Adamello: tornato alla vita sulla Lobbia Alta il rifugio dedicato ai Caduti della Guerra Bianca

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    Conclusi i lavori protratti per tre stagioni estive: è stato ristrutturato l’edificio e rafforzate le fondamenta.

    Dopo tre stagioni estive di lavori è di nuovo agibile il rifugio Ai Caduti dell’Adamello , nei pressi del passo della Lobbia Alta, dove si trova l’altare del Papa. Si è conclusa nel migliore dei modi, dunque, la vicenda di questo rifugio tanto caro alla memoria degli alpini ed il cui destino sembrava segnato. Fino a qualche decennio fa il rifugio a quota 3.050 era lambito dalla neve, ma ora il ghiacciaio sta subendo un rapido ritiro: il Pian di Neve sta sciogliendosi in cento rigagnoli, le rocce affiorano dovunque e non è raro, al passo della Lobbia, veder affiorare ordigni e resti di Caduti.

    Il costone della montagna, composto da grandi massi depositati nel corso dei movimenti del ghiacciaio, non garantiva la stabilità del rifugio, costruito negli Anni Trenta dove c’erano dei baraccamenti italiani durante la Guerra Bianca. S’era perfino pensato di abbandonarlo e costruirne un altro in una zona sicura. Invece, cinque anni fa fu costituita una fondazione che si assunse l’incarico di reperire i fondi per la ristrutturazione.

    La fondazione è composta dalla Provincia autonoma di Trento, da quella di Brescia, dal Cai di Brescia, dalle sezioni ANA di Valcamonica e di Trento, dai Comuni della val Rendena, dalla Comunità montana della Valcamonica, dal Parco dell’Adamello Brenta e dal Comune di Brescia e da quello di Spiazzo. La ristrutturazione è costata complessivamente 6,4 milioni di euro. Il maggior o­nere è stato assunto dalla Provincia autonoma di Trento, con uno stanziamento nel triennio di 5 milioni e 360 mila euro.

    I restanti sono stati ripartiti in vario modo. L’Associazione Nazionale alpini ha fatto la sua parte, lanciando la campagna Un euro per ricordare, un euro per aiutare . La colletta per il mantenimento delle strutture della nostra storia ( per ricordare ) versato alla Sede nazionale dai nostri iscritti e girato alla fondazione per l’Adamello ha fruttato un contributo di 175 mila e 54 euro, ai quali andranno aggiunti 25 mila euro, ciascuna, dalla sezione Valcamonica e da quella di Trento. Ma, oltre al contributo finanziario, certamente importante, queste due sezioni e l’intera Associazione hanno il grande merito di aver rilanciato l’Adamello, organizzando gli annuali pellegrinaggi sui luoghi della Guerra Bianca, costruendo l’altare al quale officiò Giovanni Paolo II.

    Il rifugio è stato inaugurato il mese scorso dai presidenti della Provincia autonoma di Trento Dellai (che è anche presidente della Fondazione) e di Brescia Cavalli, i sindaci di Brescia e di tanti paesi dei due versanti, tante altre autorità e tanti alpini camuni e trentini. Una S. Messa è stata concelebrata da Sua Eminenza il cardinale Giovanni Battista Re e da monsignor Giulio Viviani. Il cardinale Re, nativo della Valcamonica è di casa in Adamello, per i suoi natali camuni e per le sue numerose partecipazioni ai nostri pellegrinaggi.

    E poi il rifugio è particolarmente caro agli alpini non solo per la memoria dei Caduti ma anche perché ospitò il Papa: una prima volta nel 1984, quando accompagnato dall’allora presidente della Repubblica Sandro Pertini salì sul ghiacciaio per sciare; la seconda volta, nel 1988, celebrò la S. Messa al nuovo altare di granito al Passo della Lobbia, altare che da allora ha preso il suo nome. In suo nome è stata anche eretta una croce sulla prospiciente vetta, chiamata Punta Croce: guarda al versante trentino e camuno, in una visione che abbraccia due province e la loro lunga storia.

    Lo stesso rifugio ospita, in una sala museo, una mostra che documenta i due passaggi di papa Wojtyla. Il rifugio tornerà dunque a essere un luogo d’incontro: potrà diventare questo è l’orientamento della Fondazione un luogo di cultura della montagna e del territorio montano. Sarà il miglior modo per o­norare la memoria di quanti, combatterono su fronti contrapposti fra queste vette, dove era così difficile vivere, così facile morire.