Viaggio nella Provincia

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    #alpiniadunata2014

    La forza della natura è stato l’elemento che ha caratterizzato, nei secoli, questa parte del Friuli Venezia Giulia, rendendo caratteristiche città e borghi della provincia di Pordenone. In particolare l’acqua, abbondante e nelle sue diverse forme di utilizzo, ha rappresentato in passato una grande risorsa che sta perpetuando la sua forza propulsiva anche nel presente. Ne sono esempi emblematici il sito palafitticolo dei Palù del Livenza a Polcenigo, area diventata patrimonio dell’Umanità tutelata dall’Unesco.

     

    La città capoluogo Pordenone, la Portus Naonis romana, nacque grazie proprio alla presenza del fiume Noncello navigabile fino al mare. Una tradizione, quella della strada sull’acqua, che viene rivissuta ancor oggi in occasione della regata alla quale partecipano centinaia di imbarcazioni da diporto, che percorrono il lungo serpente d’acqua per raggiungere l’Adriatico. A Sacile, invece, le eleganti architetture veneziane si specchiano nelle acque chiare e trasparenti del fiume Livenza; i ponticelli e i suoi incantevoli vicoli, regalano a questa città un fascino particolare, tanto che è stata chiamata “Giardino della Serenissima”. La presenza del fiume Cellina permise di costruire nel 1800 a Malnisio la prima centrale idroelettrica, la cui energia veniva fornita alla città di Venezia. Ora il vecchio sito totalmente recuperato, ospita un museo in cui sono custoditi i macchinari originali perfettamente intatti e parte dell’allora strumentazione.

    Dal passato al presente, ancora l’acqua è la protagonista dell’economia pordenonese in particolare di Maniago. I magli costruiti a fine ‘400 in corrispondenza dei mulini ad acqua hanno forgiato nei secoli le lame in quella che oggi è diventata la capitale mondiale del coltello. Dai sassi del Tagliamento ha origine invece un’altra importante attività economica, che ha dato lavoro in passato a tanti artigiani e che ancora oggi rappresenta un’arte di pregio. Stiamo parlando dei terrazzi e dei mosaici, che hanno fatto di Spilimbergo un punto di riferimento internazionale di questa attività, grazie anche alla presenza di una scuola unica nel suo genere che ogni anno richiama studenti provenienti da tutte le nazioni. L’acqua della fontana di Venchiaredo – ancora esistente e visitabile – è stata invece la fonte di ispirazione per Ippolito Nievo in un passaggio delle sue Confessioni di Un Italiano: «Tra Cordovado e Venchiaredo, a un miglio dei due paesi, v’è una grande e limpida fontana che ha anche voce di contenere nella sua acqua molte qualità refrigeranti e salutari. Sentieruoli nascosti e serpeggianti, sussurrio di rigagnoli, chine dolci e muscose, nulla le manca tutto all’intorno. È proprio lo specchio d’una maga, quell’acqua tersa cilestrina (…) Son luoghi che fanno pensare agli abitatori dell’Eden prima del peccato…».

    Poesia e cultura, ancora, a Barcis, il piccolo lago color smeraldo dove ogni anno si tiene il premio letterario Malattia della Vallata, luogo così decantato dal critico d’arte Vittorio Sgarbi: «Questo lago bellissimo con questa luce azzurra, con questa corona di montagne intorno che non possono non far sentire a ciascuno questo come un luogo proprio, quindi come un luogo universale; e universale è la poesia, universale è questa bellezza che fa esclamare ad una persona che mai c’era venuta ‘che bel posto’».

    Più ad est, invece, si trova un altro invaso artificiale, il lago di Redona a Tramonti di Sotto; qui l’ambiente è il vero protagonista di questo piccolo ma suggestivo territorio, con i suoi fiumi e le sue montagne che si specchiano vanesie nel lago, facendo brillare le acque di verde smeraldo in estate o di cobalto in inverno. Come in una città fantasma, spuntano nei periodi di secca dal suo letto le antiche mura delle dimore abbandonate. Ma la forza della natura fu anche la triste protagonista di due gravi episodi che hanno mietuto vittime e prodotto devastazioni. Il 9 ottobre del 1963 una frana del Monte Toc scivolò all’interno del bacino idroelettrico della diga del Vajont.

    Al centro visite di Erto, a pochi chilometri dal luogo del disastro, è possibile visitare la mostra dedicata alla tragedia. L’onda che scavalcò la barriera, scese a valle provocando circa 2mila morti. Quattordici anni più tardi, il 6 maggio del 1976, un fortissimo terremoto scosse l’intero Friuli, provocando complessivamente un migliaio di vittime, alcune delle quali anche in provincia di Pordenone. Fu proprio in questa occasione che gli alpini dettero prova di grande capacità organizzativa nella fase dell’emergenza e della ricostruzione.

    Antonio Liberti