8° CISA: tempi duri, ma… siamo alpini!

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    L’8 Convegno itinerante della stampa alpina de L’Aquila concluso all’insegna della fiducia.

     

    Il convegno della stampa alpina che ogni anno ci riunisce in città diverse scaturisce dal bisogno di tanti responsabili di giornali di confrontarsi con gli altri, parlare dei problemi comuni, tracciare linee guida su argomenti che richiedono risposte inderogabili dopo la sospensione della leva obbligatoria e la conseguente riduzione delle truppe alpine. Le risposte sul che fare non sono facili. Se n’è parlato all’assemblea dei delegati, sulle pagine de L’Alpino, su tanti giornali sezionali e di gruppo. L’ottavo convegno itinerante della stampa alpina (CISA) dell’Aquila ha avuto il pregio di farci fare un passo avanti in questa discussione, con spirito pragmatico. Ci sono stati ancora interventi legati al vecchio stile, ma si è soprattutto guardato al futuro, non foss’altro per mettere a fuoco i problemi sui quali, con serenità e buon senso, dovremo discutere. Ci siamo detti che veniamo da lontano, che abbiamo dei valori, che anche altri li condividono tanto che vorrebbero essere uguali agli alpini, dalla testa ai piedi. Qualcuno ha detto che dovremmo essere sempre di più, o comunque non diminuire; altri hanno replicato che no: che siamo, che saremo quanti saremo duri e puri e non si deve transigere; altri ancora hanno sollevato dei distinguo e lasciato la porta socchiusa a nuovi, possibili, iscritti.. A convegno concluso, era evidente la differenza non tanto fra obiettivi diversi i nostri valori da tutelare perché sono i valori stessi sui quali si fonda la società quanto fra concezioni diverse, una sorta di spartiacque d’età: da un lato tutto quello che ha fatto grande l’Associazione (non è mancato certo il pensiero ai Caduti e ai reduci), dall’altro idee nuove, pur nel solco della stessa tradizione. Che grande fortuna, questa simbiosi. Perché se non fosse così, come dice sempre Beppe Parazzini, saremmo come gli altri, e lo ha ribadito con parole chiare anche Corrado Perona nel suo intervento. Il messaggio che L’Aquila una culla degli Alpini ha lasciato ai responsabili della nostra stampa è dunque la necessità di discutere per decidere insieme con quell’indispensabile senso di etica, di affinità di sentimenti per poter arrivare a decisioni opportune per fare o non fare , rivendicato nella relazione d’un autorevole congressista. Nella cronaca di questo 8º CISA abbiamo dunque preferito parlare degli argomenti, più che dei relatori. Sarebbe, del resto, impossibile seguire una traccia logica citando tutti: i giornali sezionali potranno colmare questa lacuna riportando l’intervento, o gli interventi, dei rispettivi delegati, per avviare la discussione anche all’interno della sezione o del gruppo.

    Amici degli alpini

    Premesso che mai la nostra Associazione è stata così in buona salute, è innegabile che la fine della leva ha, avrà il suo peso, condizionando numericamente e qualitativamente le nuove iscrizioni. Di qui la necessità, evidenziata in molti interventi, di arruolare nuovi iscritti: potenziali soci che hanno fatto l’alpino e, forse, anche nuovi amici degli alpini (il forse è d’obbligo, perché c’è chi ha proposto di contingentarne il numero). Particolarmente vivace la discussione sugli amici, alla luce di quanto è emerso nella scorsa assemblea dei delegati, con l’idea di reclutarli fra i giovani che si avvicinano al servizio civile, alla protezione civile, al mondo del volontariato. L’Associazione ha alpini che sono stati e sono tuttora istruttori, potrebbe dunque facilmente, anche grazie alle proprie strutture (come quella di Costalovara e del Contrin) allestire campi formativi. Facendo attenzione è stato suggerito che se puntiamo solo sulla protezione civile rischiamo di diventare una mera associazione di volontariato, e allora iscriviamo tutti . Ma dopo il periodo di addestramento, o dopo un periodo di permanenza come soci, partecipando alla vita associativa (quanti anni?, cinque, dieci?) questi non alpini si sono chiesti alcuni saranno come chi ha fatto la naja, con le sue marce, i sacrifici, l’addestramento militare?Avranno imparato a stare in cordata, aiutandosi l’un l’altro per arrivare in cima, tutti insieme?Avranno acquisito i nostri stessi valori?Fortunatamente ci sono tanti amici degli alpini hanno replicato altri che sembrano alpini in tutto e per tutto, tranne che per il cappello, che non hanno e che proprio perché capiscono neanche vorrebbero. La discussione è aperta e non si è certo esaurita al congresso.

