Alpini, per favore ritornate

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    Bolzano è un bijou, nemmeno una carta a terra o un fiore calpestato. L’avevano detto, ma non ci si credeva. Sembrava impossibile uscire indenni dall’assalto dei trecentomila. Pareva impossibile alla città dove regna un ordine asburgico, in cui si passa il tempo a pettinare i fili d’erba delle aiuole. E invece ci sono riusciti. «Alpini, per favore ritornate ». Stava scritto così su uno striscione appeso lunedì mattina fuori da un terrazzo, lungo le vie della sfilata. Il giorno dopo l’Adunata, inutile negarlo, i bolzanini si sono risvegliati tutti un poco depressi, intristiti, col magone: mai avrebbero pensato di vivere una simile magnifica baraonda; ora è finita e non vedono l’ora che ricapiti.

     

    Lo ha ribadito il governatore altoatesino Luis Durnwalder: nel 2009 aveva detto no agli alpini per la concomitanza con le celebrazioni per il bicentenario dell’eroe tirolese Andreas Hofer e nel 2011 aveva deciso di non celebrare i 150 anni dell’Unità d’Italia. E in entrambe le occasioni le penne nere non avevano compreso. Nel 2012 invece, godendosi l’Adunata dal palco delle autorità, con un sorrisone grande così ha dichiarato: «Prima si rifà, meglio è». E lo pensava davvero. Perché gli alpini non hanno cambiato la città, l’hanno stravolta, scardinando credenze, cancellando pregiudizi, generando positività, forse come mai era accaduto in altre adunate. Perché a Bolzano, inutile negarlo, è stata un’altra cosa. Un’edizione memorabile, specie per i bolzanini di lingua italiana.

    Non è questione nazionalistica, bensì identitaria: migliaia e migliaia di bandiere italiane d’ogni foggia e dimensione, appese in tutte le maniere possibili e immaginabili. Mai visti così tanti tricolori. Sono rimasti lì anche dopo la sfilata, per giorni. Esposti non contro qualcuno, ma per mostrare con gioia la propria identità, l’orgoglio di essere bolzanini, il desiderio di festeggiare assieme. Un magnifico insegnamento alpino, raccolto prontamente dalla città. Perché gli alpini hanno compiuto un miracolo: andare al di là di steccati e contrapposizioni, non escludendo, ma affidandosi all’inclusione. Sono bastati una damigiana di rosso, una risata, una battuta, l’allegria sgangherata di cori e fanfare a zonzo coi trabiccoli, per coinvolgere anche i più scettici.

    A Bolzano non è andata bene, è andata benissimo, perché si sono divertiti tutti. Ma proprio tutti. Perché questi benedetti alpini sono contagiosissimi, portano allegria, fanno sorridere il cuore. E i sudtirolesi, una festa così, non l’avevano mai vista. Dunque hanno detto un grazie, sincero, anche loro. Non è stato solo merito degli alpini, perché l’Alto Adige negli ultimi decenni è migliorato assai. Ma le penne nere hanno contribuito in maniera determinante a far approdare la Provincia autonoma nell’Europa della convivenza. Non quella dei vuoti proclami politici, ma quella concreta, della gente comune. Tutti insieme a far festa. Sembrerà poco, ma a Bolzano non era mai successo. Alpini, grazie. E per favore, ritornate presto.

    Davide Pasquali