Sentirsi… mai strac!

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     Tutto comincia dal campo base. Quest’anno siamo a Treviso, e ci hanno “cacciato” nell’angolo nord-est della città, fuori le mura. Mi sembra di essere tornato a naja, la caserma in fondo al paese e prima di arrivare un cartello con su scritto a mano: “se non son matti non li vogliamo”. 

     

    Noi qui stiamo benone, è un posto tranquillo di 1.200 metri quadri fuori dal traffico, con due attendamenti, uno adibito a dormitorio, l’altro a cucina ristorante, un ampio piazzale dove facciamo ogni mattina l’alzabandiera, i bagni poco distanti e i lavandini open air. Siamo alpini paracadutisti, noi! Inoltre l’accampamento dista duecento metri dallo stadio dove sabato avremo il nostro primo momento di gloria: salteremo in quindici da un elicottero, tre sessioni di cinque paracadutisti e atterreremo in questo vecchio e glorioso stadio dove si giocava la serie A.

    Il fotografo de L’Alpino mi dice: «Non si potrebbero fare foto diverse dal solito? ». Le stranezze per gli alpini parà sono il pane quotidiano, così, eccoti servito caro amico! Montiamo una telecamera sul casco di uno dei tre istruttori e lo spettacolo ha inizio. Treviso sonnecchia placida lì sotto, piccola come non l’avevamo mai vista. Questo filmato verrà riproposto sul portale dell’Ana, su quello di Treviso e poi su tutti i telegiornali regionali e nazionali.

    I lanci, quest’anno, li abbiamo dedicati ad Alessandro Tandura, tenente di Vittorio Veneto che nel 1917 si lanciò con il paracadute, precursore e primo ardito alpino paracadutista in armi della storia. Un lancio da un trabiccolo di pezza chiamato aeroplano, in caduta per duecento metri, tirando una cordicella legata ad un seggiolino di legno, finì in un vigneto. L’ordine era di creare scompiglio, raggruppare i dispersi, ottenere informazioni, ma laggiù c’era anche la morosa… Oggi abbiamo materiali e armamenti moderni, paracaduti che ci fanno atterrare in spazi ristrettissimi, grandi quanto una aiuola; dribbliamo piloni, palazzi e scendiamo con Bandiere e fumogeni.

    Saltiamo da altezze variabili, a Treviso dai 1.500 ai 1.800 metri di quota, l’elicottero si posiziona nel migliore dei modi, sceglie angolazione e venti favorevoli. E insieme a noi c’era Paolo Mori da Moriago che ci ha dato una mano da lassù. Paolo è “andato avanti” poco prima di questa Adunata, lui figlio di veneti nato sul Piave mi parlava di questi luoghi e avrebbe tanto voluto esserci. E io credo ci fosse, a sgombrare le nubi nel cielo blu. Grazie Paolo. Lo stadio era gremito, oltre 6.500 spettatori.

    Poi tutti in piazza per il nostro appuntamento in centro al bar Lodge, nella piazzetta della Loggia dei Cavalieri, lì c’è la nostra fureria: un paracadute disteso e tricolore attaccato sul balcone della casa al terzo piano e sotto tanti 1001-1002-1003-1004-1005 MAI STRAC! Pensate sia finita qui? e invece no, perché domenica alle 17 altro glorioso passaggio in sfilata sotto le tribune.

    Centottanta alpini paracadutisti in congedo, cinquanta alpini paracadutisti in armi del 4º Alpini Ranger, dieci nostre penne bianche del comando Truppe Alpine, dello Stato Maggiore e delle Forze speciali, e infine il nostro paracadute bianco rosso e verde tirato fino a gonfiarsi regalando uno spettacolo indimenticabile. Grazie Treviso e arrivederci a Trento con quelli del Mai Strac!

    Maurizio Venturin


    L’alpino Enrico Mooney italo americano iscritto alla Sezione di Como. Suo padre venne in Italia dall’America e sposò una signora residente sul Lago di Como. Dalla loro unione nacque Enrico che oggi ha 71 anni e 5.800 lanci all’attivo. Il figlio di Enrico, Alessandro, di lanci ne ha fatti oltre 17mila ed è stato due volte vice campione mondiale di lanci freefly in coppia con la moglie. Anche il nipote di Enrico, Giovanni, è campione italiano di parasky con 5mila lanci all’attivo.