Un liceo modello: la scuola militare Teuliè

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    Tre indirizzi: liceo scientifico, scientifico europeo e classico Al termine del triennio i cadetti possono scegliere: l’Accademia o l’Università Allo studio sono abbinate esercitazioni, attività sportive e ricreative E alla fine del corso una festa di gala, con ballo delle debuttanti.

    Scuola o caserma?Civili o militari?È in questo fortunato connubio la realtà della scuola militare Teuliè di corso Italia 58, a Milano, ufficialmente 2ª Scuola militare dell’Esercito . Non potrebbe essere più felice questo connubio perché consente alla Teuliè di essere una scuola di eccellenza per studenti d’eccezione, i quali, al termine del triennio, pur avendo avuto una formazione tipica delle scuole militari hanno libertà di scegliere tra l’Accademia o l’università, cioè tra la carriera militare o la vita civile.

    Si dirà: perché l’Esercito spende soldi, occupa strutture, impegna personale in servizio e docenti se poi lascia ai cadetti la libertà di abbandonare la divisa dopo aver ottenuto la maturità?La risposta è implicita nella domanda: perché questi ragazzi sono maturi non soltanto dal punto di vista didattico ma etico e morale. Sono giovani preparati ad affrontare la vita, capaci di servire il Paese come militari ma altrettanto bene nella vita civile. E i legami con la vita che scorre all’esterno di questo storico edificio sono profondi: risalgono al 1802, quando il generale dell’esercito napoleonico Pietro Teuliè trasformò l’edificio in orfanotrofio militare. Ma andiamo per ordine.

    Nel Medioevo quell’edificio era un ospedale, poi fu un monastero delle Clarisse fino a quanto Napoleone decise che conventi e monasteri andavano chiusi (fu un periodo nero per il nostro patrimonio artistico sottoposto a rapina ). Quel palazzo tornò ad essere un ospedale, per i soldati feriti nelle battaglie. Finita l’emergenza, nel 1802 venne trasformato in orfanotrofio militare dal generale Pietro Teuliè e divenne così il primo istituto militare per ragazzi e, cinque anni dopo, con l’istituzione del Regno d’Italia napoleonico, prese il nome di Reale Collegio degli orfani militari, con livello di istruzione liceale.

    Era il 1807. Il poeta Ugo Foscolo propose al gen. Teuliè, del quale era buon amico, come insegnante di francese Silvio Pellico. Le Prigioni erano ancora lontane. Chiusa la parentesi napoleonica e avviata la Restaurazione, l’imperatore Ferdinando I stabilì un unico modello di istruzione per le scuole militari dell’impero asburgico: l’orfanotrofio di Milano prese dunque il nome di Imperial Regio Collegio dei Cadetti.

    Il vento del Risorgimento italiano non fu certo fermato dalle mura del grande palazzo e durante l’insurrezione delle 5 Giornate di Milano i cadetti presero la parte degli insorti: furono giorni brevi e gloriosi quelli dal 18 al 22 marzo del 1848. Fatali per il Real Collegio, che venne destinato a tornare ospedale militare. Solo con l’annessione al Piemonte, dopo la guerra del 1859 il collegio divenuto Collegio Militare di Milano venne riaperto, ma per carenza di fondi venne chiuso dieci anni dopo.

    Riaperto nel 1873 grazie al nuovo ordinamento dell’esercito (il nuovo modello di di fesa ha radici lontane ) fu chiuso nel 1894. Ancora una breve parentesi di vita, dal 1935 all’8 settembre del 1943, e poi la parentesi più buia dell’Italia del Novecento. La scuola militare riaprirà dopo 53 anni, nel 1996: il comandante sarà il colonnello degli Alpini Marco Grasso, che avvierà un modello vincente sotto il profilo militare e didattico, perfezionato dal nuovo comandante, il colonnello degli alpini Giuseppe Affini, (iscritto al Gruppo ANA di Desio, sezione di Milano).

    In un momento storico in cui la scuola italiana sembra aver perso capacità di adeguata formazione rispetto alle scuole europee, la Teuliè appare controcorrente: istruzione didattica di prim’ordine con insegnanti scelti, un rapporto aperto di grande collaborazione fra studenti e docenti, un reciproco rispetto anche sotto il profilo strettamente militare. A questo va aggiunta una disciplina che è una scelta volontaria, vissuta e non subita ed un addestramento militare campi estivi compresi tipico dei cadetti. Studiano informatica e, a seconda degli indirizzi, più lingue: inglese, spagnolo e francese.

