I 9.000 di Cargnacco

    0
    9

    L’11 settembre 1955 veniva solennemente inaugurato il Tempio di Cargnacco (Udine) intitolato alla Madonna del Conforto e dedicato ai Caduti e Dispersi della campagna di Russia. La realizzazione dell’opera, tra le prime di questo tipo a nascere nel dopoguerra, fortemente voluta da don Carlo Caneva, cappellano militare degli alpini in Russia e poi parroco di Cargnacco, realizzava il desiderio dei pochi fortunati sfuggiti alla tragedia, di avere un luogo in cui raccogliersi, nel ricordo di chi non era “tornato a baita”.

     

    Verso la fine del 1990 si realizzava finalmente il sogno di don Caneva di poter accogliere la salma di un nostro soldato proveniente dal fronte russo (nella foto a destra). Il 2 dicembre 1990, infatti, era giunta in Italia la prima salma di un soldato italiano ignoto che veniva deposta nel sacrario di Cargnacco. Da allora sono qui raccolti e custoditi i resti di circa novemila nostri soldati, anche se purtroppo burocrazia e scarso interesse da parte delle Istituzioni, non contribuiscono di certo a una sua reale valorizzazione; basti pensare all’aspetto museale, tutt’ora in alto mare! Il 25 gennaio scorso, favorita da una bella giornata di sole, ha avuto luogo la cerimonia a ricordo del 72º anniversario di Nikolajewka e del 60º dall’inaugurazione del nuovo Tempio.

    Sin dal primo mattino si sono radunati, labari e vessilli sui quali spiccavano il centinaio di verdi gagliardetti alpini, oltre ai vessilli sezionali della Carnica, di Cividale, Conegliano, Gorizia, Palmanova, Pordenone, Valdobbiadene e ovviamente quello di Udine, con il suo presidente Dante Soravito de Franceschi seguito dal direttivo sezionale al completo. Numerosi anche i gonfaloni e i labari delle altre Associazioni d’Arma. Non poteva mancare la MOVM Paola del Din, sorella della MOVM sten. Renato e le autorità locali e regionali. Il vice comandante delle Truppe Alpine, gen. D. Marcello Bellacicco, rappresentava le Forze armate accanto al col. Andrea Piovera per la brigata alpina Julia.

    A rappresentare l’ANA, il vice presidente nazionale vicario Renato Zorio con i consiglieri Renato Cisilin e Gianni Cedermaz. Una voce fuori campo ha riassunto in breve le vicende del Corpo di spedizione in Russia, ricordando i novemila Caduti che ora riposano a Cargnacco; oltre a poche altre centinaia, sparsi nei cimiteri dei luoghi d’origine. Ben poca cosa in rapporto ai quasi centomila rimasti nella steppa. L’alzabandiera e la deposizione di serti floreali ai cippi che ricordano i reparti presenti in Russia, hanno preceduto l’ingresso al Tempio di autorità e vessilli. Sono seguiti i saluti del sindaco di Pozzuolo Turello, dell’assessore regionale Santoro, del prefetto Raimondo e del generale Bellacicco, che ha ricordato come i soldati continuino a fare il proprio dovere, ieri come oggi, con il fattivo sostegno della nazione.

    Il vice presidente nazionale vicario Zorio ha ringraziato la sezione di Udine per il fattivo apporto a questa cerimonia, rivolgendo un affettuoso saluto ai due reduci Gregorio (Bruno) Bigatin e Sereno Lesa. La Messa è stata celebrata dal vicario generale diocesano mons. Guido Genero, assistito dal cappellano militare don Albino D’Orlando, in una chiesa che stentava a contenere la moltitudine di fedeli. È seguita la lettura della Preghiera del Caduto in Russia e la consegna del piastrino appartenuto al bersagliere Domenico Simonetto, nato a San Daniele del Friuli l’11 gennaio 1922 e morto nel campo di prigionia di Tambov nel febbraio del 1943.

    Il cimelio è stato consegnato ai familiari dal gen. di brigata dei Bersaglieri Adriano Bidin. A donarlo alla famiglia, l’Alpino Franco Cabrio di Mogliano Veneto. La giornata del ricordo è terminata con la deposizione di una corona nella cripta che custodisce la tomba di un Caduto senza nome, uno dei tanti nostri soldati travolti nel “Calvario bianco” come lo definì don Caneva nelle sue memorie. Quindi un mazzo di fiori proprio accanto al sarcofago dove riposa l’anima di questo Tempio, l’amato don Carlo Caneva.

    Paolo Montina