Someggiata sul Grappa, sulle orme dei nostri padri

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    di Gianni Lombardi

     

    Dopo la prima ed ormai mitica someggiata in Ortigara, con Giovanni Salvador avevamo ipotizzato di ripetere l’esperienza anche sul Grappa e sul Pasubio, per completare una specie di pellegrinaggio sulle montagne circostanti che hanno visto il sacrificio degli Alpini.
    Invece, per difficolt organizzative, l’anno successivo siamo rimasti di nuovo in Altipiano, per poi provare a raggiungere il Monte Nero. quindi ovvio che quando stata prospettata la possibilit di partecipare con un colonna mista Marostica Vittorio Veneto alla marcia sul Grappa organizzata in occasione dell’Adunata Triveneta di Feltre, il seme sia caduto in terreno fertile.
    Il programma di massima prevedeva: salita in Grappa il venerd pomeriggio da San
    Liberale verso Monte Meatte, pernottamento, discesa a Feltre il sabato lungo il cosiddetto saliente dei Solaroli, pernottamento e infine sfilamento la domenica, al
    raduno. Tempi effettivi di marcia ipotizzati: tre quattro ore venerd, dieci dodici
    sabato.
    Finalmente arriva l’atteso venerd 28 giugno: tanto per cambiare, piove. Quando, un po’ in ritardo, raggiungiamo San Liberale: Goro, Fina, Iroso, Leo, Lucio, Laio, Gigio, Iso sono gi imbastati e brucano l’erba attorno al filare. Sotto la tettoia della sede del locale Gruppo Alpini, gli amici di Vittorio Veneto fanno uno spuntino: non siamo in tanti, ma tutti ruspanti, come direbbe Giovanni. C’ Alberto, Zanauto (pubblicit occulta) per gli amici, Fabio con l’inseparabile Dolores, Lucio pronto a ricostituire l’affiatata coppia a sei zampe Lucio&Lucio, Giovanni, Elio, Graziano il tenore. Ci sono anche i torinesi Massimo e Marco che ogni anno attraversano la pianura padana per scarpinare su per le montagne insieme ai muli.
    Dei nostri, siccome ci sono troppi Gianni, uso i cognomi: Crivellaro, Grappiglia, Basso ed i Polita padre e figlio. Flavio, Diego ed Armando, trattenuti dal lavoro, ci raggiungeranno in serata. Il supporto logistico assicurato da Giambattista e Danilo con la Toyota e dal presidente Roberto Genero con il Defender che ci precederanno in malga attraverso Campocroce. Alle 15.30 smette di piovere: partenza!
    Inizialmente il percorso sale nella leggera foschia del bosco ancora saturo di umidit, poi la mulattiera si stringe ed iniziamo ad incontrare gli annunciati franamenti: sembra impossibile, ma nelle vicinanze c’ sempre un albero a rendere ancora pi stretto il passaggio, per cui si costretti ripetutamente a scaricare e ricaricare i cassoni che, posizionati a carico laterale, renderebbero impossibile il passaggio.
    La vegetazione sempre pi rada ed il sentiero inizia a snodarsi fra le rocce; dopo i primi tentativi andati a vuoto, finalmente Aquila in collegamento radio. Dopo un po’ riusciamo a stabilire anche il contatto visivo: Roberto, Giambattista e Guido sono quasi sotto il ponte tibetano della ferrata dei sass brusai, un paio di centinaia di metri pi in alto sulla nostra sinistra: stringete, stringete che con il tele forse viene una bella fotosperiamo!
    In meno di un’ora arriviamo anche noi sotto il ponte. Dopo l’ultimo crinale, finalmente vediamo la malga, adagiata in un valloncello un po’ sotto la cima del Grappa. Vittorio Calliman ha fatto proprio un bel lavoro, recuperando quello che ormai era un rudere: i lavori sono stati finiti da poco e noi avremo l’onore di inaugurare la camerata del sottotetto ancora odorante di legno. Prima per c’ da stendere il filare e da sbastare ed abbeverare i muli. Mentre la nebbia inizia ad avvolgere la montagna, montiamo la 4×4 della guardia muli e prepariamo il materiale per il giorno successivo; Giovanni intanto provvede a riempire le musette. Ora anche gli alpini possono prepararsi per la cena.
    Alle 05.30 si iniziano a sentire i primi movimenti, le cerniere dei sacchi a pelo, qualcuno che inciampa negli scarponi: in breve la camerata si rianima. Dopo un’abbondante colazione, si ripetono al contrario le operazioni della serata precedente, aggiungendo al carico la motosega ed una corona da deporre alla croce del Solarolo. Sono le sette quando la colonna si schiera per l’alzabandiera, poi partenza per Cima Grappa. Malgrado un’incomprensione con il maresciallo responsabile del Sacrario, rendiamo gli onori ai Caduti e scattiamo una foto davanti alla Madonnina. Poi, costeggiando le bocche delle cannoniere, procediamo verso il Casonet ed il Col dell’Orso.
    Giovanni procede all’inquadramento topografico: da una parte le Porte di Salton e lo Spinoncia con dietro la linea Tomba Monfenera, dall’altra il Prassolan ed in lontananza l’Altipiano; sotto di noi, al limitare del bosco, il luogo in cui si ergevano le forche su cui gli Austro Ungarici impiccavano i disertori: si potrebbe star qui ore perch ogni metro di terreno ha la sua storia da raccontare.
    Quando raggiungiamo il piccolo cippo con la croce sulla quota 1672 (se ben ricordo) dei Solaroli, spontaneamente ognuno si ricompone per la pur brevissima cerimonia: Alpini a posto, Alpini attenti: onori ai Caduti. Per un po’ si sente solo il vento che basa i fior. Ci rimane ancora un piccolo strappo e poi inizia la lunga discesa. Prima del Valderoa giriamo verso il Cason di Fontana secca, dopo c’ una pozza per abbeverare i muli e qualche anima buona che pensa anche agli alpini. Proseguiamo la discesa per un sentiero nel bosco, intervenendo ripetute volte con la motosega sugli alberi caduti che ostruiscono il passaggio. Dopo un’altra breve sosta presso una baita con il tipico tetto in rami, riprendiamo a scendere verso lo Stizzn; Leo purtroppo inizia a zoppicare.
    Con Diego ci diamo il cambio a tirare Leo che proprio non ce la fa pi. Ad una sosta sento il suo fiato caldo sul collo e poi il peso del muso sulla spalla: mi guarda con gli stessi occhi del mio cane quando lo costringo a seguirmi su per un canalone: se proprio si devema ne farei volentieri a meno sembrano dire. Tieni duro Leo, che anche a me lo zaino inizia a pesare davvero ed i piedi bollono.
    Sono intorno alle sette quando attraversiamo Feltre, passando davanti alla fanfara della Brigata schierata come se stesse aspettando proprio noi. Finalmente, dopo oltre dodici ore, raggiungiamo la nostra meta alla periferia di Pedavena: vicino alla tavola gi imbandita ci aspetta anche De Luca venuto ad accogliere i suoi muli, che finalmente liberi dai basti, si rotolano felici nell’ erba.
    La prossima volta dove andiamo?