Visibilit: il nuovo traguardo da raggiungere

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    Il 6 Congresso itinerante della stampa alpina si svolto a Recoaro Terme.

    La necessità di una maggiore visibilit dell’Associazione Nazionale Alpini di quanto fanno le sue sezioni e i suoi gruppi, e di farsi conoscere pi a fondo e pi diffusamente superando i tradizionali stereotipi stata al centro del
    6 Congresso itinerante della stampa alpina che si svolto a Recoaro Terme, ottimamente organizzato dalla sezione di Valdagno in collaborazione con gli alpini del locale gruppo.
    Visibilit ovviamente non fine a se stessa: non significa certo essere soltanto …pi conosciuti, n pi considerati dalla gente. Bens di avere maggiori spazi nei media nazionali, intesi come giornali, radio, televisioni.
    E’ mai possibile, ci si chiesto, che venga dato spazio a tante attivit di
    organizzazioni anche modeste, mentre di ci che fanno gli alpini si vede e si sente poco o nulla?Con L’Alpino e i giornali sezionali e di gruppo stampiamo pi di cinque milioni di copie all’anno.
    Eppure, eppure ci che fanno gli alpini molto spesso non fa notizia, quasi che i loro interventi siano dati per scontati. Con il risultato che, a forza di dar per scontato tutto, veniamo nel migliore dei casi trascurati.
    Sar forse perch l’Associazione Alpini non fa politica (nel senso che non affianca alcun schieramento di partiti), sar perch gli alpini non protestano, non gridano, non spaccano le vetrine, non fanno girotondi e in piazza ci vanno per deporre una corona al monumento ai Caduti.
    Ma fanno anche tante altre cose: sono un esempio di buon cittadino, compiono opere di solidariet e di grande valore sociale e morale, aiutano chi si trova nell’emergenza, sono sempre pronti ad accorrere dove c’ bisogno di loro.
    Eppure, eppure tutto questo viene tenuto in troppo scarso conto da coloro che invece dovrebbero tutelare questo patrimonio che ha soltanto l’Italia, e che si chiama Alpini. E ancor meno sembrano tenerne conto la classe politica e di governo, n si chiedono in che modo conservare questo patrimonio che non si coltiva come un ortaggio ma che conseguente a una breve esperienza di
    vita vissuta all’insegna di fondamentali valori, con una divisa addosso e il cappello con la penna in testa.

    Mentre i direttori delle testate alpine erano riuniti a Recoaro Terme per il congresso, a Conegliano si svolgeva negli stessi due giorni una grande esercitazione di Protezione civile, con l’intervento di oltre duemila alpini del terzo raggruppamento della Protezione civile dell’ANA. Esercitazione non certo fine a se stessa, ma vero e proprio intervento di salvaguardia del territorio. Ebbene, avete visto qualche servizio dedicato a quanto stato fatto dagli alpini in questi due giorni?
    Silenzio.
    Secondo una vecchia regola del giornalismo, un avvenimento che non appare sui giornali, non mai avvenuto.
    Ecco, quando si parla della necessit di una maggiore visibilit, intendiamo
    proprio questo: teniamone conto.

    Intendiamo anche dire a chi decide sul futuro degli alpini: se pensate che gli alpini siano ancora utili al Paese, dateci una mano a continuare a essere utili, come noi
    vogliamo. Questo del rapporto con i politici, nazionali e locali, stato infatti un
    altro argomento sul quale si discusso. Ma andiamo per ordine, con una breve cronaca del congresso che non sar certo esaustiva, giacch i vari rappresentanti delle testate alpine svilupperanno ciascuno, sui propri giornali, la parte di particolare competenza.

     

    Il primo saluto del brigadier generale Vincenzo Cardo, capo di Stato Maggiore del Comando Truppe alpine, il quale ha portato il saluto del ten. generale Roberto Scaranari e si detto disponibile a rispondere alle domande che i responsabili di testata avrebbero fatto sui reparti alpini, evidenziando la stretta collaborazione e i legami fra alpini in armi e alpini in congedo. E’ stato molto applaudito, a dimostrazione dell’affetto che lega gli alpini in congedo a quelli in armi. E’ stata poi la volta del sindaco di Recoaro Terme Franco Viero, che ha parlato del patrimonio degli alpini promotori del senso di appartenenza e di collaborazione con gli enti
    locali. Siete testimoni ha detto della capacit di farsi carico delle urgenze e delle emergenze della comunit, capaci di dare risposte puntuali con senso di generosit e di disponibilit all’esigenza di costruire, al di l delle differenze culturali e politiche. Vi invito ha concluso il sindaco a continuare ad esaltare questi valori che sono il filo conduttore tra passato e presente, tra le generazioni degli alpini e i volontari che si arruolano fra le penne nere. Il presidente della sezione di Valdagno Luigi Cailotto, in qualit di organizzatore del congresso e padrone di casa, ha ringraziato tutti per essere giunti numerosi a Recoaro ed ha portato il saluto degli alpini della sua sezione, orgogliosi di ospitare il congresso della stampa alpina.
