Zona franca

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    Rubrica aperta ai lettori.

    La vetrofania dell’ANA: un simbolo di riconoscimento e d’impegno sociale

     

    Ho ricevuto con L’Alpino la vetrofania dell’ANA, da apporre al finestrino posteriore
    dell’auto. E’ stata una buona idea, perch talmente familiare che quando viaggio, moglie e figlie mi indicano qualche veicolo che lo porta e non nego che la cosa mi rende soddisfatto. Allora a volte, quando la strada ed il traffico lo permettono,
    cerco di guardare il volto di chi guida, con la speranza di scoprire una faccia nota. E non importa se la provincia riportata sulla targa segnala provenienze
    lontane: di amici nell’Associazione ne hai da tutte le parti d’Italia.
    Il tipo di macchina il pi eterogeneo, va da quelle piccole alle grosse cilindrate;
    a volte lo stesso bollo lo trovi anche sui camion per trasporti industriali, sui camper e perfino sui parabrezza dei motorini. Certamente non cosa molto frequente vedere il nostro simbolo, ma quando lo vedi sufficiente per metterti il buonumore. Per me porta bene.
    Se ti trovi in luoghi molto lontani, accorgersi che c’ un alpino ti d una piccola
    sensazione di aria di casa, di familiarit. Vorresti quasi fermare l’altro conducente
    per presentarti, per scambiare due parole, per dire che anche tu sei alpino e la pensi alla stessa maniera. E quante volte, nel vedere il nostro distintivo, ti sei messo a canticchiare qualche nostro motivo e se hai dei passeggeri a bordo, la cosa non ha mai dato fastidio ad alcuno…anzi piace sempre a tutti. E’ un po’ come un biglietto da visita, una credenziale, una garanzia di perbenismo. Ho provato a trovarmi in luoghi lontani da tradizioni alpine, al mare ad esempio o anche in grosse citt d’arte del meridione e ricevere accoglienza in parcheggi affollatissimi perch il custode, anch’egli alpino, aveva notato questo bollo e si era dato da fare per aiutare un vecio. Un gesto di piccolo favore, una piccola
    cosa ma che fa piacere, non tanto per il disagio alleviato, ma perch vedi in
    questo soprattutto un segno di attenzione e di rispetto per l’Associazione. E se sei in compagnia, non negarlo, un pizzico di orgoglio lo provi.
    Avere il nostro distintivo sull’auto, infine, anche un impegno: perch con quel
    bollo ci presentiamo a tutti come alpini e come tali dobbiamo comportarci anche alla guida di un veicolo.
    Anche questa alpinit.

     

    Carmine Galli

     

    Ci sono ancora giovani con il senso del dovere

     

    E’ apparso nella zona franca di ottobre 2001 un articolo firmato da Cesare
    Maria Glori, di Limana. Sono rimasto alquanto stupito e perplesso, e ritengo
    che tanti saranno contrari al sig. Glori, pur senza esprimersi.
    Stupisce innanzi tutto la dichiarazione ufficiale effettivo, ma non penso trattasi di ufficiale di reparto alpino; e stupisce la sensazione che il servizio militare fosse una corve mal sopportata e poco producente.
    Non pare al sig. Glori, che il mal sopportata e poco producente, siano dovuti principalmente agli ufficiali?Forse perch certi ufficiali si dimostrano oppressivi e non sono validi istruttori, per cui diventa poco producente la loro opera?
    Questo in linea generale, ma non nei reparti specializzati. Non pensa il sig. Glori quanta cultura e quanta esperienza ricavano tanti giovani nelle varie specialit del servizio militare? Radiotelegrafisti (ormai in disuso), topografi rilevatori, paracadutisti, motoristi, sciatori e alpinisti, infermieri e tante altre, oltre alle attivit e gare sportive ed alla permanenza in luoghi in cui difficilmente si ritorna nella vita civile. Ai tempi ormai lontani sono stato anch’io ufficiale, ma di complemento, e ho sempre apprezzato i miei istruttori, alla scuola e al reparto. Non ho mai avuto la sensazione di sopportare una corve; anzi, direi al sig. Glori
    che quando accompagnai i congedati alla stazione, uno era in lacrime per la fine di un periodo di vita che in tutti aveva lasciato un segno, una esperienza, una fraternit alpina, irripetibili nella vita civile.
    E continua nell’articolo: E’ ancora possibile addestrare dei giovani disabituati alla disciplina e al sacrificio?Ma certamente! E’ proprio la vita militare che insegna la disciplina e accomuna gli animi con il sacrificio.
    Tutto dipende da ufficiali validi e pronti ad essere al servizio degli altri. Glori si chiede: Ma esistono ancora, oggi, quegli uomini?Io credo di no. Io invece credo di s, e spero che tanti credano di si!
    Volentieri parlerei con il sig. Glori, meglio se dopo una bella e faticosa salita in montagna, ove sia utile tendere una mano o legarsi ad una corda.
    E lasci che la professione la facciano i politici, i quali forse mai si accontentano
    del proprio compenso, e non avendo un lavoro costruttivo o un ideale da raggiungere, si perdono in innovazioni atte a demolire un passato che a loro non appartiene ma solo agli eroi che l’hanno costruito.