    Giornali, radio e Tv

    È stata anche avanzata la proposta di farsi conoscere nell’ambiente più consono, le caserme degli alpini, stando a contatto con i giovani in divisa per seguirli, dimostrare loro che c’è una grande famiglia pronta ad accoglierli. E poi ci sono gli studenti degli ultimi anni dei licei: facciamoci conoscere anche da loro, è stato detto trovando ampi consensi. E smettiamo di piangerci addosso, c’è tanto da fare Smettiamola, anche perché, ha aggiunto un direttore di testata, i nostri valori sono quelli dei quali la stessa società ha bisogno. Possiamo comunicarli anche attraverso i nostri giornali, che devono puntare ad avere un buon standard qualitativo, di contenuti e di grafica. A questo proposito sarebbe assai utile organizzare delle giornate di tecnica giornalistica e scrittura nei vari raggruppamenti, sulla falsariga di quella curata dalla sezione di Luino, con ottimi risultati. Altrettanto utile sarà il nostro Centro Studi come promotore di opportune iniziative. Se ci conoscono ci ameranno : una conoscenza che passa anche attraverso il rapporto con i politici e i media: quelli locali devono essere contattati dai gruppi, quelli regionali dalle sezioni e quelli nazionali sono di competenza della sede nazionale. Libro Verde della Solidarietà S’era detto del volontariato. Il responsabile del Centro Studi, Giuliano Perini, ha presentato in anteprima la terza edizione del Libro Verde della Solidarietà, che dà conto di quanto hanno fatto le migliaia di gruppi e le 80 sezioni che quest’anno sono state tutte sollecite nell’inviare i rispettivi consuntivi. Ne risulta un complessivo di 795.852 ore lavorative ed elargizioni in denaro per oltre quattro milioni di euro: facendo un conto per difetto del costoora, il totale si aggira sui 24 milioni di euro. Una testimonianza tangibile della solidarietà alpina, dunque, nel solco della tradizione.

    Il nuovo www.https://www.ana.it

    Ma non è certo solo tradizione. Gian Paolo Nichele ha infatti presentato il nuovo portale dell’Associazione www.https://www.ana.it, strumento di comunicazione e informazione ormai indispensabile alla nostra Associazione. Sullo spazio riservato a L’Alpino è possibile trovare non soltanto il giornale del mese corrente ma anche la raccolta dei numeri arretrati, da consultare come il giornale di carta, e poi le news, la corrispondenza con i lettori, i link, tanto altro ancora che fa del nostro portale la casa o­n line nella quale gli alpini si ritrovano. La nuova, moderna veste facilita la ricerca e il colloquio a distanza in tempo reale di tutti i soci: si tratta di uno strumento ormai indispensabile oltre che prezioso di comunicazione che si aggiunge ai giornali alpini.