    Il direttore de L’Alpino, brigadier generale Cesare Di Dato, aprendo la serie di interventi, ha sottolineato l’importanza di poter discutere insieme i problemi comuni, per individuare una linea di azione in questo particolare e difficile momento storico attraversato dall’Associazione e dagli alpini. Di Dato ha aggiunto, rimarcando la necessit che ogni sezione abbia contatti con la stampa locale, per evitare di parlarci addosso, ma far scrivere di noi anche agli altri. Ha infine letto una lettera
    inviatagli dall’avv. Antonio Sulfaro di Genova sulla salvaguardia dell’alpinit e degli alpini che, secondo una tendenza ormai consolidata, vengono reclutati sempre meno nelle regioni pi propriamente tradizionali.
    Su questo fenomeno ha preso ancora la parola il generale Cardo, che lo ha definito inevitabile e quindi non in discussione. Ed ha comunicato che lo Stato Maggiore ha accettato il progetto del Comando Truppe alpine di istituire in val Pusteria , a San Candido Dobbiaco, un ente addestrativo che di fatto il 6 reggimento alpini, che avr una forza intorno alle 600 unit ed avr il compito di alpinizzare le Truppe alpine. Sono stati creati due poli di specializzazione: uno d’elite, che e
    rimane la ex SMALP, cio il Centro addestramento alpino, destinato a qualificare gli istruttori; il centro di Dobbiaco San Candido ha il compito di recuperare le professionalit e le esperienze del 6 Alpini e garantir l’alpinit a livello di reparto. In prospettiva ha concluso l’ufficiale in val Pusteria qualificheremo gli alpini
    e i reparti fino al livello di battaglione. Questo costituisce una risposta al quesito che ci ponevamo, e cio come rendere alpini i volontari che vengono da altre aree meno tradizionali.
    Il tema della maggiore visibilit dell’Associazione ha poi monopolizzato gran parte degli interventi successivi. Giangaspare Basile, della redazione de L’Alpino, ha parlato della necessit di documentare in modo professionale, con foto e filmati,
    le pi importanti manifestazioni dell’ANA e gli interventi di Protezione civile, di tutela del territorio, di presenza qualificante degli alpini, fornendo al mensile nazionale e al
    Centro Studi documentazioni sollecite da inoltrare a giornali ed emittenti televisive. Non da ultimo ha suggerito necessaria anche una costante attenzione al miglioramento della qualit degli stessi giornali associativi, soprattutto se vogliamo
    diffonderli al di fuori della pur ampia cerchia alpina, eliminando retorica e personalismi, fornendo quell’indispensabile e utile contributo di idee, di proposte e di sana critica che solo dal mondo degli associati pu arrivare.
    A questo proposito il consigliere nazionale Sergio Bottinelli, che in qualit di presidente del Comitato di direzione del mensile
    associativo ha svolto il ruolo di moderatore del congresso, ha lanciato l’idea di un premio riservato ai giornali alpini.
    Vittorio Costa, vice presidente nazionale, ha affermato che la stampa alpina deve essere elemento di diffusione di valori e di promozione delle attivit, non quale, e soltanto, notiziario di fatti avvenuti, quasi un necrologio. Dev’essere mezzo di
    comunicazione di attivit future, di chiamata a raccolta dei soci affinch le nostre iniziative non passino inosservate. Dev’essere ha continuato Costa organo di dialogo con gli altri mezzi di comunicazione affinch, da un reciproco scambio, venga promossa una maggiore presenza dell’ANA.
