Articolo Alpino

Alpini di cuore


  Argomento: Ana

Articolo di tipo Articolo   pubblicato nel numero di Novembre 2017 dell'Alpino


L’abbraccio della gente e delle penne nere ai vincitori del 43º Premio “L’alpino dell’anno”, ha portato, come ha ricordato il Presidente della Sezione di Savona Emilio Patrone, «una folata d’aria pulita, sana, che tutti vorremmo assaporare più spesso, colma di serenità di principi e di amore per la nostra terra». Il significato del riconoscimento è proprio quello di poter condividere con la gente quei gesti di umana solidarietà, spesso definiti eroici, ma che in realtà sono semplicemente naturali per chi li ha compiuti. A testimoniare che i valori, i doveri, l’amore per il prossimo esistono ancora. «Credetemi - aggiunge Patrone - far parte della giuria del Premio non è cosa semplice: si leggono e rileggono più volte le motivazioni e si vorrebbe premiare tutti, perché tutti meritano le nostre attenzioni e sono uomini particolari». 

Nel lontano 1974, quando questo prestigioso riconoscimento venne istituito grazie all’intuizione del Presidente Franco Siccardi, molti pensavano che non sarebbe durato nel tempo, «ma una cosa è certa, la nostra grande famiglia continuerà a creare donne e uomini di questa valenza, con un unico sacrosanto obiettivo, ‘ricordare i morti aiutando i vivi’. Queste sono le nostre credenziali, i nostri principi, il nostro modo di essere italiani ». E i premiati di quest’anno, Felice Cumino, il 1º c.le magg. Francesco Torre, Renzo Merler ed Ermanno Forni, incarnano questi sentimenti.

Nei primissimi anni Cinquanta Alassio, città che il 14 e 15 ottobre ha ospitato la cerimonia di consegna del premio, era una delle capitali della vita mondana internazionale: grandi nomi del cinema e della cultura, spettacoli ed eventi ad ogni ora del giorno. Poeti, artisti, attori, scrittori, cantanti e sportivi frequentavano il Caffè Roma, storico locale gestito dalla famiglia Berrino, vero e proprio punto di incontro in cui era doveroso essere di casa se si apparteneva al jet set e si era in vacanza ad Alassio o in Riviera. Davanti al Caffè Roma si trovava anche, come argine al terriccio del giardino pubblico, un anonimo muro, talmente spoglio da tormentare Mario Berrino: «Così spoglio era indegno della vivacità dei passanti e della sensibilità degli ospiti seduti ai tavolini… Mi tormentava l’idea di dargli un po’ di grazia e togliergli con qualche ornamento quella miseria». E difatti nel 1953 dall’incontro con Ernest Hemingway, abituale frequentatore del Caffè, l’idea prese forma e si realizzò.

Mario Berrino amava mostrare ai suoi ospiti un album con gli autografi dei personaggi più illustri passati nel suo locale; con gli anni le pagine aumentarono e le dediche e gli autografi diventavano delle chicche talmente preziose che era un peccato tenerle quasi nascoste. Ecco perché al momento della firma di Hemingway, Berrino gli espose la sua idea. Riportare le firme su piastrelle in ceramica colorata e decorare con queste il muretto. Così ha preso forma il famoso muretto di Alassio, che si può definire come un grandioso monumento di arte, cultura e moda dove si respira la storia. Questo immenso album di autografi a cielo aperto negli anni si è arricchito di molte firme e oggi sul muretto si possono contare circa mille piastrelle, tra cui da qualche giorno anche quella del 43º Premio nazionale “L’alpino dell’anno 2016”.

Sabato pomeriggio, la ceramica commemorativa è stata apposta con una cerimonia semplice presieduta dal Presidente della Sezione di Savona, Emilio Patrone, dal sindaco di Alassio, Enzo Canepa, e dal consigliere della Regione Liguria Angelo Vaccarezza mentre su corso Dante Alighieri alcuni gagliardetti e vessilli facevano da cornice. Una breve sfilata per le vie della città verso il monumento all’Alpino, opera ideata e realizzata dall’alessino Paolo Pezzolo, a rappresentare le montagne. Alla base del monumento la scritta “Dal mare alle vette con la fede degli eroi”.

