L'anniversario di Nikolajewka commemorato a Brunico

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    Il 64º anniversario della battaglia di Nikolajewka è stato commemorato con una solenne cerimonia alla caserma Fausto Lugramani di Brunico, sede del 6º reggimento Alpini. Era il 26 gennaio del 1943 quando il generale Reverberi, comandante della Tridentina in Russia, salito su un carrarmato tedesco fece risuonare il grido, poi divenuto motto: Tridentina avanti! .

    Bastò questo incitamento per far raccogliere le ultime energie a poche migliaia di alpini che si lanciarono contro le truppe dell’Armata Rossa, riuscendo a spezzare l’accerchiamento e consentendo il ritorno in patria di oltre quarantamila soldati ormai allo stremo della sopportazione fisica. In memoria di quanti caddero nel valoroso atto, il cappellano militare don Massimo Gelmi e don Valentino Quinz hanno celebrato la Santa Messa che si è conclusa con la deposizione di una corona d’alloro al monumento ai Caduti.

    Di fronte alla Bandiera di guerra del 6º reggimento Alpini, era schierato un reparto composto dalla fanfara della Taurinense, una compagnia del 6º Alpini, una compagnia del 5º di Vipiteno ed una batteria del 2º reggimento artiglieria da montagna Vicenza , di Trento, in rappresentanza dei reparti protagonisti di quella battaglia.

    Erano presenti il vice comandante delle Truppe Alpine gen. Alberto Primicerj, comandante della Divisione Tridentina (la divisione costituita a livello di comando, integrabile con reparti alpini e di altre unità dell’esercito italiane e dei Paesi della Comunità), il sindaco di Brunico Christian Tschurtschenthaler e un reduce di Nikolajewka, l’alpino Lino Gobbi.

    Il gen. Primicerj, dopo aver rievocato l’anniversario e letto la lettera inviatagli dall’alpino Umberto Tadiello, classe 1919, nella quale il reduce racconta di essere riuscito a rientrare dalla Russia grazie al coraggio e all’incitamento del generale Reverberi.

    Rivolto agli alpini del reparto schierato, il gen. Primicerj ha ricordato che gli stessi valori del gen. Reverberi spirito di sacrificio, solidarietà umana, onestà di comportamento e dovere quotidiano sono patrimonio degli alpini in armi anche oggi, in un’era tecnologicamente avanzata. Ha infine invitato tutti i comandanti a tramandare la memoria del passato perché, come filosofia di vita, possa far crescere le nuove generazioni di alpini nella consapevolezza del patrimonio storico e spirituale ereditato.