Allarme neve: ce n’ sempre meno sull’arco alpino

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    Allarme neve su tutto l’arco alpino: lo dicono in due distinti rapporti la Cipra,  Commissione internazionale per la protezione delle Alpi, e l’Ipcc, l’organismo delle Nazioni Unite per il controllo del clima…

    Colpa dell’effetto dei gas inquinanti che formano una cappa sul nostro emisfero
    e producono l’effetto serra con conseguente progressivo surriscaldamento della terra.
    Questo fenomeno, secondo gli esperti, diminuir le precipitazioni e la durata della neve, che sulle Alpi destinata a scomparire entro vent’anni al di sotto dei 1200
    metri, per essere sostituita dalla pioggia. Il che render precaria in inverno la situazione in tantissime stazioni turistiche. Entro il 2050, poi, secondo l’organismo dell’Onu, per trovare la neve dovremo spingerci oltre i 1500 metri. Inoltre, destinato a diminuire il numero dei giorni adatti allo sci: dall’attuale media di 51 giorni a, secondo le previsioni pi pessimistiche, soli 24 giorni in tutto il periodo invernale.
    Questi dati, resi noti all’inizio del dicembre scorso in concomitanza con l’avvio della stagione sciistica, non sembrano aver prodotto pi che una fuggevole curiosit. Eppure sono segnali inquietanti. La mancanza di neve a basse quote mette a rischio il turismo invernale con notevoli ripercussioni anche economiche. Per contro, i titolari di impianti di risalita saranno costretti a costruirne di nuovi a quote sempre pi elevate, compromettendo l’equilibrio dell’alta montagna, un ambiente finora relativamente protetto.
    Per garantire la praticabilit delle piste e conseguentemente rispondere alla domanda turistica, si stanno tranquillizzando gli sciatori garantendo loro piste innevate artificialmente. Il ricorso a questa discutibile pratica (in Austria e in Alto Adige il 35 per cento delle piste servito per l’innevamento artificiale) non privo d’inconvenienti: comporta l’impiego di grandi quantit d’acqua e di energia, oltre che l’utilizzo di sostanze chimiche che di certo non fanno bene all’ambiente.
    Il problema, ce ne rendiamo conto, non facilmente risolvibile, specialmente se si pensa che il turismo invernale una delle poche fonti di reddito di tante zone
    montane.
    Insomma, proprio all’inizio dell’Anno internazionale delle montagne, un nuovo campanello d’allarme ci viene dagli esperti. In un momento in cui spirano venti di guerra e pi immediate emergenze occupano l’attenzione del mondo, non possiamo tuttavia trascurare previsioni che condizioneranno il nostro futuro abbastanza prossimo.
    L’interrogativo sempre quello: fino a che punto siamo disposti a sacrificare l’ambiente per produrre con impianti industriali e tecnologie che inquinano l’aria?
    Si dir: aria ce n’ tanta Ebbene, no. L’involucro di ossigeno che ci consente di
    respirare relativamente sottile. Immaginiamo di trovarci sulla vetta del Monte Bianco: abbiamo sopra di noi tanta aria, respirabile, quanto quella ai nostri piedi.
    Non troppo poca per non proteggerla?