Lo sguardo del reduce

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    Anzitutto mi debbo complimentare per la pazienza che dimostri in alcune delle tue risposte; inoltre, per tranquillizzare il Presidente della Sezione di Domodossola, premetto che questa mia è frutto del mio pensiero e il direttivo della mia Sezione non c’entra, quindi mi sento libero di esprimermi e implicitamente autorizzato a farlo. Scrivo perché mi ha colpito l’espressione del reduce Angelo Viviani sulla copertina dell’ultimo numero de L’Alpino.

     

    Già il colbacco è significativo, ma lo sguardo di Viviani racconta una visione infinita di ciò che ha vissuto e sta rivivendo, una sofferenza ormai sopita, ma ancora viva, una voglia di non raccontare, ma solo di rivedere i compagni, la terra con i suoi contadini comunque ospitali (il colbacco, appunto), ci fa vedere un documentario inimmaginabile, ma comunque evidente e perfettamente comprensibile. Quel viso in copertina è stata una scelta eccezionale per commemorare i Caduti e i reduci che hanno sfondato a Nikolajewka. L’Alpino anche questa volta non si smentisce. Bravi davvero.

    Franco Vaia, Sezione di Gemona

    Sappiamo che nell’arte della comunicazione situazioni e immagini spesso parlano molto più delle parole scritte. Grazie del tuo apprezzamento che mi dà l’opportunità di ricordare che non si comunica con articoli e lettere che sfiniscono per la loro lunghezza. Ci stanchiamo anche di quelli che parlano sempre loro. Figurarsi di quelli che ci obbligano a misurare i loro scritti con il metro.