    Quale banco di prova ha detto Costa abbiamo la partita di calcio in programma al Vigorelli tra la nazionale dei giornalisti Inviati della Solidariet e una formazione dell’ANA (si svolta la sera del 29 aprile scorso, ne daremo conto ne L’Alpino
    di giugno, n.d.r.). Ed ha chiesto il coinvolgimento, attraverso le testate alpine, di tutti i soci affinch partecipino numerosi, un ampio resoconto nei giornali alpini e la comunicazione ai media nazionali.
    Ha infine invitato la stampa alpina a fornire informazioni alla stampa nazionale sulle iniziative associative. Il decano dei nostri corrispondenti alpini, Mario Dell’Eva, ha svolto una panoramica della stampa alpina rilevandone la rispondenza ai cambiamenti della societ, i miglioramenti della veste grafica e dei contenuti.
    Ben vengano certi articoli provocatori ha detto Non offensivi, per. Ha rilevato che spesso i presidenti di sezione stentano a individuare giovani alpini che possano portare nuova linfa ai giornali per effettuare un ricambio anche generazionale. Dell’Eva a questo proposito ha toccato un tasto delicato, non
    privo di sfumature, mettendo in evidenza, sia pur con grande garbo e dall’alto della sua lunga esperienza, un problema evidentemente esistente. Si soffermato sulle disposizioni amministrative della spedizione, per concludere sollecitando lo scambio
    fra giornali alpini e il loro invio alle sezioni all’estero e alle segreterie delle associazioni aderenti alla Federazione internazionale soldati della montagna (IFMS).
    Sono seguiti altri interventi: Gula (Ceva) che ha criticato l’idea del premio alla stampa alpina perch dobbiamo imparare a farcelo dare dagli altri; Tullio Tona
    (presidente della sezione di Milano) ha parlato del parlato del Libro Verde della solidariet che gli alpini della sua sezione stavano preparando per la manifestazione
    al Vigorelli ma anche per dare un contributo di visibilit all’Associazione; Eboli (Abruzzi) ha ricordato la figura del compianto presidente Festa; Econimo (Brescia) ha ripreso l’idea del premio alla stampa alpina, candidando la sua citt come sede
    ospitante; Sassi (Reggio Emilia), ha raccomandato di far passare dalla sezione
    quanto dev’essere comunicato all’esterno da parte dei gruppi.
    Cesare Lavizzari (Milano Centro) ha parlato dell’immagine stereotipa degli alpini e della necessit di farci capire all’esterno per far comprendere, in realt, chi sono gli alpini conosciuti ma non riconosciuti. Ed ha suggerito di organizzare grandi
    manifestazioni, gigantesche, concentrando gli sforzi comuni nelle citt in cui ci sono le redazioni dei maggiori giornali e agenzie di stampa. La rispondenza a questi avvenimenti stata pi volte verificata con manifestazioni organizzate, ad
    esempio, proprio a Milano.
    Montagni (Venezia) si interrogato sulla figura del nuovo alpino, lamentando che sulla nostra stampa emergono scarsi elementi del necessario dibattito sul futuro non solo degli alpini ma della nostra stessa Associazione.
    Alpini, dunque. E le alpine?E le donne degli alpini?Ecco allora Borsetto (sezione Svizzera) chiedere una giornata internazionale della donna dell’alpino per valorizzare le famiglie. Ed ha chiesto anche di poter usufruire di una Casa dell’Alpino, a Milano, in modo che chi viene da fuori abbia un luogo in cui stare
    con gli altri alpini, una sorta di Circolo di club in cui trascorrere il tempo, leggere, cenare, incontrarci.
    Policarpo Chierici (Bologna) ha annunciato la prossima pubblicazione di un libro che parla della guerra, il cui ricavato sar destinato agli alpini argentini e ai giovani.
    Gi, i giovani. Non ho ancora trovato nessuno che voglia il mio zaino, ha detto dolce amaro Antonio Venditti (Lecco), ed ha ricordato che quest’anno la sua
    sezione commemora l’80 registrando un fenomeno: un calo di iscritti alpini, un aumento di amici degli alpini.
    C’ un aspetto positivo, nell’aumento dei soci aggregati: significa che chi conosce gli alpini vuole seguirne l’esempio, attratto dai loro valori, dalla loro forza.
