Febbraio 2005 ANNO LXXXIV N 2

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    È una foto inusuale quella che pubblichiamo in copertina. È stata scattata, nella controluce del tramonto mentre già incombevano le ombre della sera, lungo il Sentiero del viandante , fra Colico e Mandello, sul ramo lecchese del lago di Como. Fabiano Folcio e Mauro Voghi avevano deciso di tornare a casa da alpini, zaino in spalla e cappello in testa. Dalla caserma di Dobbiaco, in Alto Adige, a Giussano, in Lombardia. Hanno percorso più di 400 chilometri in nove tappe. Lasciata Bolzano, mentre si incamminavano verso il passo della Mendola, un incredibile quanto gradito imprevisto: un’auto si è fermata, ne è sceso il loro Capitano, Daniele Battaini, che tornava da un corso durato settimane. L’Ufficiale aveva riconosciuto i suoi due alpini, è andato loro incontro e li ha abbracciati a lungo. Sono stati momenti di grande commozione. Ci siamo ritrovati nuova forza sulle gambe , racconteranno i due neocongedati. Una storia d’altri tempi?Per fortuna è una storia attuale, e non a caso abbiamo scritto Capitano e Ufficiale, con la C e la U maiuscole, perché è stato un buon comandante e un buon maestro di vita. Non a caso questi due giovani sono tornati a casa continuando ad essere alpini, avendone imparato il significato. Prima di partire da Dobbiaco ha scritto Fabiano avevamo cucito un’asola dentro il cappello, per appenderlo allo zaino. Ci siamo subito resi conto di quanto invece fosse ancora utile: il nostro cappello ci ha riparato dalla pioggia e dalla neve, ci ha protetto dai raggi del sole ed è stato un richiamo per molti automobilisti, albergatori, e la gente incontrata per le strade. Non poteva che stare in testa Portato con orgoglio! .