“Eravamo una famiglia, non solo soldati…”

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    Silenzio al Sacrario del Colle di Nava. In piedi, uno accanto all’altro, gli ultimi reduci della gloriosa Divisione Cuneense rendono omaggio al generale Emilio Battisti e ai Caduti fra i quali volle riposare per sempre. Le loro mani salgono lentamente alle tese dei cappelli, nel fisico il peso degli anni, nelle parole tanta voglia di raccontare. Narrano della ritirata, della prigionia, accennano alle sofferenze che hanno patito nell’animo e nel corpo, e sono tutti d’accordo quando qualcuno di loro dice che laggiù “non ci siamo persi d’animo perché non eravamo solo dei soldati, eravamo una famiglia”. Ed essere a Nava, in fondo, è come partecipare ad un incontro di famiglia a cui non si vuole mancare.

    Sul prato antistante al Sacrario una selva di vessilli e gagliardetti, la fanfara della Taurinense, gli alpini in armi del 2° reggimento comandato dal col. Cristiano Chiti e i gonfaloni delle associazioni combattentistiche e d’arma cingono come in un abbraccio i reduci, salutati calorosamente dal presidente Corrado Perona e dai consiglieri nazionali Curasì, Duretto, Greco e Lavizzari.

    Tra loro c’è il sergente maggiore Leonardo Sassetti, l’artigliere Giuseppe Albis, Albino Carbone del 1° Alpini, ultima Medaglia d’Argento vivente della Divisione Cuneense e Pietro Piovano del battaglione “Mondovì”. Tutt’attorno le persone salite al Colle per gli alpini, in una terra di confine che unisce le genti di due Regioni, al di qua la valle Arroscia, al di là il Tanaro piemontese e tutt’attorno i paesi che hanno battezzato i nobili battaglioni: Pieve di Teco, Ceva, Mondovì. “Essere qui – ha detto Perona nel suo intervento – vuol dire anche essere accanto alla gente che non ha dimenticato i loro cari morti in guerra. Questi raduni non sono pervasi di retorica ma di voglia di stare accanto ai reduci, che hanno sempre qualcosa da insegnare”.

    Parlando del momento difficile dell’Italia, Perona si è soffermato sulle parole che poco prima aveva pronunciato l’on. Eugenio Minasso, e ha auspicato che nella politica ci possa essere un’iniezione positiva di passione e d’amore per il Paese, un po’ di quel “cuore alpino” che faccia superare gli ostacoli, pur sapendo che nulla è dovuto senza sacrificio. Un esempio su tutti è quello del sergente Giacomo Alberti, Medaglia d’Argento al V.M., scomparso nel marzo scorso e alquale è stato dedicato questo 63° raduno. Il presidente Perona lo ha ricordato con commozione: “È stato un punto di riferimento per tutti; quando parlavo con lui era come se parlassi con mio padre”. Il suo successo nella vita è stato esemplare: tornato dalla guerra nella sua Imperia, Alberti riuscì a creare dal nulla, superando tante difficoltà, un complesso industriale che oggi è tra i più importanti d’Italia.

    Il raduno, cerimoniere Gian Paolo Nichele, è proseguito scandendo il rituale consolidato, con i discorsi delle autorità, dell’assessore Giorgio Sappa in rappresentanza del sindaco di Pornassio – presenti anche numerosi sindaci della zona e Lino Langella, papà di Giorgio, caduto in Afghanistan nel 2006 – e del presidente della sezione di Imperia Vincenzo Daprelà. Quindi la Messa, accompagnata dal coro Monte Saccarello e dalla fanfara alpina Colle di Nava, celebrata da don Matteo Boschetti, particolarmente vicino alla famiglia alpina poiché il nonno perì nella difesa di Corfù. Durante l’omelia ha letto la toccante lettera di Natale del ’42 di Peppino Prisco: «Ma noi siamo tornati… ogni anno siamo là, su quella neve a chiamarli. Fratelli nostri, noi vi ricordiamo».

    L’ultima nota del Silenzio. I reduci si attardano al Sacrario; ricevono strette di mano, abbracci, raccontano, salutano e sorridono. Anche quest’anno la famiglia alpina è tutta attorno a loro.

    Matteo Martin

    La dedica a Giacomo Alberti

    Il sergente Giacomo Alberti, classe 1921, reduce di Russia era l’ultima Medaglia d’Argento al Valor Militare del battaglione Pieve di Teco. Gli alpini gli hanno dedicato una targa al Sacrario del Colle di Nava.

    Questa la motivazione della Medaglia d’Argento al V.M.: «Comandante di squadra fucilieri, ricevuto l’ordine di proteggere col proprio reparto il ripiegamento della Compagnia, dimostrava capacità e ardimento. Durante una intera giornata di lotta sanguinosa si batteva con tenacia e valore, contrassaltando ripetute volte il nemico preponderante e animando i dipendenti con l’eroico suo esempio. Successivamente, in più giorni di ripiegamento nella steppa, benché dolorante per congelamento ai piedi, animava e guidava il suo reparto fino a condurre in salvo i suoi uomini. Magnifico esempio di tenacia, di ardimento e di dedizione al dovere». Fronte Russo, 17-26 gennaio 1943.

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    Nel dopoguerra, a Imperia, Alberti svolse la sua vita imprenditoriale, riuscendo a creare dal nulla un complesso industriale tra i più importanti d’Italia. Secondo di cinque figli di una famiglia di agricoltori, rimase orfano del padre a 9 anni. La sua azienda nacque nel 1948 con un piccolo centro per la raccolta e la vendita del latte. Poi, negli anni successivi, grazie alla gestione oculata e ad un grande fiuto imprenditoriale, l’azienda fiorì: uno stabilimento a Oneglia e, nel 1972, il nuovo, tecnologico stabilimento a Pontedassio. Negli anni successivi la crescita e l’estensione territoriale dell’attività nelle province di Genova e di Cuneo; la costruzione di un centro di raccolta del latte a Genola, un caseificio per la produzione del grana e un punto vendita che, in qualche anno, diviene un grande centro commerciale.