Articolo Alpino

VERONA - Studenti in trincea


  Argomento: Verona

Articolo di tipo Le Nostre Sezioni   pubblicato nel numero di Novembre 2018 dell'Alpino


L’occasione, alle volte, nasce un po’ per caso, come per i ragazzi dell’ultimo anno della scuola Aleardi di Quinto. Gli alpini del locale Gruppo hanno offerto loro l’occasione di conoscere l’ecomuseo delle trincee della Lessinia recuperato su iniziativa del geometra, alpino, Flavio Melotti, riportato alla luce nell’agosto del 2014 grazie all’impegno dei volontari della Sezione di Verona.

Un museo a cielo aperto che in questi quattro anni è stato visitato da oltre cinquemila studenti delle scuole di città e provincia. «Un dialogo che deve incessantemente continuare - commenta il Presidente della Sezione, Luciano Bertagnoli. I risultati sono ottimi in fatto sia di ricerche storiche che di partecipazione e anche ora che inevitabilmente i riflettori sul centenario della Grande Guerra finiranno per spegnersi, noi dobbiamo tenere unito questo filo con i giovani e con le scuole perché i nostri ragazzi devono sapere chi sono e chi sono stati gli alpini». Lì, in Lessinia, non si combatté alcuna battaglia, ma l’impatto del dramma del conflitto è ancora evidente. Un altipiano che supera i 1.800 metri di quota, per un raggio di circa 7 chilometri e un’orlatura di 36, lungo quello che cento anni fa rappresentava il confine con il nemico.

«L’intervento antropologico ha letteralmente trasformato la geografia della Lessinia: una volta esistevano solo due vie che salivano in quota, mancava un collegamento orizzontale in vetta e fu l’esercito a realizzarlo, proprio in occasione della Prima guerra mondiale - spiega Melotti. Ma dagli studi effettuati abbiamo scoperto che oltre ai 3.500 militari del Quinto Reggimento del Genio minatori della milizia territoriale, furono impiegati anche 1.500 civili “militarizzati”, la maggior parte dei quali erano donne. E quando racconto questo ai ragazzi, restano molto impressionati dall’idea che si trattasse di ragazzi poco più grandi di loro».

Quegli stessi ragazzi che a vent’anni si sono ritrovati a vivere in una trincea, nella logorante attesa dell’arrivo del nemico. Un’esperienza che i giovani studenti possono vivere in prima persona, visitando il caposaldo di Malga Pidocchio, interamente recuperato dagli alpini veronesi che hanno riportato alla luce camminamenti, manufatti, gradini di sparo e cartucciere in parete. Insieme a Melotti, nelle giornate dedicate ai ragazzi, ci sono anche gli alpini del Gruppo Storico 6º Alpini, btg. Verona con le divise, il fucile Carcano ’91 a canna lunga e le buffetterie dell’epoca. Una presenza di grande impatto per i giovani studenti e gli insegnanti.

Dal prossimo anno scolastico, la Sezione è pronta a raddoppiare l’offerta poiché sono iniziati i lavori per il recupero della postazione sul versante ad est, del Valon del Malera e di quella del punto di osservazione del dosso di Gaibana, l’unica postazione da cui furono esplosi colpi di cannone con un calibro da 305mm che raggiunsero gli abitati di Anghebeni e Parrocchia di Vallarsa. «Recupereremo due postazioni di artiglieria - prosegue Melotti - con stazioni di telefonica per i dati di tiro per le batterie di artiglieria. Inoltre, abbiamo scoperto una pietraia che serviva ad alimentare il sistema di 270 “barelle” poste a difesa del fronte su tutto il perimetro. Ne abbiamo recuperata una al dosso di Gaibana: veniva riempita con le pietre e poi eventualmente scaricata addosso al nemico che saliva dalla valle sottostante».

  13/11/2018

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