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domenica, 25 Febbraio 2024

Grazie alpini siciliani

Ho avuto il grande piacere di partecipare alle cerimonie a Linguaglossa e Taormina lo scorso mese di ottobre in quanto iscritto alla Sezione di Padova, Gruppo di Arcella. Sono stati due giorni densi di emozioni sia per la bellezza dei luoghi che per il calore della gente di Sicilia. E poi ho avuto la possibilità di incontrare te, nostro impareggiabile direttore, di stringerti la mano, di ascoltare le tue allocuzioni e la tua omelia durante la Messa a Linguaglossa.

Scambi epistolari

Sono la moglie di un alpino che purtroppo è “andato avanti”, come dite voi, e io non riesco a farmene una ragione. Siamo stati assieme ben più di 47 anni e finché ha potuto ha sempre partecipato a tutte le Adunate, a tutti gli incontri che il suo Gruppo organizzava con infinita gioia, e io quando potevo lo seguivo. 

Con le gambe della mente

A forza di sentir parlare dei miracoli in termini strabilianti e spettacolari va a finire che ci sfuggono quelli veri che ci passano sotto gli occhi tante volte in un giorno. Fatti straordinari vissuti nell’ordinarietà del quotidiano. Quando entro in casa di Riccardo Cerantola a Cartigliano, comune del vicentino di 3.800 abitanti, i miracoli che si presentano sono almeno due. Il primo è tecnologico. A parte le varie macchine che consentono le funzioni vitali non più autonome, colpisce il computer oculare con il quale il padrone di casa comunica col mondo. 

TRENTO – Come cent’anni fa

Erano ormai più di due anni che sulla catena del Lagorai si combatteva quando, il 27 agosto del 1917, con una speciale “Messa al campo”, il cappellano del btg. Feltre, don Luigi Agostini, inaugurava la “sua” chiesetta di guerra: eretta alle falde del Monte Cauriol, in località Campìgol del Fèro, grazie all’impegno degli scalpellini e dei carpentieri che mai mancavano fra i montanari del 7º ed impreziosita all’interno da una statua della Vergine realizzata in legno di cirmolo dal ten. Giuseppe Caimi (caduto alla fine del 1917 sul Grappa). 

Scritti… con la divisa

Siamo di nuovo con il nostro artigliere alpino del Gruppo Pieve di Cadore, giunto a “metà del campo mobile ed ora s’avvicina la fine”, come scrive alla mamma. 

Un giorno alle Stelline

Il calendario indica il 19 novembre, quindi pieno autunno, ma la temperatura a Milano pur di primo mattino ci fa pensare ad un inizio di primavera. È in questo clima che i Presidenti di Sezione, come ogni anno, si sono ritrovati al Palazzo delle Stelline per il consueto incontro ormai parte integrante della vita associativa. Mancano solo tre Sezioni all’appello e in sala il pubblico è numeroso poiché ogni Presidente ha pensato bene di farsi accompagnare dai suoi più stretti collaboratori. 

Le sorprese della vita

Settantatré anni dopo, Mario e Isidoro si sono ritrovati. Stavolta in tempo di pace, nella serenità della famiglia invece che tra le bombe. I due reduci Mario Capovilla, 95 anni, di Capriana in Val di Fiemme, e Isidoro Carlotto, 98 anni, di Egna, si sono riconosciuti e incontrati la scorsa estate, grazie a un articolo del Doss Trent, periodico di Sezione, in cui il Gruppo di Capriana faceva gli auguri di compleanno al suo alpino più anziano. Nel breve pezzo pubblicato sulla rivista c’era un accenno al periodo bellico in cui Mario Capovilla venne richiamato per prestare servizio di supporto alla contraerea al Pont dei Vodi di Lavis. 

Orgogliosi custodi

Brescia e Nikolajewka. Una storia lunga settantacinque anni, ormai. Una storia di cui le Penne Nere bresciane si sono fatte custodi ed orgogliose testimoni a livello nazionale. Proprio a Brescia, nel gennaio 1946, infatti, a soli tre anni dal doloroso epilogo della Campagna di Russia, alcuni Reduci della Tridentina si ritrovarono in un’osteria, per ricordare. Le centinaia di chilometri percorsi a piedi all’andata, tra i campi di girasole e quelli della ritirata sulla neve, avevano lasciato un segno profondo: mille storie tragiche e i volti degli amici visti scomparire, senza poter fare nulla. 

Sul cappello che noi portiamo

Mi riferisco in primo luogo alla lunga lettera a firma Andrea Miconi, in cui questi si lamenta che, alla cerimonia per la Giornata del Ricordo a Basovizza, gli onorevoli Meloni e Salvini “…siano stati ritratti con il cappello in testa solo per avere voti”; tale onore, a suo avviso, spetterebbe tra gli altri al Papa “quale capo della Chiesa cattolica per la quale noi siamo custodi e difensori… ad altri no”. 

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