Articolo Alpino

Un trentino, camuno d’adozione


  Argomento: Ana

Articolo di tipo Articolo   pubblicato nel numero di Maggio 2018 dell'Alpino


Sono molti i trentini che hanno dato lustro allo sport, alle arti e alle scienze, in passato e di recente. Uno tra loro si fece onore come scienziato, naturalista ed esploratore. Era un alpino della prima ora e precisamente del 1873, anno in cui la nostra specialità, dalla teoria di Perrucchetti, divenne pratica grazie al Ricotti. Giambattista Adami era nato a Pomarolo in Trentino il 20 aprile 1838 e, dopo aver compiuto gli studi ginnasiali a Rovereto, s’iscrisse alla facoltà di giurisprudenza a Innsbruck. Poco più tardi si trasferì a Padova per frequentare il II e III anno ma, sentendo il fervore della lotta e degli ideali provenienti dalle zone limitrofe, scelse, fra mille pericoli insieme con vari compagni trentini, di varcare il confine e di raggiungere Torino per arruolarsi nelle truppe sardopiemontesi. 

Prestò servizio nel 10º fanteria fino all’armistizio di Villafranca: combatté alla Sesia e a Palestro. Si iscrisse quindi alla Scuola Militare di Modena e ottenne i gradi da ufficiale dei bersaglieri. Anche tra “le cento penne” venne apprezzato per intelligenza e cultura, tanto da essere inviato come insegnante alla Scuola dei bersaglieri a Livorno. Ma la guerra del 1859 lo richiamò a Custoza, dove si distinse con valore. Successivamente operò in Meridione, fino alla data fatidica del 1872, anno in cui nacque il Corpo degli alpini con le nuove Compagnie chiamate a difendere i valichi in montagna.

Proprio per questo motivo il Ministro della Guerra indicava “nella scelta degli ufficiali, chi aveva fatto volontariamente domanda, ma anche chi possedesse attitudini ed inclinazioni per lo sport e la vita della montagna”. Ad Adami vennero riconosciuti tutti i requisiti e fu inviato a Edolo nella nuova XIII Compagnia. La sua capacità di comando e d’addestramento divenne famosa, come venne anche ricordato in un articolo sull’Illustrazione Militare del 1º novembre 1887: “Dal Cevedale al Tresero, al Gavia dal Tonale all’Adamello, al Baldo, non vi fu vetta così eccelsa, dirupo così franoso che l’Adami non calcasse, scrutasse col grande amore di naturalista insigne”.

Nel 1882 fu promosso Maggiore e incaricato della formazione del nuovo battaglione alpino “Monte Lessini” a Verona e per tre anni rese importanti servigi al generale Pianell. In questo periodo Adami si ammalò, fu ricoverato e durante la sua assenza vennero commesse delle irregolarità di servizio di cui, purtroppo, fu chiamato a rispondere. Per questo motivo venne trasferito nel 51º fanteria a Brescia e poi a Girgenti e a Sciacca in Sicilia. Questo fatto lo piegò nel corpo e negli affetti: aveva lasciato a Brescia la sua sposa, Laura Sinistri, donna di una delle più nobili famiglie della Valle Camonica, e le sue quattro bambine. Inoltre un orribile sarcoma alla mascella non gli diede scampo: ebbe il tempo di rivedere la sua famiglia a Brescia e, dopo tre ore di dolorosissima operazione, spirò il 5 ottobre 1887 all’età di 49 anni, alla vigilia della promozione a tenente colonnello.

Fu seppellito nel cimitero di Brescia, sulla tomba una semplice croce. La fama di Adami è ancora oggi ampiamente viva per motivi di carattere scientifico e alpinistico. Come scienziato naturalista, studioso di conchiglie e molluschi (malacologo), nel nebbioso 17 agosto 1875 sulla Presolana, Adami scoprì un mollusco endemico e la relativa conchiglia. Accortosi della nuova specie, che decise di chiamare Pomatias Canestrinii in onore del conterraneo Giovanni Canestrini fondatore della Società veneto-trentina di Scienze naturali, di cui Adami era socio fra i più affermati.

Nel 1876 Adami finalmente pubblicò la sua scoperta, in quanto dovette far reclamo contro un collega che voleva dare un nome diverso alla stessa specie. Il mollusco, analizzato oggi in modo più approfondito, è chiamato Cochlostoma Canestrinii. Ne raccolse più di 15mila esemplari ma oggi questa collezione non è più disponibile nella sua integrità perché, come si legge nel Bollettino del Naturalista di Siena, nel 1888 fu venduta. La famiglia successivamente cedette a vari collezionisti altri 3mila esemplari. Certamente alcuni preparati della collezione Adami possono essere individuati nelle Raccolte del Museo di Scienze Naturali di Milano, Bergamo, Brescia e Trento.

Oltre al mollusco della Presolana, Adami fece molte altre scoperte in campo naturalistico, tanto da essere annoverato fra gli scienziati più insigni, anche a livello internazionale. Come esploratore e alpinista era conosciuto e apprezzato nella zona dell’Adamello: nel 1873, appena nominato capitano degli alpini, venne inviato a Edolo a comandare la XIII compagnia alpina che sarà la sua famiglia per 9 anni. Esplorò le vallate adamelline e fece dettagliate cartografie. Il suo lavoro esordì nel 1875 sul Bollettino del Club Italiano con un commento alle carte ricognitive del luogotenente austroungarico Julius Payer che fu il primo a raggiungere la vetta dell’Adamello nel 1864.

Tuttavia molte altre zone dell’Adamello non erano ancora esplorate e Adami potè annotare molti itinerari per agevolare gli alpinisti “avendo percorsa tutta la zona con la mia Compagnia dal Tonale a Crocedomini”. Nella sua relazione del Cai individua una via “comoda e facile” per salire l’Adamello che è quella per la Val Salarno. Compì inoltre osservazioni glaciologiche notando già forti arretramenti della fronte del ghiacciaio; descrive la salita per la Valle dell’Avio, passando per Malga Lavedole.

Da lì, tramite un comodo sentiero, che non figurava però su nessuna carta, notò l’esistenza di uno stretto, ma lungo bacino (oggi nei pressi del lago Venerocolo) che poteva essere usato come punto logistico per gli alpinisti: niente di più azzeccato, visto che poi nel 1892 il Cai di Brescia edificò il Rifugio Garibaldi nel punto proprio da lui indicato. L’itinerario dell’Adami consiglia di superare i Corni del Confine e raggiungere il Pian di Neve, oppure, in alternativa, percorrere la Val Adamè e superare il ghiacciaio “anche se ripido e pieno di crepacci, molti dei quali però si possono saltare e aggirare”. Raggiunta la vetta dell’Adamello la descrive come “tondeggiante, e per non molte persone, ma 12 possono starvi comodamente”. E annota: “La vetta deve aver franato perché non presenta più quel tratto di piano descritto da Payer” dieci anni prima.

In onore alle sue esplorazioni, studi e ricognizioni sull’Adamello, oggi una cima nel Gruppo del Baitone, la più bella, visibile fin da Edolo, è a lui dedicata, mentre il valico nei pressi di cima Venerocolo prende il nome di Passo della Tredicesima, in onore della sua Compagnia alpina. A quasi due secoli dalla sua nascita, le montagne continuano a ricordaci l’alpino Gianbattista Adami, scienziato e alpinista, trentino e camuno d’adozione.

Andrea Bianchi
andyblanck@gmail.com

  15/05/2018

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