Articolo Alpino

A Chions con il reduce Pietrobon


  Argomento: Ana

Articolo di tipo Articolo   pubblicato nel numero di Maggio 2018 dell'Alpino


La commemorazione di quest’anno a Chions è stata decretata solenne dalla delibera del Consiglio Direttivo Nazionale, con turno triennale fra le Sezioni di Udine, Pordenone e Parma. Per questo motivo era presente il Labaro dell’Ana, scortato dal Presidente nazionale Sebastiano Favero, dal comandante della Julia, gen. B. Paolo Fabbri e da alcuni Consiglieri nazionali. Purtroppo il forte maltempo non ha permesso di raggiungere in sicurezza il camposanto dove si trova il Monumento alla Nave, quindi si è optato per celebrare nella chiesa parrocchiale, troppo piccola per contenere tutti i convenuti e le numerose autorità locali. 

Hanno svolto servizio d’onore a lato dell’altare due carabinieri in alta uniforme e la musica di ordinanza è stata eseguita dalla banda alpina di Orzano e dai tamburi di Sesto al Reghena. Incrocio di sguardi - All’entrata del Labaro in piazza Roma, per gli onori previsti prima della cerimonia dell’alzabandiera e della deposizione della corona ai Caduti, ho incrociato lo sguardo fiero, composto e sereno del nostro Consigliere sezionale Mauro Bernardon, al quale il Presidente Merlin aveva affidato il gravoso e onorato compito di alfiere.

Gravoso per il peso da portare (sono circa 17 chili per le 216 medaglie d’Oro appuntate), onorato per il valore morale che il Labaro rappresenta per noi alpini: il dovere di ricordare coloro che hanno sacrificato la vita per aver servito la Patria accanto alle benemerenze acquisite sui fronti della solidarietà. Lo stesso sguardo fiero e commosso che ho incrociato negli occhi limpidi di Onorino Pietrobon, unico reduce e naufrago del Galilea, con i suoi 97 anni ben portati, sempre presente alle commemorazioni. Gli occhi vispi ed attenti degli studenti della scuola di Chions, tra le mani dei palloncini tricolori alzati sopra le loro teste come un’ola da stadio al canto dell’Inno di Mameli.

Subito dopo, ben preparati dai loro insegnanti, hanno tenuto un apprezzato saggio sul significato della cerimonia. L’omaggio al reduce Pietrobon e gli interventi ufficiali - Gli occhi di tutti erano puntati su di lui: Onorino Pietrobon, reduce di quella notte drammatica che «dimenticherò solo quando chiuderò gli occhi e lascerò questa vita terrena». Memoria, identità e pace. È stato il filo rosso che ha legato i discorsi delle autorità, a cominciare dal nostro vescovo, monsignor Giuseppe Pellegrini, il quale impossibilitato a presiedere la Messa per la visita pastorale in corso, non ha voluto far mancare la sua parola di pastore, complimentandosi con gli organizzatori e spronando tutti a non dimenticare il sacrificio dei Caduti e a non tralasciare mai l’identità morale, spirituale e civile che tutti dobbiamo difendere e tramandare.

Il Presidente sezionale Ilario Merlin ha salutato con affetto Onorino e ha ricordato come il btg. Gemona sia stato il più massacrato della Campagna greco-albanese con carabinieri, marinai, alcuni prigionieri greci, anch’essi periti fra i flutti del mare insieme alle camicie nere, mai citate perché scomode. Il sindaco Renato Santin ha ricordato che gli uomini del Galilea hanno sacrificato la propria vita in una guerra lontana ed ingiusta perpetrata da una dittatura folle e senza coscienza. Il vice Presidente della Giunta regionale Friuli Venezia Giulia Sergio Bolzonello, ha rimarcato i valori immortali degli alpini pronti non solo a dare la vita per la Patria ma soprattutto a difenderla da tutte le calamità naturali o provocate dall’incuria umana, riconoscendosi sempre uniti nel Tricolore. Il gen. Fabbri, dopo aver reso omaggio con il saluto militare al reduce Pietrobon, ha chiesto un caloroso applauso per i ragazzi delle scuole, elogiando non solo la loro presenza e la preparazione dimostrata da validi insegnanti, ma soprattutto parlando di fedeltà ai doveri, prima dei diritti e di un autentico amor di patria proprio come gli eroi della nave Galilea.

Il Presidente nazionale Favero, visibilmente emozionato, ha sottolineato il legame che unisce i valori di Patria e identità: «Siamo qui per non dimenticare e per rimarcare che la guerra è sempre sbagliata, la verità non è mai solo quella dei vincitori ed emerge col trascorrere del tempo. La pace va conquistata e difesa ogni giorno. Questa cerimonia che il Direttivo Nazionale ha decretato solenne, non ricorda soltanto i Caduti della nave, ma tutti i Caduti del fronte greco-albanese». La Messa è stata presieduta dal delegato vescovile, l’arciprete del Duomo San Marco di Pordenone, mons. Otello Quaia, con il parroco di Chions don Alessandro Zonta.

Commentando il Vangelo, il celebrante ha chiesto coraggio e spirito di servizio, ricordando che papa Francesco, sottolinea sempre che il dono della pace va conquistato con fiducia e rispetto del prossimo e con la preghiera. Al termine del rito una delegazione ristretta, con il Labaro, ha raggiunto il cimitero per la deposizione della corona d’alloro al monumento alla Nave Galilea. Rientrati presso l’oratorio, il Presidente nazionale è stato omaggiato dal Capogruppo di Chions Danilo Zucchet con una targa ricordo. Favero ha nuovamente ringraziato la Sezione e il Gruppo per il perfetto svolgimento dell’evento e i volontari per il rancio alpino servito.

Mario Povoledo
pordenone@ana.it

  15/05/2018

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