“Una festa che ha cambiato la città”

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    Sono rimasti solo tre giorni ma sono riusciti a compiere un piccolo miracolo: coinvolgere nella loro festa una città in genere freddina come Bolzano. L’Adunata degli alpini ha portato una ventata di allegria che ha contagiato tutti, di entrambi i gruppi linguistici. Anche i più scettici che alla vigilia dell’Adunata avevano pensato di “scappare” da quello che immaginavano come un weekend di caos e possibili tensioni etniche, alla fine si sono dovuti ricredere.

     

    Lo ammette Marcello Moser, un bolzanino sulla quarantina, mentre con un bimbo di pochi anni in braccio assiste in piazza Mazzini al passaggio della stecca dell’Adunata dal presidente della sezione di Bolzano Ferdinando Scafariello a Bruno Plucani, il suo omologo di Piacenza, dove si organizzerà l’adunata nel 2013: “Ero tra coloro che volevano fuggire. Poi ho deciso di assecondare la curiosità e restare a Bolzano, ma sempre con una certa diffidenza. Oggi mi ritrovo a piangere salutando una festa che ha davvero cambiato la nostra città. Non esserci sarebbe stato un errore”.

    Christine Mair, 20 anni, vive a Fiè allo Sciliar e lavora come infermiera all’ospedale San Maurizio. Domenica, finito il turno della notte, ha deciso di fare un giro in centro: “Mi ero ripromessa di dare un’occhiata e tornare a casa massimo a mezzogiorno, ma una volta arrivata in corso Italia non mi sono più mossa. Ad ogni gruppo che sfilava mi dicevo: guardo il prossimo, poi vado. Sono rimasta incollata lì fino alla fine. Musica, allegria, simpatia assieme hanno creato un atmosfera fantastica”. Anche la fuoriclasse bolzanina dei tuffi Tania Cagnotto (papà italiano, mamma di lingua tedesca) è stata protagonista della “movida alpina”: riconosciuta da un gruppo di penne nere di Vicenza, è salita su un trabiccolo. “Eravamo in 18 su quel carretto: mai vissuto un’esperienza simile”.

    Lo stesso entusiasmo nelle parole del presidente della giunta provinciale di Bolzano Luis Durnwalder, presente in tribuna d’onore: “Una manifestazione bellissima. Una sfilata di amici che sono venuti qui con un unico obiettivo: ritrovarsi assieme a festeggiare in una terra in cui molti di loro hanno fatto il servizio militare. Sono contento perché la città li ha accolti bene. Temevo che qualcuno, della destra italiana e tedesca, potesse strumentalizzare l’Adunata. Così non è stato: i nazionalismi sono stati messi da parte”.

    Soddisfatto il sindaco Luigi Spagnolli che, nei mesi scorsi, ha lavorato per creare il clima giusto in una terra dove tutto può diventare motivo di tensione etnica: “Gli alpini non sono venuti qui per rivendicare l’italianità di questa terra ma semplicemente per festeggiare”. Quindi una frecciata agli Schützen che hanno contestato la manifestazione: “Avevamo proposto loro di sfilare con gli alpini, hanno rifiutato: peccato, hanno perso un’occasione”. Finita la festa, gli alpini hanno pulito tutte le aree dove erano accampati, a partire dai prati del Talvera. Dell’invasione delle penne nere sono rimasti i tanti tricolori ancora esposti da molti balconi e un pizzico di nostalgia per una manifestazione indimenticabile. Rimane però anche la speranza che, come ha detto il vice presidente della giunta provinciale Christian Tommasini, l’Adunata produca anche in futuro i suoi effetti, consentendoci di fare un passo avanti sulla strada della convivenza”.

    Antonella Mattioli