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venerdì, 25 Settembre 2020

Vivere per l'Italia

Il 12 luglio 1916, nel Castello del Buonconsiglio di Trento, viene impiccato per alto tradimento il tenente degli alpini Cesare Battisti, classe 1875. È un’esecuzione impietosa e macabra: al prigioniero è stata tolta la divisa da ufficiale, sostituita con un abito liso e fuori taglia che lo rende goffo; nella Fossa della Cervara, sul retro del castello, è stato approntato un patibolo rudimentale sul quale sale il boia Josef Lang, fatto venire apposta da Vienna; l’esecuzione viene ripetuta due volte perché il cappio, troppo sottile, si spezza e deve essere sostituito con una corda più resistente; al termine, il fotografo immortala il boia e i suoi collaboratori in posa con sorriso beffardo accanto al corpo penzolante del Battisti. 

La “Strafexpedition” contro l’Italia 15 maggio – 16 giugno 1916

Cento anni fa, nel maggio del 1916, iniziava la potente offensiva austro-ungarica che si proponeva di sconfiggere sul campo il Regio Esercito Italiano e costringere l’Italia alla resa colpevole di essere passata a combattere al fianco delle Potenze dell’Intesa. L’Esercito Imperiale austro-ungarico impiegò ben due Armate, la 3ª e la 11ª, fra la Val d’Adige e la Val Brenta. Il potente avversario giunse ad un soffio dall’obiettivo prefissatosi, ma a pochi chilometri dalla pianura veneta, il suo impeto s’infranse davanti alla tenace ed eroica resistenza dei soldati italiani.

Tutto per la Patria

Da come vedi e come capirai non sono né colto e né attrezzato per una bella e buona scrittura. Sono un alpino che come tanti, o tutti, leggono con vivo interesse quanto riportato sul nostro giornale, specie le lettere al direttore.

Tesori in… soffitta

Tempo fa mi è capitata tra le mani una scatola polverosa, accantonata chissà quando. Al suo interno numerose lettere, un pacco di cartoline in franchigia o illustrate e un’agendina di pelle nera che ha catturato la mia attenzione. Ho capito subito che si trattava di un piccolo e breve diario, inviato per ricordo. La prima nota riportava: 24 maggio 1915 Monte Terzo, regione Pal Piccolo, Carnia.

Ala, presa per amore

Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, in un paese a ridosso del confine trentino e precisamente in Val d’Adige, si vivono momenti di ansia, terrore e trepidazione. Da sud, riecheggia il tuono di un’esplosione: i borghesi, spaventati, si rifugiano in casa, sbarrano le porte, chiudono le imposte. Corre voce che siano saltati i ponti sull’Adige (peraltro già minati da tempo). Truppe dell’esercito invasore, temerari in avanscoperta, sarebbero già in paese: soldati del battaglione Volontari Ciclisti-Automobilisti, in sella alle loro biciclette, fanti della brigata Mantova, alcuni finanzieri, in tutto 40 uomini e fra questi, addirittura un Generale!

Il primo giorno di guerra

Paesi e contrade correvano via. I colori della campagna si inseguivano, sfumavano lenti come i pensieri e le paure che si facevano più concrete con l’avvicinarsi della meta. Ma a vent’anni l’ingenua incoscienza cela i pericoli maggiori, si affida a un ego che si sente forte e immortale. La guerra era nell’aria, ora bisognava entrarci da protagonisti. Il viaggio durò parecchio. Da ovest a est, il finestrino del treno come uno schermo trasmetteva paesaggi. Contrade, alture, campi. E poi le Alpi, sempre le Alpi. Giovanni Marino era partito per la guerra da Dronero, ai piedi della Val Maira per raggiungere il capo opposto dell’Italia. A piegare la cartina in due, per il verso verticale, quasi si baciavano il suo paese e la Val Degano, in Alta Carnia.

Tra postazioni e gallerie

I molti che amano scarpinare sul massiccio del Grappa sanno bene che il monte Palon, subito sopra Possagno, domina tutta la pianura offrendo un panorama mozzafiato. La sua posizione è stata strategica nel sistema difensivo per la prima linea orientale, con postazioni di artiglieria, un minutissimo approntamento di trincee e gallerie per fucilieri, artiglieri e mitraglieri che lo avevano trasformato in una vera e propria fortezza rifornita da quattro mulattiere e da un sistema di teleferiche. Su questi luoghi, il gruppo alpini di Possagno ha realizzato un bellissimo percorso della memoria recuperando trincee, gallerie, appostamenti e presidi della prima guerra mondiale.

Ora come allora

La località Fuciade, posta fra Moena e Falcade al passo San Pellegrino, si raggiunge comodamente a piedi su strada non asfaltata: oltre a essere una perla naturalistica, sono migliaia i visitatori che vi transitano l’inverno e l’estate. Chi per percorrere i sentieri verso la Marmolada, chi per ammirare i verdi prati ornati di fiori tipici del paesaggio montano. Ma quanti tra loro sanno che cent’anni fa questo luogo fu territorio di guerra?

La regina delle Dolomiti

Quando cala la sera, su al Passo Fedaia, l’aria sembra prendere un sapore diverso, tutto particolare rispetto al resto delle Dolomiti. È aria gelida, profumata di ghiaccio, e non ha niente a che vedere con quella che si respira sulle aride cime circostanti. La Marmolada è il centro dei Monti Pallidi, non per altro è chiamata la “Regina delle Dolomiti”, eppure, qui, sotto questo ghiacciaio è come se fossimo in un altro angolo delle Alpi.

Supera i monti, divora i piani

Succede spesso che siano proprio gli alpini a raccontarci storie insolite, impronte ravvisabili ancora oggi lasciate da personaggi poco noti. A tale proposito, qualche tempo fa, per via di quelle strane circostanze che accadono nella vita, Mario Nasatti, alpino del gruppo di Valmadrera (Lecco) ci ha parlato dei Badoni, importante famiglia lecchese. La sua storia si intreccia con le cronache della Grande Guerra, con un approfondimento che ci ha offerto Andrea Bianchi, alpino della sezione di Milano. Noi, alchimisti per gioco, abbiamo unito in un’unica miscela queste due fragranze e… voilà, questo è quanto ne è sortito.

Le testimonianze nella roccia

Nella Grande Guerra l’area del Passo di Monte Croce Carnico era denominata “zona Carnia” contrapposta alla “zona Carinzia” (in Austria) per la quale il comandante, generale Rohr, dispose: “Resistenza tenace sulla cresta delle montagne della Carnia come prima linea”. Il monte Freikofel si trova proprio qui: caratterizzato da una parete quasi a picco sul versante italiano e da un pendio più dolce su quello austriaco. Come gran parte delle cime durante il conflitto anche il Freikofel venne perso e riconquistato più volte nello stesso giorno.

La Linea Cadorna

Lungo “quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno” di manzoniana memoria, poche decine di chilometri a nord del capoluogo, in territorio comunale di Dervio, la sezione di Lecco ha realizzato il recupero di un tratto della Linea Occupazione Avanzata Frontiera Nord (O.A.F.N.). Il tratto di Linea, che noi continueremo a chiamare con il nome con cui è ormai universalmente nota, ovvero Linea Cadorna, faceva parte del Settore Mera – Adda, sotto settore Bellano – Dervio raggruppamento di Dervio.

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