Pola, Fiume e Zara

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    Sono un alpino, figlio di un capitano dei bersaglieri, che combatté nell’ultimo conflitto mondiale, e di una istriana, esule in Patria, e nipote di un ufficiale degli alpini del btg. Cividale, che fu impegnato, tra gli altri, sul fronte greco. Ho prestato servizio di prima nomina come sottotenente, uscito dal 111º corso Auc della Smalp di Aosta, nel btg. Gemona, tra il 1983 e il 1984. Quando mi è possibile partecipo alle Adunate nazionali e, se ce la faccio, sfilo (anche e prima di tutto) con gli alpini di Pola, Fiume e Zara.

     

    Così è stato anche quest’anno. Ti scrivo per dirti di quella che per me è stata la più bella immagine di questa Adunata di Treviso. Al termine del lungo viale che costeggia i bastioni, sulla curva, c’era una signora da sola, senza ancora nessuno vicino. Quando ci ha visti passare ha cominciato a piangere, in solitudine, guardandoci. Non diceva nulla, non gridava nessun “Bravi!” o “Evviva!”: versava solo delle lacrime, in silenzio. E allora ho ritenuto opportuno dire grazie a lei e a chi ha dato a lei e a tutti noi la possibilità di comprendere che dentro al cuore di ognuno non ci sono solo fibre muscolari, ma qualcosa di ben più grande, che mi conferma nella convinzione che mi è necessaria anche per il mestiere che faccio (sono un povero insegnante): si può ancora sperare, anche attraverso le lacrime silenziose di una signora, di lasciare “questo mondo un po’ migliore di come l’abbiamo trovato” (sono le semplici parole di testamento di uno dei più grandi e profetici educatori del secolo scorso).

    Giuliano Polato, Monselice (Padova)

    Caro Giuliano, anch’io mi sono particolarmente commosso vedendovi sfilare. Chi ha ascoltato anche solo una volta i racconti degli esuli istriani non può non sentire nell’animo l’eco della sofferenza antica di questa gente.