L’alzabandiera e a seguire l’inaugurazione del monumento, benedetto da mons. Angelo De Canis, e la deposizione di una corona d’alloro in memoria degli alpini “andati avanti”. A concludere la giornata nella Collegiata Sant’Ambrogio un concerto di canti alpini. Domenica in piazza Partigiani numerosi alpini, i rappresentanti delle Associazioni d’Arma e degli enti locali si sono disposti lungo i tre lati della piazza. Resi gli onori al gonfalone della città di Alassio, a quello della Regione Liguria, ha fatto il suo ingresso in piazza il vessillo della Sezione di Savona, scortato dal suo Presidente Patrone e dal vice Presidente nazionale Massimo Curasì. L’alzabandiera ha dato inizio alla cerimonia. Gonfaloni, vessilli, gagliardetti e striscioni hanno colorato le vie di Alassio sfilando fino al monumento ai Caduti, dove sono stati resi gli onori e deposta una corona dall’alloro.

In prima fila il vice Presidente nazionale Massimo Curasì, il Presidente della Sezione di Savona, il gen. D. Bellacicco, vice comande delle Truppe Alpine, il sindaco di Alassio, il consigliere regionale Angelo Vaccarezza e l’assessore Marco Scajola. Tornati in piazza Partigiani mons. Angelo De Canis ha celebrato la Messa con il contributo del coro Ana del Gruppo di Collegno, Sezione di Torino.

La cerimonia di premiazione si è svolta sotto la regia del gen. Verda, che ha chiamato sul palco il 1º c.le magg. Francesco Torre, premiato dal Presidente Patrone; l’alpino Felice Cumino, premiato dal vice comandante delle Truppe Alpine gen. D. Bellacicco, alla presenza del Presidente della Sezione di Torino, Guido Vercellino; l’alpino Renzo Merler accompagnato dal suo Presidente Maurizio Pinamonti, premiato dal consigliere Vaccarezza e dall’assessore Scajola; il Capogruppo Ermanno Forni, premiato da Massimo Curasì. Presente anche il reduce Leonardo Sassetti accolto da un lungo e caloroso applauso e premiato con una medaglia nominativa dal sindaco di Alassio. Infine le autorità civili e militari e della nostra Associazione si sono alternate sul palco per i saluti e i ringraziamenti.


MOTIVAZIONI

ALPINO DELL’ANNO 2016 IN CONGEDO Alpino Felice Cumino Classe 1934 – Sezione di Torino – Gruppo di Rivoli

Perso prematuramente il padre a soli 3 anni, Felice vive l’infanzia e l’adolescenza a lavorare con i fratelli per il sostentamento della famiglia. Prestato il servizio militare di leva negli alpini, inizia il suo percorso al servizio del prossimo con il funesto episodio del terremoto in Friuli nel 1976 dove, con insistente opera di proselitismo tra soci Ana e collaboratori organizza una squadra che, sotto la sua infaticabile direzione, parte per quelle terre devastate dal sisma. Nasce qui la famosa “squadra Cumino”, che sotto la sua guida si distinguerà negli anni per competenza, operosità e infaticabilità. Impegnando le ferie estive con la sua squadra interviene in Irpinia nel post-terremoto, per due anni si reca a Rossosch in Russia, contribuendo alla costruzione dell’Asilo e collabora fattivamente alla ricostruzione della Cappella Votiva di Exilles. Ha trascorso lunghi periodi per oltre 40 anni in Kenya, Tanzania ed Etiopia collaborando a realizzare pozzi, pompe per l’irrigazione, strade, chiese, scuole professionali e un orfanotrofio. Ancora oggi si occupa di raccogliere fondi da inviare periodicamente in quelle missioni. Nel frattempo ha collaborato con la sezione Ana di Torino, diventandone il vice Presidente per anni e il coordinatore dell’unità di Protezione Civile. Non è nello stile di Felice raccogliere elogi; la sua vita, segnata sin dall’inizio da difficoltà e fatiche, ha trovato la sua ragione d’essere nel donarsi agli altri senza riserve, all’interno della sua famiglia e in quella più grande degli alpini. Questo è l’alpino Felice Cumino!

