Articolo Alpino

Lettere dal fronte


  Argomento: Ana

Articolo di tipo Articolo   pubblicato nel numero di Dicembre 2018 dell'Alpino


Sui banchi di scuola se ne vedono di tutti i colori. Alunni assonnati, svogliati, distratti, ma altre volte attenti, curiosi e propositivi. Nei primi casi l’interrogativo amletico dell’oratore con il cappello in testa che racconta gli alpini e la loro storia, ha una gradazione che varia dal “sarò io che sono noioso”, “sarà la giornata uggiosa” o “…ecco i soliti ragazzi di oggi!”.

Le condizioni per avere successo con un pubblico giovane sono indubbiamente legate all’abilità di chi presenta, ma anche alla capacità delle insegnanti di aiutare i ragazzi ad elaborare il messaggio proposto che è spesso lontano dalla loro realtà e quindi non sempre di immediata assimilazione. Ma alcune volte la realtà abbatte i luoghi comuni. È successo in un paese di 5mila anime nel varesotto, al confine con la Svizzera. Sì perché quello tra le scuole di Lavena Ponte Tresa e gli alpini è un sodalizio iniziato tanti anni fa e che sorprende. Quest’anno al termine dell’incontro con le terze medie le penne nere hanno proposto un filmato sulla Grande Guerra e sulle condizioni dei nostri soldati. Al termine gli studenti, opportunamente preparati dalle insegnanti Maria Grazia Segreto e Maria Fico, hanno presentato i lavori. È stato chiesto loro di immedesimarsi in un ragazzo combattente che scriveva alla propria famiglia ed è impressionante vedere come hanno compreso i sentimenti che albergavano nel cuore dei loro conterranei di un secolo fa, le paure e le speranze che attanagliavano quei boce che volevano tenere un seppur tenue legame con quanto di più caro avevano. Gli scritti sono stati completati da disegni, su libera interpretazione di poesie degli autori dell’inizio del secolo scorso: delle vere piccole opere d’arte. Quelli sparsi a Lavena Ponte Tresa sono semi che ci fanno capire quanto sia importante continuare a lavorare con i nostri ragazzi e tener viva la memoria è il messaggio di chi ci ha preceduto.


Caro figlio mio, ti scrivo per sapere come stai. Sarai cresciuto molto dall’ultima volta che ti ho visto. Sono passati due anni dalla mia partenza e mi manchi tanto. Mi manca giocare con te nel pomeriggio fino a tardi, mi manca leggerti le favole della buonanotte e poi rimboccarti le coperte, mi manca vedere il tuo sorriso e sentire la tua risata. Qui al fronte è tutto a posto, il cibo è quasi buono, ma non come quello della mamma… Come vanno le elementari? Ti sei fatto nuovi amici? Qui molte persone hanno perso la vita, ma vedrai che tra poco la guerra finirà e tornerò a casa ad abbracciare te e la mamma... Ho pensato di tenerti compagnia durante la mia assenza con varie lettere che ti spedirò, compresa questa…. Ciao figliolo, ti voglio bene. Abbraccia la mamma da parte mia. Romeo.

Elisa Caria, Gaia Bignami, Claudio Rossetti, Alice Mazzola e Serena Rocco


Caro Francesco, sono in trincea da più di un mese credo, ho perso la cognizione del tempo… Qua la situazione sembra tranquilla… la peggiore sensazione è non sapere cosa succederà… Il generale d’armata ha detto di scavare sotto la trincea nemica, vogliono piazzare delle cariche esplosive per farla detonare… Speriamo che gli austriaci non ci attacchino ora, sarebbe uno sterminio, non siamo nelle condizioni di affrontare gli avversari, abbiamo bisogno di rifornimenti… Da te come va? Ci sono stati attacchi? Scrivimi presto ora devo andare. Luca.

