Cima Solaroli: una pagina di storia gloriosa

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    È la tarda sera del 23 ottobre 1918 sul massiccio del Monte Grappa. I reparti della ottantesima divisione alpina prendono silenziosamente posizione dietro i costoni del Monte Boccaor, del Medata, di Cima della Mandria e del Monte Pallone. Tra di loro ci sono gli alpini del 6º gruppo, di cui fanno parte i battaglioni Aosta (magg. Gregorio Vecchi), Val Toce (magg. Giovanni Manfredi) e Levanna (magg. Gerolamo Busolli). Sanno che li aspetta un compito proibitivo: conquistare cima Solaroli (quota 1.672), cima e sella del Valderoa (quota 1.520), Col dell’Agnello (quota 1.601) e Monte Fontana Secca (quota 1.601).

    Sanno anche che nella precedente battaglia del solstizio (15 21 giugno 1918) la cima dei Solaroli è sempre rimasta in mano agli austriaci, nonostante gli attacchi si fossero ripetuti, feroci ed estremamente cruenti. Gli alpini del Grappa non hanno tempo di occuparsi di strategia militare; non si interessano se sia meglio attaccare sulle cime o lungo i fondovalle del Piave e del Brenta. Saranno gli alti comandi austroungarici ad alimentare nel dopoguerra un’aspra polemica tra di loro per giudicare le scelte che hanno, di fatto, portato alla stabilizzazione del fronte dopo il crollo di Caporetto.

    Il vento è cambiato: dopo mesi di combattimenti le linee italiane si sono progressivamente consolidate ed il morale è tornato alto. Le truppe nemiche, pur ridotte alla fame ed alle prese con le sempre più numerose defezioni dei reparti bosniaci, boemi ed ungheresi, si battono ancora con estremo vigore e valore, degni avversari. La corvèe delle salmerie arriva con le taniche di cognac, da distribuire, come d’uso, agli alpini in trincea: hanno imparato che questo è il segnale che conferma l’imminenza dell’attacco.

    Difatti, a partire dalle ore 3.00 del 24 ottobre 1918 (una data significativamente simbolica scelta dal comando supremo ad un anno esatto dalla rotta di Caporetto) si apre per 4 ore un martellante fuoco di artiglieria. Tra le 7 e le 8, attraversando Val delle Mure, le brigate Aosta, Lombardia e Bologna attaccano. La sera del 24 ottobre, nonostante l’eccezionale ardore con cui si sono battuti, gli alpini del 6º gruppo ottengono solo parziali risultati, subendo perdite spaventose. Il btg. Monte Levanna è fermo tra la sella del Valderoa ed il Solarolo, l’Aosta è sul vicino Col dell’Orso, il Val Toce sul rovescio del Solarolo. Il 25 è il giorno più cruento.

    Il btg. Monte Levanna, ormai ridotto ad un pugno di uomini, si ricompatta a malga Solarolo, dopo aver perduto 21 ufficiali e 596 alpini tra morti e feriti. Perdite altrettanto devastanti per l’Aosta, con 26 ufficiali e 641 alpini e per il Val Toce (15 ufficiali e 286 alpini, sempre tra morti e feriti). Il 26 non vede sostanziali cambiamenti di posizione, mentre i resti dell’Aosta e le compagnie del Val Toce resistono strenuamente, ma alla fine sono costrette, da forze prepontaccare deranti, a ripiegare su una linea di poco retrostante l’erta pendice.

    Nel pomeriggio del 27 giungono in soccorso i reparti del Pieve di Cadore, con in testa il plotone arditi del battaglione, comandato dall’allora sconosciuto ten. Italo Balbo. Il caso vuole che pochi mesi prima, nel novembre dicembre 1917, a poche centinaia di metri in linea d’aria, sul Monta Spinoncia, abbia combattuto con il suo Gebirgsbataillon del W rtenberg l’altrettanto sconosciuto ten. Erwin Rommel (la futura volpe del deserto!).

    Finalmente, la sera del 27 ottobre, per i reparti esausti e decimati dell’Aosta, del Val Toce e del Levanna arriva l’ordine di abbandonare la prima linea e di scendere a valle. Pochi giorni dopo, termina la guerra. Per quei fatti, al battaglione Aosta verrà conferita la Medaglia d’Oro ed al Val Toce ed al Levanna la Medaglia d’Argento. Nell’anniversario di quelle battaglie gli alpini di Crespano del Grappa (sezione di Bassano), con il capogruppo Remigio Torresan, sono saliti sul Monte Solarolo per riordinare il cippo e la croce della vetta.

    Il cippo fu eretto l’8 giugno 1958 su iniziativa della Sezione di Biella che ha voluto così ricordare il proprio ten. Mario Cucco, ivi caduto il 26 ottobre 1918. Nel settembre del 1984 più di 60 alpini di Biella (guidati da Corrado Perona, oggi nostro presidente nazionale) sono tornati sulla cima Solaroli con gli alpini di Crespano del Grappa per la manutenzione straordinaria del cippo danneggiato dai fulmini effettuata insieme al CAI di Castelfranco Veneto. Per non dimenticare.

    Gianni Idrio