BOLZANO – Gli artiglieri del Verona

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    La storia dimostra che artiglieria da montagna significa fatica, sudore e silenzio nel passo cadenzato sui sentieri di montagna, sulla roccia, sui ghiacciai. Ma significa anche solidarietà fra commilitoni e unicità con i compagni di strada. Sentieri percorsi zaino in spalla, sotto il caldo sole o nella tormenta, insieme a un amico che con l’artigliere ha convissuto e per l’artigliere era uno di famiglia: il mulo. 

    Non dimenticando mai la loro casa alpina, gli artiglieri che prestarono servizio nel Gruppo Verona, uno dei tre gruppi del 2º artiglieria da montagna, brigata Tridentina, si sono dati appuntamento alla caserma Huber. Grande entusiasmo sui volti dei 180 artiglieri con consorti e amici provenienti principalmente dal Trentino, Veneto, Lombardia ma anche da Toscana e Piemonte che si sono ritrovati, tanti i gagliardetti e i vessilli di Gruppo e Sezione. L’ammassamento nel grande piazzale della caserma Huber ha dato il via alla giornata: l’alzabandiera e la deposizione di una corona al piccolo monumento che ricorda i Caduti.

    L’allora comandante delle Truppe Alpine gen. Federico Bonato, davanti ai congedanti schierati per batteria, ha voluto con semplici parole, rivivere i ricordi di naja che hanno portato così tante persone a ritrovarsi alla caserma di Bolzano. A seguire la Messa celebrata dal cappellano don Cottali e accompagnata dal coro Castel Flavon. Non poteva mancare una vista alla caserma prima di mettersi in coda, come ai vecchi tempi, davanti alla mensa truppa dove, in due turni visto il numero dei partecipanti, si è potuto apprezzare un menu molto diverso dai tempi passati per qualità e quantità! Canti, racconti di come eravamo, aneddoti e ricordi, foto, ritrovi e calici sollevati hanno concluso la giornata.

    Francesco Ramini