    Ma siamo consapevoli della nostra forza? si chiesto Vittorio Brunello, consigliere nazionale e componente del comitato di direzione de L’Alpino di quali capitali muoviamo con i nostri giornali, di quante copie dai cinque ai sei milioni all’anno stampiamo? Ed ha suggerito di indirizzare su itinerari predisposti la nostra riflessione per far emergere la nostra alpinit. Per esempio cogliendo l’occasione del 60 anniversario della campagna di Russia, evidenziandone anche l’aspetto umano per poi, facendo riferimento al nostro Centro Studi, raccogliere
    i migliori articoli e farne una pubblicazione a parte, un numero speciale del nostro stesso L’Alpino e realizzare a livello di raggruppamento o di sezione una manifestazione analoga a quella svolta a marzo al teatro Dal Verme, a Milano.
    Su questa linea si detto anche Bossi (Luino), per il quale dovrebbe essere data maggior diffusione a celebrazioni come quelle del Contrin, dell’Adamello, dell’Ortigara e del Pasubio.
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    È stata quindi la volta del vice presidente vicario Corrado Perona, che si detto d’accordo con Lavizzari ma non con quanti affermano che dovevamo muoverci prima. Noi ci siamo sempre mossi, e bene ha continuato Non siamo
    stati mai un’Associazione di arretrati, non confondiamola con altre associazioni.
    Siamo sempre stati in linea con i tempi, perch i nostri presidenti, il Consiglio nazionale, le sezioni e i gruppi hanno sempre recitato a memoria. L’Associazione oggi viva e vitale. Non dobbiamo andare a cercare niente fra le macerie, perch di macerie e di scheletri in casa nostra non ne esistono.
    Certo ha ripreso Perona, dopo essere stato interrotto da un lungo applauso c’ il desiderio di qualcosa di nuovo. Ieri ero a Udine, e ho detto chiaro e tondo quanto il nostro presidente e il Consiglio stanno pensando da tempo: dobbiamo cambiare
    qualcosa, dobbiamo cambiare anche alcune nostre regole, se sar necessario. Perch?Ma perch sono cambiati i giochi. E’ la trasformazione in atto, nella societ, nei reparti alpini e nell’esercito a coinvolgerci in prima persona. E quindi non possiamo fermarci al mugugno, anche se un nostro sacrosanto diritto, piaccia
    o non piaccia al signor ministro della Difesa.
    E ha continuato: Dobbiamo ritrovarci, un momento importante e la stampa alpina dovr essere il veicolo pi importante per trasmettere il nostro pensiero. Penso che non faremo nulla che stravolga la nostra identit, perch il nostro Statuto sar
    rispettato nei punti essenziali. Le nostre radici restano le nostre radici. Ma guardiamo la realt ha proseguto Perona Abbiamo anche provato a dialogare, invitati, con lo Stato Maggiore dell’Esercito: ci siamo accorti che parliamo due linguaggi diversi. Noi non pretendiamo di avere ragione, pretendiamo solo di
    essere ascoltati. Ma essere ascoltati non vuol dire essere bacchettati o trattati con estrema freddezza solo perch abbiamo osato sostenere le nostre convinzioni.
    Per esempio che il reclutamento sar quello che sar, si apriranno alcune fonti nuove, ma certamente questa crisi di alimentazione della forza vitale sar cambiata. Non sar pi quella di un tempo. E allora ha detto ancora Perona abbiamo il sacrosanto dovere di non perdere il patrimonio che oggi abbiamo. Dobbiamo uscire, farci conoscere di pi come Associazione, perch giunto
    il momento di far opinione, di essere non solo guardati ma di essere riconosciuti.
    La societ ci vuole bene, dovremo per trovare il mod
    o di dire cose nuove ai nostri alpini. Perch i valori sono certamente importanti, ma dobbiamo anche saper parlare
    d’altro, sempre da alpini, ma di altro. Dobbiamo essere pi vivaci, pi appariscenti.
    E’ inutile ha detto ancora continuare a parlare di leva: non esiste pi. Riusciremo a portare ancora fino al 2004 qualche VFA, ben vengano. Ma dopo?Cosa avremo?E se manca il flusso delle adesioni, invecchiamo e basta?No, no!
    Io ho subito due umiliazioni. La prima a Roma, allo Sme, ed stata un’umiliazione che sono riuscito a sopportare. Ma la seconda, la seconda l’ho provata a Brescia,
    davanti ai reduci di Nikolajewka. Guardavo quei reduci e dicevo: ma questi sono l’anima, l’identit dell’Associazione. Per questi dobbiamo andare avanti, dobbiamo muoverci. Perch sono l che ci guardano e ci dicono: ragazzi, non mollate! Mi sono sentito piccolo piccolo davanti a questi uomini, e non solo perch hanno fatto la guerra, ma per quello che rappresentano.
