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giovedì, 17 Settembre 2026

Spirito e testimonianza

Pochi sanno o ricordano che anche gli alpini, hanno sventolato il loro cappello e la loro lunga penna nera sull’aeroporto di Cortina d’Ampezzo. Lo spiazzo dietro l’albergo Fiames, un tempo solo pista per elicotteri, fu ampliato per essere utilizzato anche per i piccoli aerei da turismo. Due mesi di lavoro (luglio/agosto 1963) e pochi alpini allungarono ed allargarono la pista esistente. 

Tracce del passato

Un pubblico numeroso e attento ha affollato, nella mattinata del 22 ottobre, il salone del Centro culturale “La Società” per assistere alla consegna dei riconoscimenti ai vincitori di “Alpini Sempre”, il premio nazionale letterario di narrativa e ricerca scolastica sugli alpini. Arrivare alla 15ª edizione è un risultato di non poco conto per una comunità periferica e per un piccolo gruppo Ana e dimostra l’interesse della gente e il valore degli scrittori che hanno posto al centro dei loro lavori la montagna e il ruolo degli alpini sia in pace che in guerra. 

Questione di teste

Leggo con assiduità le lettere al direttore e vi trovo sempre spunti di riflessione molto interessanti. Ho letto con molto interesse la discussione sul diritto a portare il cappello alpino. Sembrerebbe che portare questo sia un onore, mentre il berretto che gli organi centrali hanno stabilito per amici ed aggregati sia meno onorevole. Ma non è così.

Rassegna calendari alpini

Si terrà a Imola il prossimo 11 marzo la 18ª Rassegna dei Calendari Alpini a cura del Gruppo di Imola Valsanterno e de L’Alpino Imolese. Ogni testata giornalistica alpina, Sezione, Gruppo o reparto alpino interessato dovrà far pervenire entro il 31 gennaio 2018 due copie del proprio Calendario 2018 all’indirizzo: Gruppo Alpini Imola Valsanterno, piazza Gramsci, 21- 40026 Imola (Bologna), se possibile non a mezzo corriere. Per informazioni telefonare a Giovanni Vinci, tel. 0542/682785, cell. 334/3930680, mail: giovinalpin@libero.it oppure a Dante Poli, cell. 320/0625078, email imola.bologneseromagnola@ana.it

Come una tribù

Circa un anno e mezzo fa sul nostro giornale usciva l’articolo “Realizzare un sogno” che sintetizzava un progetto di collaborazione tra l’Ana e l’Università, progetto che potremmo oggi intitolare “Studi storici verso il centenario dell’Associazione Nazionale Alpini”. Il progetto si sviluppa in sei borse di studio semestrali e un assegno di ricerca annuale, dal 2016 al 2018, con l’obiettivo di terminare nel 2019 in occasione del nostro centenario. 

Scambi epistolari

Sono la moglie di un alpino che purtroppo è “andato avanti”, come dite voi, e io non riesco a farmene una ragione. Siamo stati assieme ben più di 47 anni e finché ha potuto ha sempre partecipato a tutte le Adunate, a tutti gli incontri che il suo Gruppo organizzava con infinita gioia, e io quando potevo lo seguivo. 

Il forte Bramafam

Con questa nostra lettera vogliamo ringraziare ufficialmente e pubblicamente il Gruppo di Bardonecchia (Sezione Val Susa). Il Gruppo si è dimostrato l’unica realtà in Alta Valle di Susa che ha spontaneamente deciso di contribuire finanziariamente al lavoro di volontariato che noi da più di vent’anni svolgiamo per il recupero e l’allestimento museale del Forte Bramafam di Bardonecchia. 

INTRA – Per Florindo e Vittorino

Florindo era un ragazzo del 1917 e se n’è andato sul far dell’estate, seguendo a pochi mesi di distanza l’amico Vittorino, classe 1920. Hanno lasciato il Gruppo di Miazzina e la Sezione Intra, consegnando a chi li ha conosciuti i loro preziosi ricordi di reduci e di alpini. Quando Florindo Morandi nacque, suo padre era al fronte, poi toccò a lui vivere l’esperienza della Guerra: per Florindo il secondo conflitto mondiale è durato ben sette anni e si è concluso con un ritorno a piedi da Dubrovnik al paese natìo affrontato fra mille pericoli, incontri e disavventure. Vittorino Meschia aveva affidato i suoi ricordi ad un quaderno denso di appunti: “Il 18 marzo 1940 sono stato chiamato alle armi nel battaglione Val Toce e, dopo un’estate trascorsa in diversi campi estivi all’Alpe Veglia, il 6 novembre sono passato al battaglione Intra. 

Tre richieste

Caro direttore ti chiedo di pubblicare il testo di tre cose in tutto, la prima è l’inno degli alpini perché a richiesta pochissimi lo sanno, la seconda è il testo in vernacolo di coscrit piemonteis, che sarebbe bello che almeno gli alpini piemontesi cantassero quando una banda o fanfara lo esegue, la terza è la richiesta/proposta che la Preghiera dell’Alpino non sia letta da un singolo eletto ma che venga richiesto che tutta l’assemblea la reciti, dopo anni di uditorio e polemiche sul testo, almeno che la si reciti magari unendosi a catenata come facciamo nel coro parrocchiale con il Padre Nostro.

All’ultimo colpo

La Sezione di Verona, in collaborazione con il Tiro a segno nazionale di Verona che festeggiava i 150 anni dalla sua costituzione, ha avuto l’onore di ospitare il 48º Campionato nazionale Ana di tiro a segno di carabina libera a terra e il 34º di tiro a segno con pistola standard; dopo il successo organizzativo e sportivo del 2013, anche questa volta Verona ha saputo dare il massimo.

Orgogliosi custodi

Brescia e Nikolajewka. Una storia lunga settantacinque anni, ormai. Una storia di cui le Penne Nere bresciane si sono fatte custodi ed orgogliose testimoni a livello nazionale. Proprio a Brescia, nel gennaio 1946, infatti, a soli tre anni dal doloroso epilogo della Campagna di Russia, alcuni Reduci della Tridentina si ritrovarono in un’osteria, per ricordare. Le centinaia di chilometri percorsi a piedi all’andata, tra i campi di girasole e quelli della ritirata sulla neve, avevano lasciato un segno profondo: mille storie tragiche e i volti degli amici visti scomparire, senza poter fare nulla. 

I motti e la loro epoca

Leggo con stupore la lettera di Riccardo Gismondi, al quale vorrei ricordare che il motto Dio-Patria-Famiglia risale al laico Giuseppe Mazzini, non certo al ventennio fascista. Chi ne vuole conferma può compiere una modesta ricerca, anche su internet. Inoltre ricordo bene che in molte nostre Adunate degli anni passati, vi erano cartelli con la scritta “Dio, Patria, Famiglia”. “Pro aris et focis” (l’equivalente, in latino, del motto Dio-Patria- Famiglia) è un detto usato dagli antichi autori per esprimere attaccamento a tutto quello che è caro e venerabile. Aggiungo che è il motto di molte famiglie e anche di reggimenti militari.

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Nato a Como il 25 luglio 1964 è funzionario di pubblica amministrazione. Ha prestato servizio nella Fanfara della Brigata Orobica nel 1986-’87. Dal 1988 è...

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