    I saluti ufficiali

    Il convegno, che si è svolto nella mattinata di sabato e in quella di domenica, ha avuto anche momenti di ufficialità. Prima di tutto, il saluto del presidente della sezione Ornello Capannolo, che con i suoi bravi e sempre disponibili alpini abruzzesi ha così ben organizzato questo importante incontro annuale. Poi quello di Giorgio Dematteis, assessore alla Protezione civile della Regione Abruzzo, coordinatore nazionale della P.C. delle Regioni. Gli alpini abruzzesi rappresentano il fiore all’occhiello del volontariato della nostra regione , ha detto l’assessore. Costanti, silenziosi, presenti sempre nelle grandi calamità che hanno colpito il Paese. Sono la dimostrazione dello spirito che anima i soldati nelle missioni di pace e che viene trasferito negli alpini in congedo . Parole confermate anche dall’assessore comunale Roberto Ettorre, alpino, il quale ha voluto anche portare un contributo alla discussione sugli amici degli alpini: senza cappello ma nell’Associazione, se hanno doti morali e amore per la Patria, qualità che consentiranno all’ANA di continuare a vivere .

    Il gen. Carlo Frigo

    Con molto interesse è stato seguito l’intervento l’intervento del maggior generale Carlo Frigo, che rappresentava il comandante delle Truppe alpine ten. generale Bruno Iob e che ha assistito ai due giorni del convegno assieme all’addetto stampa del Comando, ten. col. Maurizio Paissan. Frigo ha messo in risalto l’importanza degli organi di stampa ai fini della diffusione dell’immagine: vale per l’ANA ma vale anche per le Forze Armate, che stanno velocemente recuperando il terreno perduto fornendo a giornali e televisioni un grande apporto di informazioni. In particolare in questo momento storico per quello di positivo che i nostri soldati stanno facendo per la società e per i valori della democrazia . Un apporto anche nella politica estera, come del resto viene riconosciuto alle missioni dei nostri soldati, peraltro molto stimati e ammirati dagli altri contingenti con i quali operano nelle missioni di mantenimento della pace. Quanto ai volontari, in un sistema di professionismo ha continuato Frigo abbiamo avuto la conferma che i soldi non sono tutto, che la principale risorsa resterà sempre quella umana , che non si dovrà prescindere dai valori ideali che il militare dovrà possedere. La stampa alpina, può fare molto, ha detto il generale Frigo. Favorire l’arruolamento è necessario quanto favorire l’inserimento del volontario nel tessuto sociale nel contesto in cui si trovano le caserma. Il volontario, uomo o donna, celibe nubile o coniugato, ha bisogno anche di voi come società. Il militare di professione deve poter essere indirizzato e aiutato per trovare casa, scuola per i figli, e se del caso, lavoro per la moglie. Il soldato, quale che sia la sua regione di provenienza, ha bisogno di trovarsi bene sia in caserma che fuori, ha bisogno di essere accettato, non sopportato . Questo rapporto reciproco volontario ANA ha continuato il generale vi consentirebbe di farvi conoscere meglio e di avere nuovi soci in servizio attivo . Il generale ha infine invitato la stampa alpina a sostenere le campagne pubblicitarie per l’arruolamento negli alpini. Noi ha concluso abbiamo bisogno di voi, ma voi non potete fare a meno di noi. Ora, più di prima, dobbiamo lavorare insieme . I congressisti hanno applaudito a lungo le parole del generale Frigo, accolto al convegno con grande simpatia.