    Avete capito, amici? ha concluso il vice presidente vicario Dobbiamo avere forza e convinzione in noi stessi, anche se i cambiamenti saranno dolorosi. Dovremo discuterli assieme. Il presidente ne parler in occasione dell’assemblea dei delegati, ma non finir l. Perch dobbiamo uscire da questo momento di transizione, dobbiamo trovare noi la strada, da alpini. Ed questa la volont che deve nascere da tutti noi e sar stampa alpina a dover comunicare questi cambiamenti. Alla luce di una grandissima unit. Usciamone bene. Perch la forza l’abbiamo, le tradizioni
    anche, e il coraggio non manca.
    Un grande applauso seguito alle parole del vice presidente vicario. Il congresso quindi proseguito con interventi di Birone (Genova): lasciamo stare il buonismo e
    facciamo qualcosa anche solo per noi; Silvio Adrogna (Vicenza) ha svolto una interessantissima storia della Guardia nazionale, una istituzione che dovrebbe andare di pari passo con le Truppe alpine. Adrogna si rifatto a un disegno di legge presentato dal senatore Luigi Manfredi, gi comandante del IV Corpo d’Armata,
    ed ha chiesto la collaborazione di tutta la stampa alpina per sostenere questa iniziativa legislativa.
    Sull’argomento essere alpini oggi intervenuto Pellissetti (Pordenone), chiedendosi se i giovani sono ancora coscienti del significato del giuramento, se hanno acquisito i valori che lo sottendono, se hanno le basi per essere alpini. Pellissetti ha affermato che ci sono ancora giovani di leva e volontari a ferma annuale. Certo, sono meno del previsto, ma ci sono. E ci significa che nelle famiglie esiste ancora la cultura dei valori alpini. Ed ecco allora che l’alpino
    dev’essere presentato come una persona degna di considerazione.
    Restituiamo ai giovani ha concluso Pellissetti la sensazione di essere
    rispettati e amati da tutta la gente, indipendentemente dai partiti.
    Intensifichiamo il nostro impegno a diffondere i nostri valori.

     

    Si conclusa qui la prima parte del nostro congresso. I delegati hanno quindi raggiunto il monumento ai Caduti, nella piazza centrale di Recoaro Terme, per deporvi una corona. Il momento conviviale e festoso stato vissuto alla Scuola Alberghiera di Recoaro, allestita dai maestri cuochi con gli allievi dell’istituto. Una
    cena preparata con cura dal direttore, alpino, durante la quale non sono
    mancati gli apprezzamenti agli studenti che hanno dato prova di preparazione
    e professionalit, uniti a tanta cortesia.
    Il giorno dopo, domenica, stato all’insegna della parte, per cos dire, tecnica, ma estremamente importante, riservata alla informatizzazione della sede nazionale. Il consigliere nazionale Gian Paolo Nichele, responsabile del sito ANA, ha illustrato
    ai direttori delle testate questo importante momento che consente all’Associazione di compiere un grande balzo di qualit nella comunicazione interna, con il mondo
    esterno e nei collegamenti con le sezioni e i gruppi. Nichele ha quindi proiettato il nuovo sito internet dell’Associazione Nazionale Alpini. Si tratta, in realt, di un portale perch consente l’interazione fra gli utenti della rete e l’Associazione attraverso sondaggi, trasmissione di notizie direttamente dai gruppi, personalizzazione degli accessi. Lo strumento ancora nella sua fase iniziale, destinata ad una forte evoluzione in occasione del collegamento on line della prossima Adunata Nazionale di Catania: si potranno trasmettere le foto scattate per essere pubblicate e, perch no?, anche per votare le pi belle.
    Nicola Vischi, funzionario delle Poste e Telecomunicazioni di Mestre, invitato dal presidente Parazzini, ha parlato degli aspetti amministrativi e fiscali legati alla spedizione dei giornali: un argomento molto richiesto visti i grandi ritardi nella consegna non soltanto del nostro mensile nazionale ma anche dei giornali
    sezionali e di gruppo, con qualche apprezzata eccezione (ne ha parlato
    Gazzola, di Mondov, un plauso alla direttrice delle poste di questa citt). Per un pi sollecito recapito e la soluzione di questo importante problema la presidenza nazionale ha interessato anche alcuni parlamentari amici, tra cui l’onorevole Tarolli,
    perch intervengano presso il ministero. Lo stesso Vischi ha promesso un suo intervento presso la direzione centrale delle Poste.