    I cadetti frequentano gli ultimi tre anni del liceo scientifico, del liceo scientifico europeo e del liceo classico. Acquistano titolo per il concorso all’Accademia militare o all’Università. È un importante punto di riferimento per i giovani del Nord Italia, per quanti vorrebbero entrare alla scuola militare ma trovano a ragione troppo lontana la gemella Nunziatella di Napoli. E dall’anno scolastico 2009 2010 (ma è auspicabile anche prima) la Teuliè sarà aperta anche alle ragazze.

    Sono studenti come tutti gli altri, anche se hanno la divisa. Francesco, 16 anni, figlio di un colonnello dei carabinieri, ha una sorellina di sei anni che è venuta a trovarlo con i genitori e che gli ha fatto una gran festa. È un allievo della prima classe del liceo classico perché è una scuola più completa , dice. Sembra più giovane della sua ancora verde età ma quando parla è preciso e determinato.

    Il padre lo ha portato alla Nunziatella , di cui la Teuliè è gemella, perché si rendesse conto della scelta che stava per fare. E lui ha deciso, ed è fra i migliori. Il futuro prossimo, per lui, è la vita in Accademia, nei carabinieri. Alberto Grazioso, 18 anni di Alpignano (Torino), frequenta il quarto anno del liceo scientifico. È figlio unico. Il padre era perplesso sulla decisione del ragazzo di entrare alla scuola militare. Prenditi le tue responsabilità gli ha detto se è questo che vuoi fare . Lui non si è certo pentito.

    All’inizio dell’anno scorso racconta avevo nostalgia di casa, mi guardavo allo specchio e mi chiedevo: ma cosa ci faccio, qua?Poi ho legato con gli altri, i miei compagni di corso sono i miei amici, resteremo amici per sempre quale che sia la nostra scelta alla fine della scuola . Quanto a lui, sceglierà l’Accademia di Modena, vorrebbe diventare ufficiale medico.

    Mattia, De Marchi, 17 anni, quarto anno del liceo scientifico europeo, nato ad Arzignano, in provincia di Vicenza, la famiglia residente a Modena. Giochi in casa , gli diciamo. Lui sorride, parla delle difficoltà iniziali, superate, dello studio delle lingue, dei sonetti di Shakespeare, della cultura classica e dell’insegnante (la preside, stimatissima) che preferisce parlare con gli allievi piuttosto che seguire pedissequamente il libro. E che li affascina con il mondo greco e latino, rivelando le nostre radici. Lui sarà, così vorrebbe, un ufficiale veterinario. E la discoteca? Ci organizziamo Quando siamo in libera uscita possiamo andare dove vogliamo.

    In genere preferiamo il teatro . Sveglia alle 6 e 30 ci spiega il vice comandante tenente colonnello Alessandro Milone alzabandiera alle otto meno cinque al canto dell’Inno di Mameli (qualche vicino si è lamentato del disturbo: Se qualcuno volesse dormire o fosse ammalato ). Poi lezioni, studio, incontro con gli insegnanti per recuperare qualche brutto voto, Silenzio alle 22,30.

    Durante la giornata, attività varie, sport, dalla palestra alla pallavolo, al nuoto, al tennis, alla musica. Il professore di francese, Mario Verri, è un apprezzato organista e ha allestito un’orchestrina con gli allievi. Chi suona il flauto, chi la tromba, chi il corno Sono molto bravi , dice. La domenica, alla Messa che
    gli allievi seguono alla chiesa di San Celso, celebrata dal cappellano, padre Cesare Bedogné, c’e un un coro di allievi che esegue canti gregoriani. La preside, professoressa Piera Bacci, docente all’Università Cattolica, ha lo stile degli altri insegnanti: sta bene con gli allievi.

    All’inizio del triennio dice dobbiamo fare un’opera di recupero per portarli tutti allo stesso livello, visto che provengono da scuole diverse e da insegnamenti diversi, da scuole che hanno dato loro le basi e da altre che hanno dato proprio il minimo . Ha un segreto che è la semplicità. Il suo metodo? Il buon senso . La sua materia è il mondo classico: Dà la fierezza della propria identità, della cultura occidentale .

    Che non significa rifiuto degli altri, anzi mi consente di aprire ad altre culture, di confrontarsi, ma non posso negare la mia identità, non posso negare me stessa! . Un’identità che ci riconduce a quelle eroiche Cinque Giornate del 1848, quando il primo Tricolore, simbolo della Milano del Risorgimento, sventolò su Milano. È lo stesso che oggi è conservato al Museo del Risorgimento, a Roma, e che ogni anno, a marzo, viene tolto dalla vetrina, scortato a Milano e affidato dal Sindaco della città agli allievi della Teulié. Per cinque giorni la storia si ricompone e il suo simbolo affidato ai giovani migliori. (g.g.b.)