22.6 C
Milano
venerdì, 24 Maggio, 2019

VERONA – Per il papà dei mutilatini

Davanti alla baita degli alpini di Borgo Nuovo (Verona) è stata inaugurata l’opera dedicata al Beato don Carlo, per volontà degli alpini locali, guidati dal Capogruppo Adriano Residori, con il contributo del consorzio Zai. Alla cerimonia sono intervenuti il sindaco di Verona Flavio Tosi, l’assessore comunale Antonio Lella, il Consigliere sezionale Flavio Melotti e una rappresentanza del 4º Alpini paracadutisti. Il parroco Giorgio Fainelli ha benedetto l’opera: un medaglione in bronzo su una stele di marmo. Luigi Gelmini, allievo di don Gnocchi, presente alla cerimonia, ha ricordato che don Carlo, nelle visita a Roma, gli domandava sempre: «Caro Luigi cosa posso fare io per te?». Il Santo degli alpini, con la sua tenerezza, dava speranza ai ragazzi meno fortunati alleviando le loro sofferenze. 

Milano: Messa nel 7° anniversario della beatificazione di don Gnocchi

Il prossimo 25 ottobre presso il Santuario di via Capecelatro 66, a Milano, verrà officiata una Messa per il 7° anniversario della beatificazione di don Carlo Gnocchi, nell’anno in cui si celebra il 60° della morte.

Concerto per don Gnocchi a Milano

Venerdì 21 ottobre presso la Chiesa di S. Vittore al Corpo (via San Vittore 25, Milano), concerto della Cappella musicale “Pueri Cantores” e dell’orchestra sinfonica “Giulio Rusconi”, diretti dal maestro Dario Garegnani, che eseguiranno il Requiem in re minore KV 626 per Soli, Coro e Orchestra di Wolfgang Amadeus Mozart.

Raduno della sezione di Pavia in ricordo di don Gnocchi, Olivelli e il gen....

In occasione del raduno sezionale del 2 ottobre a Mede Lomellina, la sezione ANA di Pavia e il Gruppo di Mede, in collaborazione con la Fondazione Don Gnocchi, ricorderanno il Beato don Gnocchi, il generale Franco Magnani e Teresio Olivelli.

"Don Gnocchi ci parla", serata dedicata alla memoria a Pozzolengo

Sabato 9 luglio, alle ore 20.45, si svolgerà a Pozzolengo (Brescia), in piazza don Carlo Gnocchi, una serata dal titolo “Don Gnocchi ci parla”, dedicata alla memoria, agli scritti, alle immagini, all’Opera del beato cappellano alpino nel 60° anniversario della scomparsa. 

Verso la santità

È il 17 agosto 1979. Sperandio Aldeni, artigiano ed elettricista, è al lavoro come tutte le mattine. Quel giorno si trova ad Orsenigo, in provincia di Como (oggi Lecco), a pochi passi dallo stabilimento della Cartotecnica. Intorno alle ore 16, entra nella cabina di trasformazione da 15 mila volt per collegare l’interruttore primario alla linea che arriva dall’Enel. 

All’inferno e ritorno

«L’altra sera, una chiara e fredda sera invernale spazzata dal vento, i miei piccoli, gli orfani dei miei alpini, dormivano tutti naufragati nei grandi letti bianchi della casa austera e serena da poco preparata per loro. Dormivano il loro sonno di seta, popolato di corse spensierate al paesello alpestre, nella grande casa ancora tutta da scoprire. E nell’oscurità frusciante di innocenti pensieri e di sogni ridenti, tornai a vedere gli occhi desti e trafiggenti dei miei morti. Lente e stanche le palpebre del sonno scendevano su di essi. I miei morti, finalmente, riposavano in pace».

Interprete d’umanità

Racchiudere in un’immagine la straordinaria figura del beato don Carlo Gnocchi è impresa improba e per nulla soddisfacente. Eppure, tra gli slogan sopravvissuti alla storia, due sembrano sintetizzare più di altri la poliedrica e affascinante personalità di un uomo – e di un prete – che ha fatto la storia del Novecento italiano: santo con la penna alpina e padre dell’infanzia mutilata. Non sono icone poi così distanti. 

Dicono di lui…

  Mario Rigoni Stern «Segni di croce sugli alpini» Struggenti le parole di Mario Rigoni Stern, anch’egli alpino della Tridentina, reduce di Russia e autore...

Genesi di un santo

«Cari amici, noi ci domandiamo se don Gnocchi abbia esaurito il suo servizio sacerdotale alla Chiesa ambrosiana chiudendo gli occhi all’esistenza terrena, oppure se egli lo continui in una forma che non sia soltanto quella dell’efficacia della sua opera, della nostalgia della sua persona, ma in una missione permanente per la Chiesa di Dio». 

Don Carlo e gli alpini

Sono trascorsi sessant’anni dalla sua dipartita eppure l’eco di don Gnocchi risuona ancora in tutti, alpini e non. È emblematico come quest’uomo, figlio di un artigiano del marmo, modelli la propria vita sulle orme di Cristo facendone un esempio luminoso che rifulge a distanza di anni continuando a (s)colpire le nostre vite. La sua è una carità trasbordante, quella che all’indomani dalla Russia mette in moto qualcosa di nuovo. L’esperienza della guerra con il suo alito di morte e neve lo cambia, ma è lui, in ultimo, a mutare il conflitto stesso, umanizzandolo fino alla creazione del fiore più bello, la Pro Juventute. Un’ancora di Pace nella fluttuante atrocità della guerra. E per una volta possiamo dire che la montagna partorisce un gigante. Un alpino instancabile capace di grande sensibilità e acume in grado di sollevare gli animi, specialmente dei più giovani, gli stessi che oggi tornano nell’occhio del ciclone. Prendiamo allora parte a questa sua eredità con la semplicità di quel sorriso che fa nuova la società!

La parola del bene

È l’Opera di un santo. Sognata, voluta e realizzata da don Gnocchi per assicurare cure, riabilitazione e integrazione sociale a mutilatini e poliomielitici. Un’Opera di carità, nata nei giorni più drammatici della ritirata di Russia. Scrisse in quell’inferno bianco al cugino Mario: «Sogno, dopo la guerra, di potermi dedicare per sempre ad un’opera di carità, quale che sia, o meglio quale Dio me la vorrà indicare.

ULTIMI ARTICOLI

L’Alpino settimanale televisivo (Puntata 72 – 20-05-19)

SOMMARIO - Nuova vita alle stele di Carpaneto Piacentino - Nella chiesa di Bruso batte un cuore alpino - Cala il sipario sull'Adunata del Centenario - Bistagno attende...