Afghanistan, missione difficile

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        A fine mese gli alpini del 9º reggimento agli ordini del col. Claudio Berto saranno in Afghanistan con gli altri reparti della forza armata italiana inviata dalle Nazioni Unite per pattugliare una vasta area a nord di Kabul, impedire infiltrazioni di terroristi di Al Qaeda dal Pakistan  e partecipare alle attività che saranno decise dal comando della missione, che si trova a Tampa, in Florida.

     

    A Tampa ci sono da tempo ufficiali italiani, addetti ai collegamenti: saranno loro a fare da tramite con il contingente italiano, che sarà agli ordini del brigadier generale Giorgio Battisti, comandante della brigata alpina Taurinense. Il generale Battisti ha già fatto esperienza in Afghanistan avendo comandato il contingente Isaf, la forza multinazionale di stabilizzazione a Kabul, una missione intrapresa d’intesa con il governo del presidente Karzai. Quanto al 9º reggimento, è costituito da veterani che hanno al loro attivo l’intervento in Bosnia, Kosovo e in Albania.
    Gli alpini del 9º non saranno soli perché il contingente italiano sarà di mille uomini: ci saranno anche una compagnia di alpini paracadutisti del battaglione Monte Cervino, carabinieri paracadutisti del reggimento Tuscania, incursori della Marina, un reparto dell’Aeronautica e quindi unità delle trasmissioni, del genio, specialistici della logistica e di supporto che dovranno consentire il regolare svolgimento della missione dei reparti che saranno impegnati nelle operazioni vere e proprie. La missione del contingente italiano durerà sei mesi ed avrà un costo previsto di 100 milioni di euro. Ci sono anche due unità della Marina, una delle quali è salpata martedì 14 da Taranto con 400 uomini facendo rotta per l’Oceano Indiano, dove parteciperà con la flotta europea Euromarfor a operazioni di interdizione antiterroristica.
    I primi a partire per la missione in Afghanistan sono stati 35 specialisti della logistica, decollati dalla base di Pratica di Mare sabato 11 gennaio. Hanno raggiunto dapprima Dubai, quindi con un C130J, equipaggiato con strumentazioni antimissili, hanno raggiunto Kabul. La base del nostro contingente sarà a Bagram, 60 chilometri dalla Capitale, dove si trovano anche americani e inglesi e dove si trova il comando dell’operazione Enduring Freedom: una base superprotetta usata dai russi durante la guerra contro i talebani e riattivata per la circostanza. Per le prime settimane i nostri alpini dovranno affiatarsi con gli altri contingenti, poi inizieranno anche per loro le missioni. Si tratta, come è stato detto e scritto, di una missione particolarmente difficile e non priva di rischi. I nostri alpini hanno avuto un addestramento adeguato e sono equipaggiati con armamento ed equipaggiamento adatti alla missione.
    Altro non ci è stato possibile sapere, anche perché i particolari di questa nostra partecipazione sono avvolti da particolare riservatezza. Possiamo solo ribadire che la missione dei nostri alpini e degli altri militari italiani è la più rischiosa e che nessuno avrebbe mai voluto veder partire per uno scacchiere di guerra i nostri soldati. Lo diciamo anche per quei pochi che hanno interpretato la solidarietà, la trepidazione e l’affetto ma anche l’orgoglio per la considerazione di cui godono gli alpini in campo internazionale, come truppe scelte e altamente affidabili che abbiamo espresso nei riguardi degli alpini mandati in missione come desiderio di mandare i nostri alpini in guerra. Noi respingiamo questa provocazione, e continueremo a stare idealmente a fianco dei nostri alpini e degli altri militari italiani che stanno compiendo il loro dovere a quattromila chilometri dall’Italia, per difendere perché di questo si tratta la pace di tutti.