Il grande abbraccio di Bolzano

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    L’incontro tra i vertici dell’Associazione e le autorità locali all’Auditorium di via Dante è stato uno dei momenti ufficiali più importanti dell’Adunata di Bolzano, soprattutto per la nutrita presenza in platea, con gli alpini, di numerosi sindaci altoatesini, provincia dove convivono la comunità italiana, sudtirolese e ladina. Ed è stata una standing ovation per il presidente nazionale Corrado Perona con tutto il pubblico ad applaudire le sue espressioni di amore incondizionato per gli alpini e per l’Italia, in un momento delicato per il nostro Paese, concetti che sono stati richiamati partendo da tre parole che componevano il motto dell’Adunata nazionale: amicizia, fratellanza, responsabilità.

     

    “Senza l’amicizia e fratellanza non si possono assumere delle responsabilità”, ha ammonito Perona e ha ricordato come negli anni l’ANA ha avuto sempre maggiore aiuto dai cittadini che hanno sostenuto anche economicamente le tante iniziative di solidarietà come il grande intervento in Abruzzo e la costruzione della casa per Luca Barisonzi, solo per citare due delle ultime grandi opere in ordine di tempo. “In molti dicono – ha proseguito Perona – che diamo i soldi agli alpini perché non vengono smarriti come in altri casi, perché noi sentiamo la responsabilità per questi gesti di solidarietà. E in un momento difficile vorremmo che nel Paese ci fosse responsabilità da parte di tutti!”

    Poi, rivolgendosi alle autorità locali, ha ricordato il modello di eccellenza amministrativa dell’Alto Adige: “Qui c’è gente con i controfiocchi, perché se questa terra è così piena di bellezze, che per rimanere tali devono essere mantenute, è perché vi siete presi le vostre responsabilità”. E apre ai giovani che sono il futuro, non solo dell’Associazione ma dell’Italia. Nella visione di Perona, moderna e lungimirante, l’Associazione deve farsi portatrice dei valori di cui tanto parla, deve contagiare positivamente la società e attrarre sempre di più amici e simpatizzanti “perché conservino non il cappello alpino che non porteranno mai, ma qualcosa nel cuore di importante; alla nostra Associazione non interessa avere delle tessere in più, ma vorrebbe un’Italia che possa contare su degli uomini e delle donne che credano e lottino, come noi alpini, per il bene della Patria!”. A queste parole tutto l’Auditorium si è alzato in piedi e ha tributato cinque minuti di applausi.

    Sul palco, accanto al presidente Perona e al presidente sezionale Ferdinando Scafariello, c’erano il sindaco di Bolzano Luigi Spagnolli, il vice presidente della Provincia Christian Tommasini, il vice presidente della Regione Roberto Bizzo, il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito generale di Corpo d’Armata (alpino) Claudio Graziano e il comandante delle Truppe alpine generale di C.A. Alberto Primicerj. In platea tante autorità, tra le quali, il vescovo di Bolzano e Bressanone mons. Ivo Muser e i senatori Anna Cinzia Bonfrisco e Franco Marini.

    Quando Nicola Stefani, presentatore della serata, gli ha passato la parola, il sindaco Spagnolli non ha esitato a sottolineare che a Bolzano, accanto alle comunità di lingua diversa, vivono anche tanti stranieri che ammontano al 10% degli abitanti; quasi tutti hanno reagito molto bene alla manifestazione e “anche quelli che sono andati fuori città perché temevano la baraonda, stanno tornando per non perdersi lo spettacolo”. Uno spettacolo che se non si vive non lo si capisce fino in fondo, tanto da far affermare al sindaco che l’Adunata “sarà una pietra miliare per la convivenza e per la crescita della città” che, come ha ricordato il vice presidente della Provincia Tommasini, ha un’ambizione spiccatamente Mitteleuropea.

    Una convivenza alla quale l’Associazione è attenta perché, d’accordo con l’Amministrazione pubblica, ha deciso di sostenere con un contributo di 50mila euro la parrocchia di Regina Pacis – nata nel 1949, anno in cui Bolzano ha ospitato per la prima volta l’Adunata – e retta da don Olivo Ghizzo, che è salito sul palco per ritirare il premio, consegnato da Corrado Perona. I fondi serviranno per realizzare una mensa per gli anziani, una struttura molto attesa nella circoscrizione Europa-Novacella, la più piccola di Bolzano, che però ospita un terzo delle persone più vecchie della città. In tal modo gli anziani saranno più facilmente strappati alla solitudine e potranno giovarsi di pasti equilibrati e dignitosi. I ringraziamenti all’ANA per la donazione sono giunti anche dal comune di Bolzano e da Carlo Visigalli, presidente della Circoscrizione. Accanto all’attenzione che l’ANA rivolge al territorio, c’è poi quella verso quanti, durante l’anno passato, hanno raccontato al grande pubblico il mondo alpino. È questa la finalità del premio “Giornalista dell’anno”. Nel 2012 è stato assegnato a Gian Franco Bianco, giornalista di Rai3 Piemonte, che, assente per impegni di lavoro, ha inviato una lettera all’Associazione (ne parliamo più sotto).