ALPINO DELL’ANNO 2016 IN ARMI 1º c.le magg. Francesco Torre Classe 1983 - 3º Rgt. Art. Btg. Julia - Udine

Il 1º c.le magg. Francesco Torre ha prestato servizio presso il Raggruppamento “Lazio, Umbria e Abruzzo” nell’ambito dell’Operazione “Strade Sicure” – Task Forze “Giubileo”, 5º Gruppo Tattico, Complesso Minore “India” nella sede di Roma, emergendo costantemente per pregevole impegno ed elevatissimo senso di iniziativa. Il giorno 18 gennaio 2016 era di turno quale Capo Muta presso la stazione della metropolitana B “Piramide”. Verso le ore 13,45 si accorgeva che una persona, in evidente stato confusionale, stava camminando lungo i binari e andava incontro a un treno che stava transitando in direzione “Laurentina”. L’individuo non rispondeva ai richiami verbali e, nell’imminenza dell’incidente, il militare si lanciava sui binari e lo inseguiva. Raggiunto l’uomo lo issava in posizione sicura sul marciapiedi pochi attimi prima che giungesse il treno. Il 1º c.le magg. Francesco Torre ha dimostrato di possedere lucido coraggio e fredda determinazione nell’affrontare una situazione di pericolo oggettivo e ha salvato una vita umana a rischio della propria.

ALPINO DELL’ANNO 2016 - Encomio Solenne Alla Sezione Ana di Trento nella persona dell’alpino Renzo Merler

Il 6 marzo 2016 si è felicemente concluso l’intervento della Sezione Ana di Trento in favore della popolazione di Rovereto Secchia, in provincia di Modena, uno dei paesi maggiormente colpiti dal sisma del 2012. In quel paese la Sezione di Trento, in circa due anni di cantiere, ha realizzato un edificio denominato “Casa dello Sport - Maestra Tina Zuccoli”, struttura di 600 metri quadri destinata ad ospitare le associazioni del paese, quale unico punto di aggregazione e ritrovo per la popolazione. L’alpino Renzo Merler è uno dei 310 volontari alpini trentini, anzi, lui è il volontario per eccellenza. È lui che sposa senza riserve la causa “Rovereto Secchia”, organizza le prime spedizioni, trova libri per la biblioteca, allestendo persino un gruppo di acquisto solidale per smaltire verso il Trentino i prodotti di un produttore agricolo colpito dal terremoto. Mentre collabora attivamente per la diffusione del progetto per la realizzazione della struttura ideata dalla Sezione, Renzo perde il lavoro ma si rimbocca le maniche e in breve diventa il responsabile del cantiere e il punto di riferimento per tutti, volontari, sezione e cittadini. Renzo Merler è il vero volontario alpino, è l’incarnazione più schietta di quel grande cuore che riesce ancora a battere e commuoversi per un semplice grazie. A lui e alla Sezione Ana di Trento un giusto riconoscimento da parte di tutti gli alpini.

ALPINO DELL’ANNO 2016 - Diploma d’Onore Al Gruppo di Tabiano Bagni nella persona del Capogruppo Ermanno Forni

Dall’anno 2000 il gruppo alpini è ospite del Comune di Salsomaggiore Terme nella struttura dove ha come “vicini di casa” i disabili del Centro di riabilitazione “Why not?”. Dopo qualche tempo necessario per avvicinarsi, capirsi e studiarsi è nata una grandissima famiglia che condivide gli spazi. La distanza è diventata sempre più corta e ora, dopo alcuni anni trascorsi insieme si può affermare che gli alpini sono diventati un loro punto di riferimento molto importante e insostituibile. Gli alpini si occupano quotidianamente di tenere pulita l’area verde del Centro, di sistemare numerosi lavori di manutenzione, sono presenti ad ogni festa e incontro con il territorio degli ospiti, hanno una parola di incoraggiamento ogni volta che si trovano in difficoltà, ma soprattutto sono diventati per loro parte integrante del loro lavoro, insieme formano una famiglia “allargata” molto affiatata e unita. La descrizione del Gruppo di Tabiano Bagni da parte degli ospiti del Centro: “La nostra grande fortuna è avere gli alpini come amici! Ci dimostrano quotidianamente il loro affetto con il sorriso e con l’aiuto, custodiscono la natura intorno a noi, sono uomini generosi, hanno un grandissimo senso del dovere, mettono in atto la solidarietà ogni giorno, sono sinceri, forti e umili perché quando li ringraziamo si emozionano, sono amici di tutti, allegri, leali, schietti nei rapporti, altruisti. Pronti ad aiutare i più bisognosi e deboli, amano la pace e le buone relazioni e per noi sono i più grandi amici che ci potessero capitare!”. Chiaro esempio di solidarietà che rende onore all’Associazione Nazionale Alpini.

  08/11/2017

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