Articolo Alpino

Una vita da film


  Argomento: Ana

Articolo di tipo Articolo   pubblicato nel numero di Maggio 2018 dell'Alpino


Molti sanno che Walter Bonatti, leggenda dell’alpinismo e non solo, ha svolto il servizio militare nelle Truppe Alpine, ma pochi che è stato socio dell’Ana per decenni. Iscritto sessant’anni fa, dal 1958 fino al 2011, anno della sua morte, al Gruppo di Semonte, frazione di Vertova (Bergamo). Bonatti nacque a Bergamo nel 1930, si trasferì poi con la famiglia a Monza, ma negli anni della Seconda Guerra Mondiale, per sfuggire ai pericoli conseguenti ai bombardamenti degli stabilimenti siderurgici della zona, traslocò con la mamma a Semonte, presso la casa di una zia. Frequentò le scuole medie presso la Casa del Fanciullo dell’ordine di Malta con sede a Gazzaniga. 

Qui, nel 1943, conobbe Dino Perolari, che diventò suo amico per la vita, anche lui futuro alpino che ricoprirà per decenni l’incarico di commissario tecnico delle attività sportive nazionali dell’Ana e della Sezione bergamasca. Tutti e due abitavano a Semonte e facevano la strada assieme per raggiungere la scuola. Frequentando due classi diverse, era nelle comuni lezioni di educazione fisica che si sfidavano alla corda e alla pertica, ma Walter era imbattibile, era un ginnasta nato. Negli anni dell’adolescenza, quando i ragazzi bramano evadere dal quotidiano, furono complici di sortite su per la Cloca, un’altura a monte dell’abitato, oppure in esplorazioni negli anfratti dell’ombrosa Valvertova.

Poi la vita li separò. Walter tornò a Monza, nel 1946 si iscrisse nella locale società di ginnastica “Forti e Liberi” e due anni dopo nel gruppo alpinistico “Pell e Oss”. Ebbe così inizio la sua straordinaria serie di arrampicate, prima sulla Grigna e poi su tutto l’arco alpino. Nel novembre 1950 tornò nei luoghi dell’adolescenza per effettuare, insieme all’amico Camillo Barzaghi, la prima ascensione sulla Corna Rossa dell’Alben (Val del Riso), 4º e 5º grado, ora chiamata Torrione Bonatti.

Fu di quel periodo la conquista della Est del Grand Capucin, 6º superiore, nel cuore del Monte Bianco, scalata durata quattro giorni, che lo consacrò tra i grandi alpinisti. Nel 1951 arrivò la cartolina rosa. Bonatti nel suo “Montagna di una vita” scrive: “Ricorderò sempre che dopo aver sostenuto le cosiddette prove attitudinali, e dopo aver espresso il desiderio di fare l’alpino, l’incredibile verdetto fu: destinazione Reparto Motorizzato di Cecchignola.

Se ci ripenso mi viene da ridere, cosa però che non feci allora. Anzi, fu per la mia ribellione che presto mi ritrovai tra le mie montagne, assegnato al 6º Alpini e per di più con incarichi speciali che mi occupavano la maggior parte del tempo a scalare montagne. Furono quindi mesi per me straordinari, uno dei periodi più belli della mia vita”. Angelo Cristina sul n. 4/2011 del “Baradèll”, periodico della Sezione di Como, ha ricordato gli incontri avuti con Bonatti durante la naja: “Al Car del 6º Alpini a Merano tra i compagni d’armi ne ebbi due destinati a diventare famosi: Walter Bonatti e Carlo Mauri”. La destinazione ai vari reparti poi li divise: Bonatti a Vipiteno nel battaglione Bolzano, Mauri a Brunico nell’Edolo e Cristina a Merano nel Trento. Ma presto Bonatti fu comandato alla Scuola Militare Alpina di Aosta, dove, oltre che istruttore, diventò il capocordata preferito dal comandante capitano Enrico Peyronel, con lui fece varie ascensioni tra cui la prima alla parete Sud della Punta Young (m. 3.996) delle Grandes Jorasses.

