La forza della penna

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    Il momento più emozionante di un’Adunata è l’alzabandiera che apre ufficialmente la manifestazione. È percepibile ovunque l’orgoglio di appartenenza, la tensione emotiva e la preoccupazione che tutto possa svolgersi senza inconvenienti. Vedere i simboli dell’Europa, dell’Italia e della città di Bolzano che giocano con le bizzarrie del vento non lascia indifferenti. Passato e presente s’intrecciano in quello scorrere del tempo che relativizza anche i pregiudizi più tenaci a morire. “I nostri simboli – dirà qualche ora dopo il sindaco Luigi Spagnolli – si amano, quelli degli altri si rispettano”.

     

    Quando tre giorni dopo, sul far della sera, con più di undici ore di sfilata, ci si è ritrovati ancora in piazza Mazzini a seguire con lo sguardo le bandiere che lentamente scendevano dai pennoni forte era in tutti la convinzione che il sentimento di fraternità aveva prevalso sulle divisioni che pur esistono in una terra trilingue. È facile parlando di manifestazioni alpine cadere nella retorica, sentirsi depositari di valori a volte più dichiarati che praticati, ma è innegabile che domenica sera, conclusa l’adunata, abbiamo avvertito nella comunità di Bolzano un processo di scioglimento di tratti caratteriali, di rugosità interpersonali, di tensioni vere o artificiose.

    Gli alpini con il loro modo di rapportarsi hanno travolto come uno tsunami stereotipi gestiti da astuti politici, da giornalisti alla ricerca del sensazionale, da pseudo saggi sempre pronti a fornire la ricetta giusta per ogni circostanza. Inutile negare che qualche margine di rischio l’85ª Adunata lo correva, ma la contrapposizione preconcetta si è rivelata una ricetta obsoleta buona solo per convenienze di bottega. C’è voluta la kermesse alpina ad evidenziare in modo inequivocabile che altoatesini e sudtirolesi, pur nel geloso rispetto delle loro identità, sono una comunità operosa che vive il presente e guarda al futuro senza nostalgie arcaiche.

    Tre momenti sono da ricordare come sigilli di una manifestazione speciale. La Messa in Duomo (foto in basso a destra), monopolizzata dall’omelia del vescovo che ha posto al centro delle sue riflessioni l’uomo nel rapporto con il suo simile, ha toccato il massimo coinvolgimento dei presenti quando il coro ha intonato “Signore delle Cime” e dalle navate si è levata travolgente la voce della comunità cristiana. Più tardi all’Auditorium di via Dante, dopo l’incontro con le autorità, l’orchestra Haydn di Bolzano e Trento ha tenuto un bellissimo concerto conclusosi con l’Inno di Mameli (foto in basso a sinistra).

    È stato un momento liberatorio: mai orchestra è stata accompagnata, a voci spiegate, da una platea così appassionata ed entusiasta. Infine, l’apertura della sfilata di domenica: il Labaro dell’ Associazione, scortato come sempre dal presidente Corrado Perona e dal consiglio direttivo, veniva affiancato dal comandante delle Truppe Alpine Alberto Primicerj, dal Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Claudio Graziano e dal Capo di Stato Maggiore della Difesa, Biagio Abrate. Tre penne bianche. Un evento unico nella storia dell’ANA e un segno del ‘valore alpino’.

    Vittorio Brunello