C’era una volta l’alpino friulano

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    Esisteva una volta un soldato diverso da tutti gli altri…

    Un soldato speciale inventato, a fine Ottocento, dal geniale capitano Perrucchetti. Un guerriero nato e cresciuto nei monti, reclutato su base
    territoriale e addestrato a combattere in ambiente alpino. Un addestramento che, spesso, doveva semplicemente disciplinare capacit gi acquisite con la lunga esperienza della montagna.
    Sin qui, si potrebbe dire che sto raccontando la buona vecchia leggenda dell’Armata alpina. Quella leggenda che si cerca di contrapporre al necessario
    cambiamento delle Forze armate; mulo contro elicottero etc
    Ma io quei soldati li ho visti e non sulle tavole di Beltrame, li ho visti vivi e vegeti, portare avanti le tradizioni dei loro nonni. Quando sono arrivato come sottotenente bocia (pi bocia che sottotenente) al 14 reggimento alpino, stava avvenendo il passaggio tra leva e personale volontario. Sono stato quindi tra gli ultimi a far servizio con alpini di leva friulani, a sentire quel loro parlottare in un dialetto che non un dialetto ma una lingua, a vedere quella loro ossessiva
    cura per il cappello che altro non se non un costante tentativo di trasformarlo in un qualcosa fuori ordinanza. Perch, in Val di Carnia, ma anche nel resto del Friuli, essere alpini qualcosa fuori ordinanza, qualcosa che lega il presente al passato. Gi al mio arrivo si cercava di relegare il personale di leva nella
    logistica, nelle Ccs, ma questi ragazzi cercavano ogni occasione per uscirsene con le compagnie, venire in addestramento (persino i furieri, che quanto all’imbosco, si sa). Non che fossero tutte rose, ma la fierezza dell’appartenenza al Corpo la si sentiva. Anche in quelli che la divisa l’avrebbero usata volentieri solo per farsi vedere dalla morosa.
    Con i volontari che stavano arrivando in quei mesi, per la maggior parte gran bravi ragazzi, si respirava per un’aria diversa. I pi erano nati ad almeno 500
    chilometri dalle Alpi, e vedevano l’assegnazione negli alpini come una sorta di fregatura. Il rimpianto del basco nero della fanteria e dei primi mesi di addestramento, lontani dai maledetti monti era una costante. Tutti facevano comunque il loro dovere, ma gli pesava, e si vedeva.
    Con il personale in servizio permanente andava anche peggio. Quando qualcuno si fatto quattro anni da bersagliere, con il debito orgoglio di portare una cascata di piume di gallo cedrone, non baratta volentieri il suo cappello con quello alpino. Chi viene da anni di servizio in una brigata meccanizzata non
    affatto scontato che sia in grado, almeno non subito, di farsi 25 chilometri di marcia in montagna. Se a met stramazza colpa sua o di chi l’ha mandato nel
    posto sbagliato?Se uno ha fatto anni di addestramento da paracadutista, ha senso non farlo pi lanciare e trasformarlo in qualcos’altro?
    Tutto il mio personale volontario o in servizio permanente ha fatto sempre del suo meglio, ma certo la distanza da casa, l’estraneit alla mentalit del corpo, la fatica della montagna hanno reso la vita grama a pi di una persona . E via via che il personale di leva se ne andava, una parte dello spirito antico degli alpini andava via con esso.
    Tutto finito dunque?No, ad un certo punto, arrivato un piccolo gruppetto di
    friulani, un tempo di leva, e che ora tornava al reggimento come VFB. Ragazzi cos innamorati della Penna Nera da rientrare nel Corpo, magari lasciando perdere prospettive vantaggiose nella vita civile. Ragazzi determinati, abituati all’attivit in montagna, capaci di un mimetismo perfetto nell’ambiente alpino, di caricarsi una browning 12.7 sulla schiena senza fare una piega. Non si tratta di persone speciali ma semplicemente uomini giusti al posto giusto, nella continuazione dello spirito di Perrucchetti: ossia, che per combattere in montagna ci vuole qualcuno abituato alla montagna.
    Si pu rispondere che la guerra moderna non pi cos, che gli alpini devono diventare una fanteria leggera come tutte le altre, che inutile caricarsi sulla gobba la broowning o la canna del mortaio da 120: l’epoca degli elicotteri.
    Forse vero, per le montagne esistono ancora e l’elicottero non arriva dappertutto. La guerra in Afghanistan, tra i tanti lutti, potrebbe insegnarci qualcosa. Una guerra in cui i commando devono spostarsi con il mulo, che noi abbiamo frettolosamente dismesso nell’84. Una guerra dove lo specialista che sa adattarsi al terreno, colpire e sparire l’indispensabile complemento tattico
    dei bombardieri.
    Questo non significa che il nuovo modello di esercito permanente non funzioni, ma che bisogna salvaguardare la specificit delle truppe da montagna, forse anche nelle modalit di reclutamento. Basti pensare che gli inglesi hanno professionisti da anni, ma un reggimento di Gurkha un reggimento di Gurkha, non ci finiscono dentro paracadutisti. E se uno nato a 800 chilometri dalle
    Alpi vuol fare l’alpino?Ben venga, a patto che lo voglia davvero e non ce lo sbattano per far numero, a riempimento, senza chiederglielo nemmeno, e mandino il friulano o il piemontese in Marina.

     

    Matteo Sacchi