    Delle Forze Armate e del ridimensionamento degli organici, dovuto al contenimento delle spese dello Stato, ha accennato nel suo intervento il generale Graziano: “Taglieremo qualcosa che per noi ha un legame affettivo e concentreremo tutto sulle forze operative”, ricordando che è appena iniziata una nuova delicata missione degli osservatori, tutti ufficiali italiani, a Damasco, in Siria. E, da alpino, parla anche di come la montagna sia un teatro formidabile per la formazione dei nostri militari che devono essere “soldati coraggiosi che sappiano restituire un sorriso ma anche essere pronti all’azione”. Un modello, questo, che dà risultati in un teatro delicato come l’Afghanistan, dove saranno presto nuovamente impegnate le brigate Taurinense e Julia.

    Terminato lo scambio di doni tra le autorità le parole si sono trasformate in musica con il concerto dell’Orchestra Haydn che ha proposto arie di Verdi, Rossini, Berlioz e Sousa con un finale trionfale sulle note dell’Inno di Mameli, cantato da tutti. Ascoltando le musiche dei più grandi sono ritornate alla mente le parole che poco prima il sindaco Spagnolli aveva rivolto al pubblico: “Anche nella società, come in un’orchestra, quando tutti fanno la loro parte ne esce una bella sinfonia”. E senza peccare d’orgoglio possiamo dire che l’Adunata, come una soave musica, abbia annullato le barriere di un pur sano provincialismo perché ha esaltato uno dei poteri del cappello alpino, quello di riuscire a fare incontrare persone di estrazione, di cultura e anche di lingua diverse in un unico abbraccio, sotto i colori, non solo di un simbolo o di una bandiera, ma di quelli più importanti dell’amicizia e della fratellanza. Perché è di questo che abbiamo bisogno.

    Matteo Martin


    Questa è la lettera che Gian Franco Bianco, vincitore del Premio giornalista dell’anno ha inviato al direttore de L’Alpino Vittorio Brunello.

    Caro Vittorio,

    con grande rammarico, come ti avevo già preannunciato a marzo, non posso partecipare alle cerimonie in occasione dell’Adunata Nazionale di Bolzano, e in particolare alla consegna del “riconoscimento” di giornalista dell’anno che la commissione nazionale presieduta dal vice presidente dell’ANA, Luigi Bertino, mi ha voluto attribuire. Dico, “generosamente” attribuire perché sono convinto che questa attestazione riveli molta magnanimità e amicizia, più che i meriti del sottoscritto.

    È dunque al presidente Perona, al vice Bertino, alla commissione nazionale e a tutta la grande famiglia alpina che vorrei dire il mio grazie sincero. Scrivo a te, carissimo Direttore, come collega giornalista, come amico e come generoso collaboratore delle adunate. Siamo stati fianco a fianco a Cuneo come a Torino, per commentare a beneficio dei telespettatori Rai, alcune fasi dello spettacolo sempre coinvolgente e travolgente della sfilata delle Penne nere. C’è dunque un vincolo di particolare e sodale vicinanza che mi spinge a chiederti di fare da tramite, per trasmettere a tutti la mia gratitudine e la mia emozione.

    Come cuneese ho imparato “l’alpinità” con i denti da latte. Ed è una passione contagiosa che ti resta appiccicata addosso. Da spettatore curioso di tanti avvenimenti, ne sono poi diventato il cronista per circostanze generose e fortuite, attraverso avvenimenti spesso “ruggenti” e a volte anche amari. Le cronache delle nostre alluvioni; le vicende delle missioni degli Alpini in armi in Mozambico, nei Balcani o in Afghanistan; le esercitazioni nel gelo artico o in Turchia; le già citate adunate. E non posso fare a meno di ricordare quella di Torino 2011, dove – ricorderai- ci è sembrato di dover raccogliere e dare fiato alle emozioni e ai sentimenti dell’Italia intera che, nell’omaggio alla sua prima capitale, si è ritrovata attorno ai suoi valori più grandi. Ma, in questa sorta di amarcord vorrei metterci anche le camminate ai rifugi sulle nostre creste o le soste nelle Caserme; i dibattiti su temi universali o le semplici chiacchierate sotto le tende.

    Ho avuto la fortuna di conoscere Comandanti preparati che ora sono ai vertici militari italiani e la circostanza mi ha portato un bagaglio di cultura, informazioni, ma soprattutto amicizie. Essere giornalista degli alpini per me è stato tutto questo. Non solo la professione. È la mia vita. Essere con voi a Bolzano avrebbe una volta di più dato fiato a questi sentimenti che mi porto dentro. Vi seguirò da Buenos Aires con nostalgia.

    A te, se mi consenti, un fraterno e caloroso abbraccio alpino.

    Sinceramente tuo,

    Gian Franco Bianco

    Buenos Aires 10 Maggio 2012