Matteo, Alessandro, Biagio, Giuseppe e Davide


Carissima madre, come state? Qui la situazione è terribile, non si può vivere e ogni giorno le bombe sono boati che sgretolano un’intera parte del mondo. La guerra è spietata… io però non mi arrendo, spero ancora di farcela e di uscire vivo da questo maledetto inferno… Sono stufo di tutto quello che sta succedendo…. Non ne posso più, ho il cuore freddo come una pietra e le lacrime calde che parlano da sole: ho ucciso. Non credevo che sarei mai stato capace di spezzare una vita così velocemente, senza permettere di dare ad entrambi un senso all’orrore della guerra… Solamente ora, ahimè, capisco che a noi qui non è rimasto più niente, solo i boati nelle orecchie, il freddo sulle gambe, il respiro dell’ingiustizia nella mente e il peso di vite umane che grava sul cuore, e guardando il mondo intorno a me, per la prima volta nella mia vita ho paura. Un saluto e un abbraccio, vostro figlio Carlo.

Andrea Rusconi, Paolo Romano, Sara Palumbo, Sarisa Culcean e Ziyan Fu


Cara Maria… tengo sempre una tua foto nel taschino, la guardo ogni volta che ho bisogno di coraggio. In questi momenti di paura e angoscia mi guardo intorno e vedo anche negli occhi dei miei compagni le stesse sensazioni, tristezza, nostalgia, stanchezza e mi chiedo se tutto ciò ha un senso… Devo uccidere per non morire. Qui al fronte la situazione è molto difficile; la vita di trincea ci sta veramente stancando e molti miei compagni sono addirittura scappati. Chi per pazzia, chi per strazio e chi per timore di non poter riabbracciare la propria famiglia. Alcuni di loro sono stati fucilati… Ora ci stiamo preparando per una nuova battaglia: in campo è entrata un’arma potente da sconfiggere: le bombe a gas. È da pochi giorni che alcuni nostri soldati stanno costruendo maschere rudimentali con il poco che abbiamo. A causa di questa poca funzionalità ho visto altri miei morire asfissiati o accecati dai fumogeni….

Greta Tosin, Selena Vinci, Giuseppe Scandale, Christian Serra e Adriana D’Agostino


Cara Lucia, amore mio, non sai quanto mi manchi. È strano scrivere questa lettera, mi fa pensare a te e a tutti quei bellissimi momenti che abbiamo passato insieme. Se leggerai questa lettera sarà perché io sarò morto. Ho deciso di scriverti una lettera come ultimo saluto e ho chiesto al colonnello di consegnartela solo nel momento della mia morte. Sapessi quanto è lunga la notte qui, non passa mai…. Il dolore alla gamba è atroce, senza tregua, sento una lama conficcata nella carne. Ma quale carne poi? Non ho più le mie gambe, le ho lasciate sulla montagna quella sera, strappate come stracci… Non tornerò a casa, lo so. Di me resterà solo questa lettera per te. Portami nel tuo cuore amore mio, per sempre. Io porterò con me i tuoi occhi e quelli di un figlio che non conoscerò mai. Fernando.


Cara sorella qui da poco abbiamo deposto le armi e le nostre braccia stanche ancora seppelliscono i compagni morti dopo l’attacco degli austriaci. Io e i miei compagni siamo schiacciati come sardine, le nostre divise sporche di fango e di sangue nemico si sopportano a fatica nell’umidità del giorno… Fatti forza che presto potremo rivederci per ora abbraccio te e i nostri genitori e ti chiedo di ricordarmi nelle vostre preghiere. Tuo fratello Matteo.


Egregio ufficiale, dopo l’episodio della disfatta di Caporetto, guidata dal mio predecessore Cadorna, io e il mio esercito ci siamo resi conto che la situazione sta degenerando. Milioni di soldati sono morti e altri ne moriranno. Perché tutto questo? Persone come noi devono perdere la vita a causa di un conflitto che poteva terminare politicamente in due giorni, senza ricorrere alle armi… I soldati sono in uno stato psicofisico pietoso, non mangiano e non dormono essendo molto provati... Spero che sia comprensivo e che questa guerra finisca al più presto per il bene di tutti noi, ufficiali, tenenti, soldati, perché alla fine siamo tutti uguali. Firmato ufficiale Diaz.

Marco Piacentini, Maurizio Falduto, Pietro Rosciano, Fabio Codetta e Vincenzo Melchiorre

  11/12/2018

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