Consuntivo e speranze

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    Fine anno, tempo di auguri, tempo di bilancio. I giornali usavano riproporre gli avvenimenti salienti avvenuti nel corso dell’anno che stava per chiudersi.
    Oggi la cronaca è talmente travolgente da mettere in secondo piano il passato; ma noi, per cercare di capire a fondo il presente, proprio al passato vorremmo tornare, un passato abbastanza prossimo. A quando, per esempio, nessuno pensava che il servizio di leva fosse un’odiosa tassa, che questo dirittodovere
    costituzionale fosse un cuneo nella vita dei giovani, un muro fra il mondo della scuola quello del lavoro. Un dovere, tanto vituperato da avviare un lento, subdolo processo di disfacimento di valori.
    Contemporaneamente, è iniziata un’azione di smantellamento morale che è proceduta di pari passo con la soppressione di reparti storici, ad iniziare da quelli alpini, che più degli altri erano un tutt’uno con le tradizioni, territoriali, sociali,
    familiari e che si identificavano nei valori fondamentali senza i quali non c’è società civile.
    Non si sa bene chi abbia spinto di più in questa direzione, se il mondo politico o gli Stati Maggiori. Fatto sta che il primo ha scoperto un terreno in cui coltivare consensi, parecchi hanno cavalcato l’ondata del momento, facendo a gara per assecondare i vari ministri della Difesa: sono stati premiati, conservando a lungo la poltrona o cambiandola in meglio.
    E così, i responsabili delle Forze Armate che avevano taciuto sulla progressiva perdita di operatività del nostro Esercito, hanno scoperto improvvisamente i professionisti. Senza spiegare che questo passaggio comporta una diversa organizzazione, una diversa mentalità, un diverso esercito, nuovi e costosi sistemi d’arma e via guerreggiando.
    E i politici?I politici hanno scoperto che la politica estera si basa non più sulle visite di cortesia ma sull’autorevolezza conquistata nelle missioni multinazionali da quell’esercito per lunghissimi anni tenuto in disparte e trascurato (per anni, nella Finanziaria, quando mancavano i soldi venivano solitamente prelevati dal bilancio
    della Difesa).
    Oggi, individualità a parte, abbiamo un Esercito che stenta a tenere il passo di quello dei nostri partner. Il nuovo capo di Stato Maggiore ha usato parole chiare e coraggiose per definire carenze e necessità, e ha suggerito ai politici di ripensare il nuovo modello di difesa . Il Capo di Stato Maggiore vede nei VFA,
    i volontari a ferma annuale, la carta vincente per rendere operativo l’Esercito.
    E qualcuno avverte che nel mondo dei giovani stanno scomparendo i valori, e rilancia un servizio obbligatorio: il servizio civile, anche per le ragazze. Perché, dopo aver parlato di cuneo , di tassa , di servizio inutile che nessuno vuol più fare , si accorge che ora non si obietta più. Tutti, o quasi, scomparsi, tanto da
    mettere in crisi i servizi che molte Onlus alcune benemerite, altre meno garantivano proprio grazie agli obiettori.
    La situazione peggiorerà se non si correrà ai ripari: riqualificando il servizio civile, ma anche impegnandosi a riqualificare il servizio di leva e a incentivare con adeguata legislazione l’arruolamento dei VFA, che sono lo dice lo stesso capo di Stato Maggiore indispensabili per mantenere l’operatività della nostra Forza Armata e per garantire l’eventuale passaggio nei professionisti.
    Più volte abbiamo manifestato la disponibilità a un contributo sia per una iformulazione del servizio militare sia per quanto riguarda l’arruolamento, con l’impegno degli oltre 4200 nostri gruppi sparsi su tutto il territorio nazionale. Il nostro impegno è serio, le nostre promesse si concretizzano: vorremmo che si concretizzassero anche quelle fatte a noi, per esempio aprendo una caserma in Lombardia per accogliere gli alpini di questo bacino di reclutamento, una caserma che indubbiamente faciliterebbe l’arruolamento dei giovani dell’arco alpino centrale.
    Al consuntivo di fine anno vogliamo aggiungere, carissimi alpini, questa forte speranza, unita a quella che possiate trascorrere queste festività nell’armonia della famiglia e nella gioia.


    Beppe Parazzini