Quella luce ci rischiara il cammino

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    Alle 10.30 precise è entrato nello schieramento il Labaro scortato dai vice presidenti nazionali Antonio Arnoldi e Luigi Bertino, e dal gen. D. Gianfranco Rossi, vice comandante delle Truppe alpine e da 13 componenti del Consiglio Direttivo Nazionale. Questo a Mestre per la festa solenne della Madonna del Don, domenica 8 ottobre.

    In Piazza Ferretto c’erano 25 vessilli sezionali provenienti non solo dal Triveneto e 60 gagliardetti. Non è possibile elencarli tutti ma certamente è possibile ringraziarli per aver partecipato a questa festa del ricordo dei tanti che non sono più tornati dalla terra di Russia, celebrata in una domenica che vedeva molte altre importanti ricorrenze come l’anniversario del Vajont, tanto per citarne una.

    L’alzabandiera e una breve descrizione delle vicende del dicembre 1942 hanno dato inizio alla storia della Madonna del Don e i tragici sviluppi che sono poi seguiti fino al gennaio successivo, il tutto reso ancora più vibrante e commovente con la lettura della lettera di un soldato scritta alla sua Bruna, proprio alla fine di quel tragico mese. E poi il saluto del vice sindaco di Venezia Sandro Simionato che ha detto: “È una commemorazione di tutti i Caduti, non solo alpini. È la celebrazione non solo della protettrice degli alpini, ricordando l’atto di affidamento del 2002, ma anche dei valori che sono propri del militare che porta il cappello con la penna nera”.

    La sfilata, ottimamente impostata dal generale Donato Lunardon e condotta dagli alpini del gruppo di Mestre con il nuovo capogruppo Paolo Boni, si è snodata per le vie cittadine, sostando davanti alle lapidi dei Caduti del palazzo comunale, dove sono state deposte due corone di alloro. Nella chiesa dei cappuccini la Messa, celebrata dal priore, padre Dario Zardo, che nella sua omelia ha ripercorso la vicenda della Campagna di Russia, puntualizzandone gli aspetti storici e umani per poi accostarli al tema del Vangelo domenicale che parlava dell’obbligo e dell’invito del Signore al rispetto dei doveri.

    In Russia gli alpini hanno obbedito. È seguito il momento culminante della cerimonia della donazione dell’olio, quest’anno offerto dal Consiglio Direttivo Nazionale: i vice presidenti Antonio Arnoldi e Luigi Bertino hanno letto la preghiera d’offerta e acceso le lampade, poi il consigliere nazionale Nino Geronazzo ha recitato l’atto di affidamento alla Madonna “di tutto il popolo degli alpini”.

    Dopo il rancio alpino, tutti a Venezia per l’ammainabandiera in piazza San Marco, dove il Labaro è stato accolto da una folla internazionale che ha seguito con molta curiosità questa manifestazione grazie anche alla trascinante coreografia della fanfara storica della sezione di Vicenza, che ringraziamo vivamente per la totale disponibilità. Una degna conclusione, insomma, di una due giorni che vede nella domenica la parte più ufficiale e impegnativa ma che è ormai da dieci anni preceduta da un momento forte, sabato 8 ottobre, estremamente commovente al cimitero di Montecchio Maggiore dove abbiamo tributato un commosso omaggio a padre Policarpo Crosara, che lì riposa. Fu il cappellano che portò in Italia il quadro miracolosamente trovato in un’isba distrutta.

    Questa ricorrenza è frutto di una bella collaborazione tra tre Sezioni: Valdagno, Venezia e Vicenza, e i due gruppi di Mestre e Montecchio. Una cerimonia che attrae anche i vessilli delle Sezioni che ogni anno donano, a turno, l’olio per la lampada per quel particolare sentimento che lega gli alpini alla “Madre di Dio, bianca più della neve”, ed all’opera discreta dei loro cappellani.

    Franco Munarini