Cristina ebbe ancora modo di incontrare Bonatti sul Gruppo Ortles-Cevedale dove era stata programmata un’esercitazione di “Forze congiunte” con lancio di paracadutisti sul ghiacciaio e nell’autunno 1952 a Prato Piazza (Val Pusteria), dove erano confluito tutto il 6º reggimento per le ultime manovre alla fine del campo estivo, tra cui era prevista la salita alla Croda Rossa. Cristina scrive: “Il capo cordata era Walter Bonatti. Durante l’ascensione ebbi modo di apprezzare la sua tecnica alpinistica originale, non mutuata da altri”. Poco dopo, nel 1954, Bonatti fece parte della spedizione italiana al K2 ed il suo apporto fu fondamentale per la conquista della vetta, come gli fu pienamente riconosciuto seppure in ritardo. Essendo il “bocia” del gruppo fece di tutto e di più. Il suo fisico eccezionale e la sua giovane età gli permisero di essere, sopra gli ottomila metri, il più presente fisicamente e mentalmente; dimostrò per l’ennesima volta di essere un signor alpinista. Al papà scrisse semplicemente “la mia parte l’ho fatta”. Per la conquista del K2, la Sezione Ana di Monza lo nominò socio onorario ed ai festeggiamenti ufficiali, tenutisi a Milano, sfilarono le fanfare del 4º Alpini ed una rappresentanza in armi del 4º, 5º e 6º Alpini, reggimenti dove avevano militato alcuni componenti della spedizione.

Da allora seguì una serie impressionante di ascensioni, spesso solo, al limite dell’umano. Bonatti sfidò l’impossibile e lo vinse. Una tra le imprese più grandi, senza precedenti eppure quasi dimenticate, fu la traversata delle Alpi. Tra il 14 marzo e il 18 maggio 1956, Walter Bonatti e il “suo” tenente sotto naja, l’alpino Lorenzo Longo, insieme ad alcuni compagni che via via condividono tratti del percorso, attraversano le Alpi. Facendo affidamento solo sulle loro gambe e senza mai “prendere strappi” da mezzi meccanici, Bonatti e Longo riescono a portare a termine l’intera traversata in soli 66 giorni, percorrendo 1.795 chilometri e coprendo 73mila metri di dislivello. Una avventura che diventa presto un’impresa, che si snoda lungo tutta la catena, dalle Alpi Giulie al Mar Ligure. Il 22 febbraio 1965 Bonatti conclude la prima salita della Nord del Cervino in solitaria, aprendo una nuova via. Dopo questa impresa decide di dare l’addio all’alpinismo estremo per indossare i panni dell’esploratore. Era questa la sua essenza.

Seguirono spedizioni nei posti più remoti e selvaggi del mondo; si dimostrò anche in questo ambito straordinario e ottimo giornalista. I suoi articoli su “Epoca” restano indimenticabili. In una di queste spedizioni, memore delle avventure vissute insieme da ragazzi, chiese a Dino di seguirlo. Voleva con sé l’amico di scuola. Purtroppo dopo mesi di uscite d’allenamento tra la Grigna e l’Alben - montagne familiari ad entrambi - Dino, alla vigilia della partenza, è costretto a rinunciare per un grave infortunio in un cantiere della ditta di cui è titolare con i fratelli. Walter continuerà le sue spedizioni e Dino seguirà la sua azienda e gli atleti alpini, si incontreranno spesso e volentieri negli intervalli dai vari impegni. Dino ricorda con orgoglio: «Dal 1958 è sempre stato socio del Gruppo di Semonte, ha partecipato a diverse nostre cerimonie e ha organizzato numerose serate. Ne ricordo una memorabile all’auditorium del Seminario di Città Alta, patrocinata dalla Sezione di Bergamo, il cui ricavato venne totalmente devoluto alla Casa Alpina per disabili di Endine Gaiano.

Tra l’altro, mi diceva spesso che tra la marea di riviste e giornali che riceveva, leggeva sempre con piacere L’Alpino». E quanto fosse radicato nel cuore di Bonatti il ricordo di quegli anni, l’amicizia per Dino e gli alpini del paese, lo suggella una sua foto scattata in una delle sue ultime spedizioni che porta la dedica autografa: “Lo scalatore della Cloca, agli amici del gruppo alpini di Semonte. Walter Bonatti”.

Luigi Furia
luifuria@gmail.com

  15/05/2018

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