    Gli altri interventi: Chiosso (Torino), lasciamo perdere il buonismo e facciamo delle
    scelte, e Faidutti (Conegliano), abbiamo il dovere di non disperdere il nostro patrimonio; pi si tradizionalisti pi si rivoluzionari. E Raucci (Ivrea): Non siamo pi Italia, non siamo ancora Europa. Cos, avevamo un esercito per certi scopi, oggi siamo inseriti in una nuova realt. Togliendoci la leva ha detto
    con amarezza ci hanno tolto l’acqua: quali alternative abbiamo? si chiesto. Mi pare che la sia quella dei soci aggregati: si tratta di stabilire tempi e modi, ma
    una strada obbligata. Occorre cambiare mentalit, forse anche lo Statuto,
    per andare avanti’. Questo il suo suggerimento alla direzione nazionale.
    Boscardin (Marostica) ha chiesto una pausa di riflessione per definire
    una linea di azione comune in termini di proposizione di iniziative, di
    collegamenti con i giovani in armi e con i giovani che comunque condividono
    i nostri ideali.
    E quali i rapporti con il mondo politico?Birone (Genova) ha chiesto che l’Associazione prenda posizione perch ‘fare politica non significa schierarsi con questo o con quel partito’. Per Birone necessario prendere una decisione comune e fare quadrato attorno al presidente nazionale.
    Qualche perplessit sull’incidenza della nostra stampa (talvolta espressione
    solo del direttore della testata) stata avanzata da Monzani (Monza), per il quale il giornale sezionale dev’essere l’espressione del pensiero della sezione. ‘Ritroviamo
    la nostra alpinit ha chiesto Monzani e chiediamoci cosa sar l’ANA fra quarant’anni. Sono sicuro che fra pochi anni un certo meccanismo che ricordi la leva ritorner. E Marchesi (Milano centro): ‘La nostra Associazione produce valori e risorse sul territorio, mentre la politica ragiona in termini economici. Noi dobbiamo andare avanti, al di l delle scelte del ministero della Difesa. Siamo un’associazione d’Arma e moriremo in piedi. Ma che bello!’ Qualcuno, durante il convegno, ha
    detto che fare politica non significa fare attivit di partito, visto che, in fondo, politica anche bonificare l’alveo di un torrente. E appunto sul tema della politica intervenuto anche Nardo Caprioli, per esortare alla difesa dell’alpinit, scongiurando
    il pericolo di ‘finire in mano ai partiti’, ma continuando ‘sulla strada dei valori per i quali sono morti tanti alpini’.
    Politica dunque, disgiunta dai partiti. Ed proprio su questo tema che Carlo Balestra intervenuto per annunciare che, candidandosi a sindaco di Feltre, rimetteva al presidente nazionale e al CDN il suo mandato di vice presidente nazionale e di presidente della sezione di Feltre. ‘Ci sono tanti modi per servire il
    Paese. Poich la proposta della mia candidatura venuta dalla stessa gente di Feltre, significa che la gente ci guarda’, ha detto Balestra, che ha dunque assunto questa ‘decisione molto sofferta
    ‘, convinto che continuer sulla strada indicata dai valori alpini. La sua commozione era evidente e i congressisti lo hanno sostenuto
    con un lungo applauso.
    Un inaspettato quanto gradito incitamento a continuare sulla strada intrapresa venuto dal generale Cardo, capo di Stato Maggiore del Comando Truppe alpine. ‘Abbiamo in comune il pianto!’, ha detto l’alto ufficiale riferendosi all’amarezza
    della riduzione dei reparti alpini. Ma, ha aggiunto, di non vedere motivi di preoccupazione per l’ANA, un’associazione viva e vitale, ricchissima di valori. Certo, ci possono essere dei problemi di arruolamento. ‘Ma non ci sono altri problemi. E’ anche un problema nostro, dei nostri reparti. E’ necessaria ha concluso il generale una maggiore permeabilit tra l’associazione e gli alpini in armi’.

