Al Contrin il 24 giugno
Alla fine di giugno si rinnova l’immancabile appuntamento al rifugio Contrin in Marmolada per il 35º raduno. La cerimonia, accompagnata dalla fanfara alpina Monte Zugna di Lizzana, inizierà alle ore 11,15 con l’alzabandiera, gli onori al Labaro dell’Ana e l’omaggio al cippo del capitano Andreoletti; seguiranno gli interventi delle autorità e la Messa. Alle 12,30 rancio alpino al rifugio.
130 anni… in ritardo
Egregio direttore, leggo con non poca meraviglia che la ricorrenza ultra centenaria della fondazione di una parte consistente delle Truppe Alpine (l’artiglieria da montagna) non può essere pubblicata su L’Alpino con motivazioni a dir poco superficiali. Purtroppo, per un equivoco circa le procedure e gli indirizzi di posta elettronica, l’articolo è giunto alla vostra redazione nel 2018, ma solo 37 giorni dopo la fine del 2017, anno della ricorrenza. Posso capire le attese ma un evento di tale rilievo storico, che riguarda migliaia di penne nere e bianche iscritte all’Ana, meriterebbe una qualche priorità e sono sicuro che sarebbe letto con piacere anche in differita. Mi permetto di ipotizzare che anche il giornale potrebbe trarne qualche vantaggio in tema di gradevolezza. Tanto volevo rappresentarle e, in ogni caso, mi rimetto alla sua rivalutazione sull’opportunità di diffondere l’evento nell’ambito delle Truppe Alpine in servizio ed in congedo, abbonati a L’Alpino. Con viva cordialità.
gen. D. Epifanio Pastorello Presidente Sez. Prov. A.N.Art.I. di Torino
AOSTA – Natale alpino a Saint-Pierre
Come avviene da diversi anni alpini, alunni, insegnanti, amministratori di Saint-Pierre si incontrano prima di Natale per gli auguri: quest’anno si sono dati appuntamento nell’aula magna della Scuola Primaria “Abbè Cerlogne”. Dapprima un pensiero a chi sta vivendo momenti di difficoltà con la donazione di un guidoncino alla onlus di Pistoia “Dinamo Camp” che segue i ragazzi dai 6 ai 17 anni. Poi un ricordo per il generale Luigi Morena, “andato avanti” nel 2017, tesserato del Gruppo che ogni anno andava nelle scuole e incontrava i ragazzi per spiegare loro perché non si devono fare più guerre.
Il logo è nostro!
Nella pagina del Secolo del 3 aprile trovo la segnalazione di un’associazione che dichiara di condividere i valori del’Associazione Nazionale Alpini, cui mi onoro di apparte nere. Chiunque condivide i nostri valori è ben visto, e auguro a valori alpini le migliori fortune, che però vanno raggiunte senza usare il nostro logo che è nostra proprietà e non può essere utilizzato da nessun altro.
Dove si respira alpino
Quando avremo tra le mani questa copia de L’Alpino, gli occhi e il cuore saranno immersi nell’aristocratica bellezza della terra trentina. Ed avremo l’impressione di trovarci a casa, grazie all’operosa ed elegante accoglienza della sua gente. È l’indole tenace, senza i fronzoli delle chiacchiere, di gente abituata a competere con la terra, per procurarsi i mezzi di sostentamento e intenta ogni giorno a domare il territorio per renderlo ospitale.
Le tre “M…”
Spettabile redazione, alla vigilia di due importanti manifestazioni a Trento, la 91ª Adunata degli Alpini in maggio e il Dolomiti Pride in giugno, un tale che si professa alpino, in seguito ai commenti suscitati dalle motivazioni della scelta del Governatore, ha voluto precisare che è doveroso non confondere la cioccolata con la m.... Al riguardo, mi sono sentito in dovere di inviare il seguente testo ai tre quotidiani trentini: «Chiedo ospitalità per intervenire su alcune espressioni riportate dalla stampa locale in questi giorni, in merito alle due manifestazioni che si terranno a Trento nel maggio e giugno prossimi.
Il Giorno dimenticato
Egregio direttore, ogni anno il 26 gennaio l’Ana ricorda, commemora e celebra in grande stile la battaglia di Nikolajewka: bene, è cosa buona e giusta! Il caso vuole che il 27 gennaio ricorra la Giorno della Memoria (per commemorare le vittime dell’Olocausto, ndr) e, in questo caso, da parte dell’Ana c’è un silenzio assordante.
Una vita da film
In partenza per il Libano
Dopo due anni gli alpini tornano in Libano. Nel maggio del 2016 la brigata Taurinense era stata impegnata per sei mesi nel Paese dei Cedri, oggi tocca alla Julia, salutata ufficialmente lo scorso 6 aprile a Udine, nella splendida cornice del chiostro cinquecentesco della caserma Di Prampero, sede del Comando brigata. Gli alpini in congedo, sempre vicini a quelli in armi in queste occasioni, erano presenti con il Presidente nazionale Sebastiano Favero, il suo vice Alfonsino Ercole e alcuni consiglieri nazionali che hanno scortato il Labaro, mentre le penne nere delle Sezioni, presenti con numerosi vessilli, erano schierate accanto ai reparti della Julia.
CUNEO – Suoni e parole
Al teatro Toselli di Cuneo, la fanfara della brigata Taurinense ha presentato “Ta-pum, suoni e parole dalla Grande Guerra”. La fanfara, magistralmente diretta dal maresciallo maggiore Marco Calandri, anche autore di pregevoli arrangiamenti, è stata accompagnata dalla voce narrante di Luca Occelli, attore cuneese che ha frequentato l’accademia teatrale Toselli di Cuneo e la scuola del teatro Stabile di Torino, diretta da Luca Ronconi.
Strategie per il ripristino della leva
Caro don Bruno, ho letto il tuo fondo e la lettera del generale Manfredi favorevoli al ripristino della leva obbligatoria. Condivido l’analisi e l’auspicata soluzione del problema per la formazione civica di tutta la gioventù italiana purché congiunta ad un serio addestramento militare finalizzato al dovere costituzionale della difesa della Patria. Prima di intraprendere le iniziative proposte a tal fine, quali raccolta firme e convegno, ritengo opportuno un attento esame di quelle messe in atto dalla nostra Associazione prima che la classe politica, con una operazione elettoralmente vantaggiosa e di dubbia costituzionalità, sospendesse i valori della leva militare.
SUD AFRICA – Per chi non tornò
A Zonderwater, a 80 chilometri da Johannesburg, c’è il più grande campo di prigionia eretto dagli alleati durante la Seconda Guerra Mondiale. Di lá passarono 109mila prigionieri di guerra italiani provenienti dai fronti dell’Africa Orientale e dell’Africa Settentrionale. La cittadina, eretta dai prigionieri di guerra italiani, non esiste più; c’è invece il cimitero, dove sono sepolti 277 soldati italiani morti in prigionia.


