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lunedì, 21 Settembre 2026

Alpini in politica

Nel lontano 1973 sono stato chiamato a prestare servizio militare come alpino presso la caserma Battisti di Vipiteno. Dal 1976 sono iscritto all’Ana condividendone lo statuto e i principi. Purtroppo devo constatare che, col passare degli anni, i valori perseguiti sono stati progressivamente travisati e annacquati fino a trasformare alcuni Gruppi di paese in qualcos’altro, un qualcosa di molto simile ad una delle tante associazioni di volontariato certamente e sicuramente meritevoli, all’interno delle quali tutti, alpini e non, possono partecipare e dare il proprio contributo, ma senza dubbio un’altra cosa rispetto all’associazione di coloro che, da regolamento, possono indossare il cappello. 

Variazioni sul tema

Gentile direttore, come componente di un coro alpino, vorrei avere il suo parere, magari suffragato o meno da qualche Maestro di altro coro, in ordine a questo argomento. Capita a volte, per quanto molto molto raramente, che qualche componente del coro trovi a ridire su alcune parole della canzone, su qualche riga o addirittura strofa dal contenuto/ significato un po’ “particolare”, “fuori tempo”, “fuori luogo”, con richiesta di sostituire le parole, la riga, la frase con altre, oppure non cantarle.

Mai nessuna interferenza

Caro direttore, lettera di Walter Pugliese a pagina 7 de L’Alpino di aprile mi ricorda come un pessimo direttore del nostro mensile: forte con i deboli e debole con i forti. Può essere, ma quel poco di autostima che mi porto dentro mi fa pensare che le opinioni di Walter siano piuttosto personali.

Historia magistra vitae

Caro Direttore, scrivo per conto di mio padre Ernesto Savoia. Leggendo l’articolo in prima pagina ogni tanto mi viene da scrivere e questa volta c’è quello sul passato storico della nostra società.

I prigionieri di Mosonmagyaróvár

La più grande fabbrica di polvere da sparo della monarchia austroungarica fu costruita a Mosonmagyaróvár (Ungheria) negli anni precedenti la Grande Guerra e durante la guerra fu ampliata. Alle migliaia di prigionieri che lavoravano nella fabbrica, tra cui moltissimi italiani di tutti i Corpi, venne data l’opportunità di erigere una cappella tra le semplici baracche provvisorie. Gli italiani si distinsero per la dedizione e la religiosità con cui concorsero alla realizzazione della struttura. La cappella dedicata all’Esaltazione della Santa Croce, quasi una chiesa per la sua ampiezza, non è strutturalmente diversa da una delle baracche ma la sua particolarità consiste nel rivestimento interno in legno di larice.

DANUBIANA – In marcia per ricordare

Il Gruppo Ungheria, Sezione Danubiana, ha partecipato anche quest’anno alla marcia organizzata dai riservisti ungheresi (Matasz) che ricorda i Caduti sul fronte del Don, nella ritirata o in prigionia. Storicamente la 2ª Armata ungherese confinava con il fianco sinistro dello schieramento italiano dell’8ª Armata (ARMIR) e con il Corpo d’Armata Alpino. La marcia si svolge su tre giorni e si snoda tra boschi e prati.

TORINO – Borgaro e Caselle per lo sport e la salute

L’Associazione Sportiva Dilettantistica Don Bosco Caselle ha presentato un progetto di collaborazione con “Forma Onlus”, la fondazione dell’ospedale pediatrico Regina Margherita di Torino, dal titolo “Piccoli Ambasciatori di Forma”. Lo scopo è quello di portare sui campi di calcio un importante messaggio: “Lo sport e la salute sono per tutti, giochiamo per il Regina”. 

DOMODOSSOLA – Ai Caduti della Valle Anzasca

Nei primi mesi del 1919 si costituì un comitato promotore per la costruzione di un monumento ai Caduti di tutta la Valle Anzasca. Fu identificato come luogo più idoneo il poggio di Castigiasco, a 500 metri di quota, poco distante da Cimamulera. Il progetto, affidato all’ing. Andrea Fauser di Milano, da realizzare in sarizzo, la pietra locale estratta dalla montagna, non avrà compimento per difficoltà di vario genere. Nel 2007 gli alpini di Cimamulera decidono di recuperare l’antico progetto: lavorano alacremente per dissotterrare le pietre già tagliate all’epoca e le trasportano sul luogo dove sorgerà il monumento, realizzato su progetto dell’ing. Paolo Bortot.

Don Pollo, un fratello

È stato l’arcivescovo di Vercelli monsignor Marco Arnolfo a consegnare due reliquie del Beato don Secondo Pollo alla brigata alpina Taurinense e all’Ordinariato Militare d’Italia, al termine della Messa che si è svolta nella basilica di Maria Ausiliatrice di Torino, in occasione della celebrazione del precetto pasquale da parte delle Forze Armate del capoluogo piemontese.

Gesti d’amore

Tutti conosciamo la grandezza del Beato don Carlo Gnocchi. Con queste righe vorrei ricordare quando, prima della sua morte, decise di donare le proprie cornee a due ragazzi divenuti ciechi. Era il 28 febbraio del 1956 e il professor Cesare Galeazzi ebbe diversi problemi di giustizia. Però con questo fatto si accelerò in Italia la normativa per l’espianto degli organi (D.L. n. 235 del 3 aprile 1957). Mio padre Vincenzo seguendo tutto il dibattito sulla vicenda ne restò colpito e ci ripeteva sempre che era suo desiderio donare i suoi occhi, che erano bellissimi, ma le circostanze della sua morte non lo permisero.

Gli alpini… un bambino

Per i solutori di enigmistica, si chiama sciarada. Ossia si tratta di partire da una parola strana, che in realtà ne contiene due o più, mescolate insieme come si fa con le carte di un mazzo. Il gioco consiste nello scomporre questa parola originale per vedere da quali altre essa è composta. Chissà se Adam El Haddad, bambino di sette anni, di Castellafiume nella Marsica, nato in Abruzzo ma figlio di genitori marocchini, sa di aver fatto una sciarada. Ci vorrà del tempo per spiegargli come i grandi a volte rendono complicate le cose più semplici.

Al Frais vince la nebbia

Viene difficile parlare di una gara senza poter presentare classifiche, tempi e foto di trofei alzati al cielo. Eppure è così. Per la terza volta in 49 edizioni ha vinto il maltempo che ha mandato a monte tutto quanto di buono era stato organizzato sulle magnifiche piste del Pian del Frais a Chiomonte, dalle Sezioni di Torino e Val Susa. Mesi di organizzazione, 340 atleti che fiduciosi hanno affrontato la trasferta, una valle in festa hanno dovuto inchinarsi impotenti al trionfo della nebbia e fortunatamente del buon senso. Alcuni, indipendentemente dalle decisioni della giuria, abbandonavano comunque sconsolati il campo di gara. Poi, verso le dieci e dopo un primo rinvio la decisione. Arrivederci al prossimo anno.

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Nato a Como il 25 luglio 1964 è funzionario di pubblica amministrazione. Ha prestato servizio nella Fanfara della Brigata Orobica nel 1986-’87. Dal 1988 è...

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