     

    Mario Boglietti Biella

     

     

     

    Contrario alla leva ma non alla Guardia Nazionale

     

    Sono alpino anch’io e mi posso definire vecio in quanto il mio servizio risale agli ormai lontani anni 1978/1979. Oltre che alpino, per, sono appassionato di argomenti relativi alla Difesa e vorrei dire la mia sul tanto sofferto argomento del servizio militare, essendo io contrario alla leva. Esistono due fondamentali ragioni
    per l’abolizione della leva: uno prettamente politico ed uno strettamente operativo.
    Politicamente:
    Voi insistete sui valori insiti nel servizio di leva. A tali valori mi associo pienamente, ma bisogna considerare che la stragrande maggioranza degli italiani, oltre a dare scarso peso a tali valori, non ammette assolutamente che un ragazzo obbligato per legge a svolgere il servizio militare possa in qualche modo rischiare la vita. Tant’ che a tutt’oggi esiste una Associazione dei genitori delle vittime del servizio di leva, la quale insorge se solo si verifica un incidente automobilistico in cui, fuori dal servizio, sono coinvolti militari di leva. Vi immaginate cosa potrebbe succedere, ad esempio, se uno dei soldati di leva ora impegnati nella sorveglianza di un obiettivo sensibile fosse coinvolto in un conflitto a fuoco?
    Dal punto di vista politico/parlamentare, inoltre, vi ricordo le parole che il candidato dell’ulivo alle scorse politiche, Francesco Rutelli, assai spesso ha rivolto ai giovani presenti ai suoi comizi: Ricordatevi che noi della sinistra siamo stati quelli che hanno abolito la leva. Morale: i soldati di leva non li vuole una larga fetta degli italiani e non li vuole, di conseguenza, un’altrettanto larga parte delle forze politiche italiane.
    Operativamente:
    I soldati professionisti (pi professionali, pi motivati ed anche, riallacciandomi
    a quanto sopra, per alcuni pi spendibili in quanto volontari al pari delle forze dell’ordine) rappresentano la soluzione a moltissime problematiche, anche e soprattutto di carattere operativo, solo che sono pochi. Ma perch sono numericamente cos al di sotto delle necessit?Perch sono sottopagati e non hanno alcuna garanzia di inserimento nel mondo del lavoro a fine servizio! Anche i militari americani ed inglesi non percepiscono uno stipendio entusiasmante, ma godono di vantaggi da noi sconosciuti quali i canali preferenziali sul post servizio,
    l’alloggio gratuito per loro e le rispettive famiglie durante il servizio, buoni scuola per i figli, ecc. ecc. Ecco perch in quei paesi il reclutamento dei volontari meno problematico! Bisogna investire di pi nella difesa, ecco la soluzione, come recentemente ha ribadito il presidente della Camera, on. Casini.
    Un’altra che a mio avviso l’ANA dovrebbe sostenere quella della creazione, anche in Italia, della Guardia Nazionale: volont
    ari che, come in Inghilterra, Stati Uniti ma anche Svizzera, prestano spontaneamente la loro opera addestrandosi durante le ferie o i fine settimana per un certo numero di anni. Quelli sarebbero veramente utili, ora, per la sorveglianza degli obiettivi sensibili trattandosi, ripeto, di volontari ed essendo dotati, data la durata seppur saltuaria del servizio, di
    un addestramento assai superiore a quello di un najone da 10 mesi in tutto! Scusate se ho svolto la funzione di quello che canta fuori dal coro.

     

    Silvio Chiericato

     

    N.d.r.: Questa lettera anteriore a quella del gen. Manfredi sulla Guardia Nazionale apparsa nel numero di dicembre scorso, cui rimandiamo.