Una squadra di volontari per il soccorso in montagna

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    Ci sono tanti modi per rendersi utili al prossimo. Uno di questi è di portare soccorso a chi, in montagna, si trova in difficoltà. Un soccorso che in tanti casi significa salvare un vita. Ecco dunque un gruppo di giovani volontari alpini, esperti rocciatori, formare una vera e propria squadra di pronto intervento, inserita nella Protezione civile sezionale. Ideatore e promotore un benemerito alpino, Franco Mazzucchi, che ha vissuto la tragedia del campo di prigionia, e da anni ricopre l’incarico di archivista della nostra redazione. Con questo articolo, scritto da uno della squadra, vogliamo rendergli merito per questa iniziativa e ringraziarlo per quanto ha fatto e fa.

    Nell’anno 1989 Franco Mazzucchi, della Sezione di Milano, ebbe una idea geniale: quella di costituire una squadra di esperti di alpinismo che potesse essere utilizzata in montagna per la ricerca di persone disperse. Si cominciò un breve sondaggio tra i soci di tutta la sezione, gruppi compresi. Circa venti alpini, dotati dei requisiti, fecero domanda di partecipazione.

    Cominciò così un periodo di rodaggio: ogni mese si espletava un’esercitazione, ogni volta cambiando la località, sempre però in montagna. Si cercò di dare anche un nome a questa squadra particolare, scegliendo l’acronimo S.I.A. ovvero Squadra d’Intervento Alpino, della sezione di Milano. I componenti, quasi tutti rocciatori, erano già attrezzati per poter esercitarsi anche su terreni impervi, o su pareti rocciose. Così mese dopo mese si affinarono le tecniche alpinistiche necessarie per gli impieghi operativi.

    Ogni anno si stendeva il programma di esercitazioni da svolgere sulle Prealpi lombarde, sede di prestigiose vette, non tralasciando l’unico quattromila tutto italiano: il Gran Paradiso. La S.I.A. è ormai entrata nel 18º anno di costituzione, non sono molti, però è sempre in attività, con esercitazioni idonee al mantenimento della preparazione. Due volte l’anno, con l’ausilio di esperti, si ripassano le nozioni di topografia ed orientamento, con l’uso di carte topografiche bussola ed altimetro. Così pure la simulazione di ricerca di persone disperse. Proprio per questa specialità la squadra è intervenuta due volte: a Cavi di Lavagna (Genova) ed in Grigna meridionale (Lecco).

    L’organico è sempre costante, oscilla dalle quindici alle venti persone, di più non servirebbe. Da qualche anno la S.I.A. è inserita nella protezione civile sezionale (S.I.A. P.C.), con lo scopo di mettere in sicurezza volontari impegnati ad operare in luoghi impervi. Recentemente sono sorte squadre analoghe, nell’ambito di alcune sezioni A.N.A., chiamate squadre rocciatori .

    Trovarci una domenica ogni mese, per andare ad esercitarsi in montagna, ci consente di mantenere un buon allenamento, ma soprattutto di affiatarci, affinando le tecniche necessarie per poter meglio svolgere il nostro volontariato. Essendo tutti Alpini non possiamo dimenticare che la nostra preparazione militare, cioè la nostra naja , l’abbiamo fatta tutta in montagna, perché là ci siamo addestrati nelle Truppe alpine.

    Per questo a noi piace continuare ad andare in montagna. Ogni componente sostiene le proprie spese inerenti le esercitazioni mensili, che si limitano alle spese di viaggio, anche ridotte perché ci si organizza per riempire le macchine, onde limitare il numero necessario. Abbiamo un regolamento, che rispecchia quello della Protezione civile. I veterani che entrarono nel 1989 sono rimasti pochi, altri bocia si sono aggiunti nel tempo, continuando la tradizione che la squadra si è imposta.

    Si è realizzato uno schema di rete telefonica con quattro capi maglia, in grado di raggiungere i componenti della squadra in caso di necessità. L’affetto che ci unisce per avere portato il cappello alpino durante la naja , fa da legame anche durante le esercitazioni, per mantenere la forma migliore ed espletare quanto ci siamo imposti di fare. Il nostro è pur sempre un volontariato, però come tutti gli operatori di protezione civile, siamo coscienti che il semplicismo non va affatto bene.

    Da qui lo spirito che ci ha sempre uniti, desiderosi di migliorare. All’interno della Squadra si respira uno spirito di Corpo , lo stesso che c’era nei vari Reparti alpini, quando si faceva la ferma militare obbligatoria. Ci sarà ancora adesso con i volontari? Lo spero! Attualmente le abitudini cambiano velocemente, parecchie tradizioni e stili di vita sono spariti, altri sono sopraggiunti, non sempre bene accettati da tutti. Per noi alpini, che chiamiamo Patria il Paese , esisterà sempre la volontà di operare nel migliore dei modi e, da bravi cittadini, ci adoperiamo per farlo.

    Giovanni Frattini