    Il convegno volgeva al termine. L’intervento di chiusura, come da tradizione, stato riservato al presidente nazionale Beppe Parazzini che ha annunciato l’eventualit di una possibile assemblea dei capigruppo, parole salutate da un lunghissimo applauso. ‘Dobbiamo parlare dei nostri mattoni ha detto il
    presidente Dobbiamo parlarci, perch siamo una famiglia che ha affrontato tempi anche peggiori’.
    E, rivolgendosi al generale Cardo: ‘E’opportuno che oggi ci sia il rappresentante
    delle Truppe alpine: noi non sapevamo che voi avete le nostre stesse preoccupazioni, che avete le nostre stesse difficolt. Sappiamo che, come militari, dovete ottimizzare decisioni non vostre, che difficile mettere in competizione
    un volontario che percepisce un milione e mezzo al mese con un operaio che ne prende due. Secondo certi politici le Forze Armate sono inutili, o servono perch ci sono i Balcani Un tempo ci davate le Fanfare, adesso ha aggiunto sorridendo
    possiamo fornirvele noi, perch ne avete pochine’.
    ‘In tempi di abbondanza ci sopportiamo un po’, ma in tempi di necessit saremo noi a difendervi sulle piazze. Vogliamo solo capire qual il nostro ruolo, mi riferisco
    allo Stato Maggiore. Dobbiamo godere della stessa considerazione che noi abbiamo dei militari. Noi ci assumiamo delle responsabilit, ma non possiamo ogni volta che andiamo a Roma scoprire che stato deciso in modo unilaterale diversamente
    da quanto era invece stato convenuto insieme. Se l’istituzione ritiene che non serviamo pi, ce lo deve dire. Noi il cappello lo porteremo comunque e sempre e quando vi vedremo passare vi applaudiremo, e vi diremo bravi’.
    Parazzini ha anche tagliato corto sulle polemiche riguardo alla definizione di ‘mercenari’ rivolta a chi si arruola come volontario professionista. ‘Non c’ nessuna offesa. Anche un infermiere viene pagato. Noi avremmo preferito che il servizio
    militare venisse svolto per compiere il proprio dovere. Ci sono anche le scelte di vita: ecco noi vorremmo queste due categorie, cio chi fa temporaneamente il servizio militare per compiere un dovere e chi lo fa come scelta di vita. Invece,
    in Italia, tutto viene sacrificato all’altare dell’efficienza’.
    Quanto alla visibilit, Parazzini, ha detto che ci sono idee contrapposte: noi ci sentiamo poco visibili, altri dicono che lo siamo fin troppo. Discutiamone. Se ci sono cose che non vanno, parliamone insieme. Lo faremo con i capigruppo’. E riguardo
    alle iniziative che la sede nazionale intraprender, Parazzini ha chiesto l’adesione di tutti. Se ci sono dei presidenti o dei capigruppo che non condividono queste decisioni, devono rendersi conto che l’Associazione assume impegni che devono
    essere rispettati, e rispettati da tutti, con totale partecipazione. Se, per esempio, il Banco Alimentare ci chiede la nostra partecipazione, perch il Banco convinto che siamo noi ad avere pi visibilit di loro. Anche questa un’azione di grande visibilit per l’ANA, anche se non passa certo in secondo piano il valore morale del nostro concorso.
    ‘Cos, siamo andati a Zenica a costruire una scuola ha continuato Parazzini perch ci piaciuta l’idea di costruire una scuola per l’Europa, ma anche perch a Sarajevo ci sono i nostri reparti alpini, per dare loro una mano, perch quella popolazione capisca meglio chi sono gli alpini. Anche questa visibilit. Quando vado in giro per le sezioni e i gruppi, rimango sempre stupito di quanto fanno. Dobbiamo parlarne e farlo sapere’… ‘Discutiamo dunque ha concluso il presidente fra gli applausi dell’assemblea ma restiamo uniti. Per l’Italia e per i nostri figli, che devono essere alpini’.
    Uscire all’esterno, dunque, questo il punto focale del sesto congresso itinerante
    della stampa alpina. Non pi lavorare in silenzio, dietro le quinte, paghi del dovere compiuto. I tempi impongono di farci valere e di mettere in vetrina quanto facciamo, quanto continueremo a fare con l’alpinit di sempre. Ma presentando
    il conto, quando si tratta di difendere i nostri ideali, il nostro patrimonio, il nostro essere alpini e restare alpini.