    Corrado Perona

    Molto atteso era l’intervento di Corrado Perona, anche per la sua designazione da parte dei raggruppamenti a candidato unico alla successione di Beppe Parazzini. Gli amici degli alpini sono importanti ha esordito ma il futuro dell’ANA passa anche attraverso altre cose . Per esempio i progressi della rete telematica che collega soci, gruppi e sezioni in tempo reale con la sede nazionale e fra di loro; le vivaci discussioni in ambito associativo e il nostro Centro Studi, che è necessario sviluppare perché dev’essere fonte di idee e di iniziative, un organismo per mantenere la memoria del passato ma che ha anche una grande funzione propositiva, rivolta al futuro . Così come è fondamentale la stessa stampa alpina, organo di collegamento e di informazione per i nostri associati, perché abbiano coscienza di quanto avviene nell’Associazione. Ma sono soprattutto i giovani ai quali bisogna guardare, e a loro Perona ha dato grande importanza. Dobbiamo rivolgerci a loro ha continuato Dobbiamo responsabilizzarli, conoscere i loro desideri. Loro vivono con idee nuove. Fanno parte della vita dell’Associazione, ma vorrebbero anche poter cambiare, portare una loro impronta, magari discutendo come abbiamo fatto noi con i nostri veci. Oggi questi giovani ci sembrano un po’timidi, ma noi dobbiamo saper ascoltare anche la loro voce. E a questo proposito ha detto Perona dobbiamo occuparci dei giovani del centro sud. Ci sono tanti giovani di queste regioni che vengono congedati dopo un periodo di ferma annuale o triennale e che tornano alle loro case: noi dobbiamo interessarci di loro ma anche delle sezioni che questi giovani dovranno gestire. Sono alpini a tutti gli effetti! Dobbiamo investire anche su di loro, perché questi ragazzi rappresentano il nostro futuro . E riferendosi alla scadenza del mandato di Parazzini: Beppe ha avuto un compito difficilissimo ha continuato ma noi lo abbiamo seguito. Ci lascia un’Associazione unita, compatta, con idee chiare ed è per questo che noi dobbiamo vedere il nostro futuro in un’ottica ottimistica, difficile ma ottimistica . Ditemi, quando questa Associazione ha sbagliato?Mai. Se non fosse così, saremmo come tanti altri! Noi abbiamo resistito non solo perché abbiamo i numeri ma perché nell’Associazione c’è la qualità. Questa è la nostra caratteristica . Ed avviandosi alla conclusione: Non dobbiamo avere fretta nelle nostre scelte. Ma, quando avremo ponderato e deciso, dovremo partire senza tentennamenti. Avanti, nel confronto delle nostre idee, per camminare insieme. Se rimarremo quello che siamo vedo il nostro futuro con ottimismo . L’assemblea ha applaudito a lungo.

