Sul cappello che noi portiamo

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    Mi riferisco in primo luogo alla lunga lettera a firma Andrea Miconi, in cui questi si lamenta che, alla cerimonia per la Giornata del Ricordo a Basovizza, gli onorevoli Meloni e Salvini “…siano stati ritratti con il cappello in testa solo per avere voti”; tale onore, a suo avviso, spetterebbe tra gli altri al Papa “quale capo della Chiesa cattolica per la quale noi siamo custodi e difensori… ad altri no”. 

     

    Circa il cappello dei due onorevoli, al di là della forma forse inappropriata, non ho elementi per non ritenere sincero ed autentico il loro sentimento di partecipazione alla cerimonia, certo ben diverso da quello abbastanza ipocrita di certe altre persone “pentiti dell’ultima ora” o peggio ancora dall’assenza vergognosa di altri ben noti che per moltissimo tempo hanno volutamente ignorato o coperto la tragedia della Venezia Giulia per non disturbare i mandanti e gli esecutori di quei misfatti. Circa poi la motivazione del “diritto” del Papa a portare il cappello alpino, questa mi sembra, scusa, abbastanza risibile. In proposito, faccio sommessamente osservare che i concetti di “solidarietà e accoglienza”, ispiratori di una associazione di militari italiani, quale è, fino a prova contraria, l’Ana, non sono quelli di una qualsiasi “Caritas”, ma trovano attuazione in primo luogo nei confronti degli italiani e, secondariamente, ove possibile e opportuno, nei confronti di altri. Forse è il caso di riflettere…

    Roberto Mondini, Roma

    Caro Mondini, mi trovo un po’ a disagio a rispondere a questo tuo scritto. Non per mancanza di argomenti, anzi. Il Papa, caro amico, non indossa strumentalmente il nostro cappello per bisogno di notorietà o per portar a casa voti. Siamo noi che siamo onorati di farglielo indossare, riconoscendo in lui la più alta autorità morale al mondo. Sono poi a disagio quando parli della Caritas come di una realtà qualsiasi. Se ti sfugge lo spessore del suo impegno e il suo valore in termini di sussidiarietà credo ti manchi qualche diottria. Così come quando tu confondi solidarietà e accoglienza con qualche slogan di partito che non è né solidaristico, né accogliente.