è stata recitata sul posto la Preghiera dell’Alpino, non sono stati commemorati i nostri fratelli alpini Caduti e più in generale tutti i Caduti sia italiani che greci.

    Analogamente a quanto ha fatto recentemente un gruppo di giovani nostri iscritti, gli alpini della Sezione A.N.A. di Modena con il loro presidente Corrado Bassi hanno organizzato un pellegrinaggio; a loro si sono uniti anche gli alpini della Sezione di Parma, con il presidente Maurizio Astorri. Giunti in Grecia il 2 giugno scorso, festa della Repubblica, il gruppo di alpini sulle tracce della Divisione Julia ripresi dalla televisione locale che ha realizzato un ampio servizio ha reso omaggio ai Caduti sia italiani che greci al monumento al soldato greco ed all’OXI di Metaxas, situati a Kalibaki (oggi Kalapaki).

    Erano presenti il sindaco della cittadina ed il presidente della comunità italiana di Jannina, prof. Guglielmo Bianchi. L’incrocio di Kalpaki è stato il punto piu avanzato raggiunto dalle truppe italiane in terra di Grecia nei primi giorni di guerra; per i greci, che difesero con eroismo e accanimento la loro Patria, quel luogo ha un che di sacralità.

    Successivamente, sui ruderi del ponte di Perati, sulla parte greca, si è svolta una semplice ed austera cerimonia, cui sul piano formale tuttavia nulla mancava; ma la semplicità e l’austerità non sono state fine a se stesse; la commozione, l’emozione, i ricordi si sono comunque impadroniti del cuore degli alpini, e al suono del ‘Silenzio’, del ’33’, del ‘Ponte di Perati’, ognuno ha dovuto lottare per ricacciare indietro il groppo in gola.

    È stata commemorata l’eroica figura del comandante del 9º reggimento Alpini colonnello Gaetano Tavoni, medaglia d’Oro al Valor Militare, di Vignola (Modena), con la lettura della decorazione che gli fu conferita e sono stati ricordati anche i decorati al Valore della divisione Julia di Modena e di Parma.

    Erano presenti due reduci protagonisti in quei luoghi ed in quei tempi di quegli avvenimenti: l’artigliere alpino Odo Bezzi di Forlì e il ‘quasi alpino’ prof. Giuseppe Menoni di Parma, cui le vicende di guerra talora bizzarre riservarono in sorte la singolare vicenda di comandare, lui sottotenente di Fanteria della Cagliari , un plotone di alpini della 93ª compagnia del battaglione ‘L’Aquila’.

    Il prof. Menoni ha descritto agli alpini, con precisione e dovizia di particolari, fatti storici e tattiche messe in atto dai combattenti dell’una e dell’altra parte nonché la collocazione dei nostri reparti. Poi è stata solidamente fissata alla spalletta del ponte una targa a ricordo della giornata.

    Gli Alpini di Modena non erano soli, assieme a loro vi era la rappresentanza ai massimi livelli (con presidente sezionale e vessillo) della Sezione di Parma, i gagliardetti dei gruppi Alpini di Borgo Val Sugana, Sanremo, Montese, Mestre, Pola, Negarine. Al termine della cerimonia al Ponte di Perati, sempre sulle tracce della Julia, gli Alpini ed i loro ospiti hanno visitato altre località storicamente importanti: la cittadina di Konitsa; la sella di Cristobasile; la valle della Vojussa (le cui acque sono straordinariamente limpide), transitando al cospetto dei monti Chiarista, Smolika e Pindo.

    Per tutta la restante parte della giornata la commozione ha accompagnato i partecipanti a questo viaggio della memoria che resterà nel cuore come una delle esperienze piu significative della vita alpina.