    Beppe Parazzini

    Quello di Parazzini non voleva certo essere un discorso di commiato: importanti appuntamenti attendono ancora il presidente prima della scadenza del suo mandato, soprattutto l’Adunata di Trieste, un avvenimento carico di significati in quella città martire, ponte sui Paesi balcanici che guardano all’Europa unita. Parazzini prima di tutto ha ringraziato il presidente della sezione Abruzzo Capannolo e tutti i suoi alpini abruzzesi, alpini di lunga storia e di razza. Ha quindi affrontato il tema legato agli amici degli alpini, un tema spesso in discussione sia nel CDN che nelle sezioni e nei gruppi. Abbiamo cercato di dare una risposta a questo interrogativo che ci assilla ormai da tanto tempo ha detto il presidente , abbiamo cercato di fare qualcosa per le sezioni all’estero, ma i risultati non sono stati soddisfacenti . Per Parazzini parlare solo se dare o no il cappello agli amici degli alpini è molto riduttivo. È ora di smetterla di parlare degli amici degli alpini che poi diventano un qualcosa di più. Noi dobbiamo partire da una constatazione: ci sono amici che sono nati con lo spirito alpino ma che non hanno avuto l’esperienza positiva di aver fatto il servizio militare nelle truppe alpine. Hanno quindi i nostri valori, meglio, le nostre caratteristiche, tanto che loro stanno bene con noi e noi, guarda caso, ci troviamo bene con loro . E ha continuato: Gli amici sono quelli che ci dicono: voglio essere tuo amico, pago la quota e dammi la tessera. Ma quello che si dà anche da fare non è solo un amico, è qualcosa di più. Ma a questo punto noi, che siamo abituati a parlarci chiaro, a guardarci negli occhi e dire quello che pensiamo quando si tratta di affrontare questo argomento desideriamo che il problema venga risolto da altri, ma non da noi! Eh, no. Dobbiamo risolverlo noi! Certo, ha ragione Corrado Perona a dire: guai ad avere fretta. Ma dobbiamo discuterne e voi, stampa alpina, dovete aiutare la sede nazionale, dare indicazioni, riflessioni perché è necessario riflettere su questo argomento . Il quale non è certo l’unico. Ce ne sono altri. Uno è quello dei rapporti con le forze armate: se non avremo un rapporto positivo con le forze armate e in particolare con le truppe alpine, è come se ci mancasse una gamba. Dobbiamo essere convinti che potremmo anche andare per la nostra strada, ma non saremo certo soddisfatti dopo aver sbattuto la porta … . Parazzini si è quindi rifatto alla nascita della nostra Associazione, a quel 1919 in cui i nostri padri fondatori discussero su chi aveva il diritto di poter essere iscritto all’ANA, riservata soltanto a coloro che erano stati in prima linea. Gli ufficiali e i cappellani non li volevano neanche ha soggiunto con un sorriso tanto era severa la scelta dei soci. Ma oggi i tempi sono cambiati e dobbiamo prenderne atto , ha proseguito. In Consiglio nazionale, in discussioni molto accalorate, abbiamo deciso che è necessario affrontare il problema del futuro associativo. Voi direte: banalità. Ma l’Associazione, quando ha dovuto occuparsi di questo problema lo ha fatto sempre con una fatica enorme . Preliminarmente ci siamo posti la domanda: chi siamo?Abbiamo constatato che alla caratteristica iniziale di Associazione d’Arma si sono aggiunte, nel tempo, le caratteristiche del volontariato, dello sport, dell’assistenza al prossimo, dello svago, della tutela della natura senza tuttavia mai identificarsi in alcuna di queste attività. Abbiamo preso atto che come Associazione d’arma manteniamo la memoria del passato, ma che operiamo nel presente e nel futuro, che le diverse condizioni sociali dei nostri iscritti non influiscono in alcun modo nei nostri rapporti: questo è uno dei pregi della nostra Associazione. Abbiamo dato per scontato che i nostri valori sono racchiusi in 85 anni di alpinità e nella natura formativa del servizio militare . Quando andiamo a Roma ha proseguito il presidente allo Stato Maggiore diciamo che non vogliamo dei soldati alpini, ma degli uomini alpini: è diverso! Che l’attuale sistema di arruolamento cambierà la natura dell’alpino e che noi non siamo con Le foto sono di Giorgio Petricca. tenti! Ma ci siamo anche detti che non possiamo fare la guerra allo Stato, che dobbiamo prendere atto delle nuove realtà e fare in modo che la nostra vita associativa continui, e che continuino ad esistere le truppe alpine. E, allora, diciamo che siamo disposti a collaborare con lo Stato Maggiore per sostenere le truppe alpine: ecco quindi nostre delegazioni tornare a Roma, ecco la firma di accordi con le Regioni . E poi: Abbiamo pensato di individuare cosa possiamo fare affinché il nostro stile di vita, i nostri valori siano tramandati, non solo perché sono i nostri valori, ma perché appartengono a tutta la comunità. E abbiamo deliberato di individuare, pur con tutte le cautele del caso, nuove regole che disciplinano l’ingresso nella nostra Associazione. Dobbiamo lavorare in sintonia, dialogando. Dobbiamo insistere e vedrete che, se saremo uniti come lo furono i nostri progenitori, ce la faremo . Avviandosi alla conclusione, Parazzini ha accennato ai sei anni del suo difficile e delicato mandato. Sono contento di aver gestito l’Associazione e di aver rappresentato gli alpini, che tanto fanno sempre tutto alla grande . E confermando il suo stile di dire le cose serie con una punta di humor: Vi lascio un insegnamento ha detto sorridendo Cosa deve fare il capo?Primo: lavorare; dare l’esempio; fare, fare, fare. Ma non basta ha aggiunto Secondo: deve anche far fare, coinvolgere i collaboratori in modo che ci sia un’unione di intenti e di ideali. Terzo: lasciar fare! Viva l’Italia, viva gli alpini! I congressisti, in piedi, gli hanno tributato un applauso che non finiva mai e che voleva dire, con grande riconoscenza: grazie, presidente.