Le ali di Cino

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    Il 23 marzo scorso se n’è andato Cino Tortorella, noto a tutti per il suo personaggio televisivo più famoso, il bonario Mago Zurlì, nei panni del quale condusse per tanti anni lo Zecchino d’Oro in tv. Non sono però in molti a sapere che Cino (Felice) era stato anche alpino, anzi, un alpino “con le ali”! Il suo servizio di leva lo fece, infatti, nel lontano 1954, nel primo plotone alpini paracadutisti della brigata Taurinense.

     

    Ma come mai lui, uomo di mare (era nato a Ventimiglia nel 1927), era finito negli alpini? Così mi raccontò qualche anno fa: «Ero attratto dalla neve, ma non avevo mai messo gli sci ai piedi, perciò feci il diavolo a quattro per farmi assegnare agli alpini e finalmente poter imparare a sciare. Appena arrivato al Car a Bra, chiesi di fare l’alpino sciatore, ma mi risero in faccia dicendo che ai corsi andava solo chi sapeva già sciare!

    Fu una vera doccia fredda e mi rassegnai a fare la naja sempre a piedi, zaino in spalla. La svolta ci fu poco dopo, quando venne in caserma un ragazzone con uniforme perfetta e alti stivaletti, a fare il reclutamento per una nuova specialità nata solo due anni prima: gli alpini paracadutisti. Non solo lì mi avrebbero insegnato a sciare, mi disse, ma lo stipendio era ben più alto del normale, cosa non indifferente per un ragazzo di allora. Firmai senza indugio!».

    Cino fu assegnato al plotone alpini paracadutisti Taurinense, al comando del tenente Giuliani. Impegnato nelle prime intense operazioni di quella nuovissima doppia specialità, partecipò tra l’altro allo spettacolare lancio nella zona del Cervino il 23 giugno 1954. Fu promosso caporale e, già appassionato attore di teatro, durante il suo servizio riuscì persino a mettere in scena, a Pinerolo, uno spettacolo proprio sugli alpini Parà dal titolo “Gli alpini hanno messo le ali”. Dopo la naja ci fu, come tutti sanno, la brillantissima ed eclettica carriera di Cino Mago Zurlì (personaggio che a volte, mi disse, gli stava un po’ scomodo), e di Cino attore, regista, autore, scrittore e anche grande appassionato di cucina e fine gourmand.

    Ma rimase sempre attaccato alla montagna e allo sci, non dimenticando anche gli alpini parà e i lanci, tanto che, per festeggiare i suoi 86 anni, nel 2013 volle fare un lancio da 4.500 metri assistito dalla figlia Chiara, paracadutista sportiva con più di 3mila lanci all’attivo. Addio, Cino. Anche tu, ora, hai “messo le ali”… per sempre! Mai strach!

    Stefano Rossi