Articolo Alpino

Un coro di voci


  Argomento: Canti alpini

Articolo di tipo Articolo   pubblicato nel numero di Luglio 2016 dell'Alpino


A cinquant’anni dal 1º convegno nazionale sulla “Coralità Alpina”, la Sezione di Vicenza ha voluto riproporre l’appuntamento con l’intento di incrementare e coordinare l’educazione e l’animazione nel contesto sociale e culturale, in particolare promuovendo iniziative finalizzate al recupero delle tradizioni locali, alla ricerca e per la diffusione di composizioni corali di qualsiasi epoca.

Indire concorsi, rassegne, concerti e altre manifestazioni a ogni livello, stabilire relazioni continuative con gli enti pubblici, amministrativi, culturali, artistici, scolastici, turistici. L’opportunità offerta da questo convegno sta nel cercare di reperire nuove capacità vocali, musicali; trovare un indirizzo e valorizzare maggiormente le doti di ogni singolo coro.

L’Ana di recente ha rinnovato il regolamento per i 143 cori regolarmente iscritti: è una forza, questa, non indifferente e l’Associazione dovrà tener conto dei risultati dell’incontro vicentino. In apertura dei lavori il Maestro Mario Lanaro ha accompagnato alla tastiera il pubblico che ha intonato l’Inno nazionale. Il direttore de L’Alpino Bruno Fasani, moderatore del convegno, ha ricordato come «il canto sia una memoria irrinunciabile; il canto popolare ha una grossa valenza e il canto alpino ha l’obbligo di conservare e divulgare la storia». I temi sono stati sviluppati da sette relatori di vaglia, tra musicisti, compositori ed esperti.

Mauro Pedrotti – Maestro del coro della Sat di Trento, fondato nel 1926, il più famoso coro maschile d’Italia – ha risposto alla domanda: “Cosa cantavano i nostri soldati?” «I canti alpini popolari nascono su titoli famosi e meno famosi, brani più conosciuti che parlano del caldo della Campagna d’Africa come “Mamma mia vienimi incontro”, fino ad arrivare al freddo della Campagna di Russia con “Sian Prigionieri”, “Monti Scarpazi”. Oppure con il famoso testo del 1500 “Sior Capitan della Salute”, trasformato dagli alpini nei cinque pezzi de “Il testamento del Capitano”». Quest’ultima insieme a “Monte Canino”, “Ta Pum”, “Monte Pasubio” sono state eseguite come intermezzo musicale dal Maestro Lanaro che, alla tastiera, ha invitato il pubblico a cantare.

Prima della sua relazione su “Il repertorio dell’Ana”, il Maestro Giuseppe Scaioli ha chiesto un momento di silenzio in memoria dell’amico Maestro Paolo Bon scomparso il 20 marzo scorso. Scaioli, testimone del primo convegno del 1965 a Lecco, ha diretto per oltre quarant’anni il Coro Grigna di Lecco. Nel suo intervento ha chiesto agli autori di essere chiari nei testi e nei brani della coralità e per questo si sente sereno per aver contribuito, con i nuovi maestri, nel rinnovare e costruire. “Quali gli obiettivi associativi e artistici di un coro Ana?” è il tema trattato dal Maestro Massimo Marchesotti, che ricorda: «Dopo la Sat, negli anni 1950 sono nati nell’Italia del Nord molti cori maschili alpini. Nei complessi corali e musicali si tenta di cantare, ad esempio, in trentino: custodire va bene, ma l’Ana deve impegnarsi a promuovere, divulgare e avere degli obiettivi mirati alla crescita dei cori Ana nel suo complesso. Al Centro Studi ci vorrebbe un direttore capace di conoscere che cos’è un coro alpino e le sue problematiche, avere un archivio dove ogni coro Ana possa trovare censito il proprio nome, l’anno di costituzione, il nome del Maestro, la storia del coro, nomi dei compositori, i testi, gli spartiti, i dischi…».

Il vicentino Bepi De Marzi è Maestro del famoso coro “I Crodaioli”, musicista e compositore di molti brani fra cui il famoso “Signore delle Cime”. Ha parlato di “Chi può far parte dei Cori Ana?”. «Dobbiamo cantare di più perché non è tempo di retorica, i giovani sanno molto di musica. L’Ana deve preoccuparsi anche di cosa si canta nelle Messe e nelle cerimonie alpine. Portiamo i nostri cori all’estero, dai nostri emigranti a cantare i nostri canti alpini: condividiamo la gioia di sentirsi tra amici! Diamo poi importanza al bellissimo incontro che è l’Adunata nazionale: il cappello alpino portiamolo nelle occasioni importanti, rispettando i luoghi di culto e non indossiamolo per fare il parcheggiatore».

Alessio Benedetti parla di “Cosa fiorisce di nuovo nei conservatori musicali?” Giovane diplomato al conservatorio con la tesi “Canti popolari alpini”, Benedetti suggerisce che i cori debbano essere preparati poiché il canto va oltre la musica e il comportamento dei cantori; suggerisce inoltre un archivio di musiche e canti. Mario Lanaro è un musicista di Malo, diplomato al conservatorio Dall’Abaco di Verona; il suo impegno quotidiano è di divulgare musica. È intervenuto sul tema “Verso il futuro, tra fedeltà e cambiamento” incentrando la discussione sullo «studio, la ricerca e il canto, tre elementi fondamentali da tenere in considerazione. L’importanza poi di come proporre il repertorio, stando attenti alle tonalità delle cante: un coro alpino può cantare alla Messa in Gregoriano, ma vanno rispettati momento e luogo. Il pubblico ama cantare, occorre quindi provare a rinnovarsi inventando nuove proposte: i concerti vanno studiati attentamente e il pubblico va coccolato».

Ettore Galvani è Maestro del Coro congedati della brigata Taurinense, parlando di “Uno sguardo alle nuove generazioni”, presenta alcuni interessanti dati sui cori: in Italia ci sono 2.733 cori censiti, 2.500 Maestri e vengono tenuti 25mila concerti in tutto il territorio; nel Veneto sono 324 cori, nel Nord Italia 1.831, i cori maschili sono 448 (nel 2001 erano 941), mentre i cori Ana sono 143. Numeri per dire che i convegni devono essere organizzati con più frequenza: «Non possiamo aspettare altri cinquant’anni! I cori hanno bisogno di incontrarsi. Per il futuro occorre tener conto delle tradizioni, delle innovazioni, del comportamento, della buona coralità e della buona musica. È fondamentale anche la formazione dei direttori, dei compositori, dei coristi e il rapporto coropubblico. La diffusione della storia dei cori, perché non vada perso un grande patrimonio, passa dalla trasmissione dell’esperienza ai ragazzi nelle scuole: proviamo a formare dei cori giovani in ambito Ana e diamo un tema ai cori che partecipano alle Adunate nazionali.

Ultimo ma non meno importante, occorre formare i presentatori e creare una cultura alpina, proponendo un vero festival di cori alpini con brani nuovi». Al termine degli interventi, i relatori hanno suggerito di ripetere il convegno ogni due anni, tenendo conto dei consigli ricevuti. Hanno chiesto di indire concorsi, incontri di formazione, rassegne, oltre a rafforzare la presenza nelle scuole. Fondamentale per l’attività sono il riconoscimento, anche economico, da parte delle Sezioni di appartenenza: poter usufruire delle strutture, sia come Sezioni, sia come Associazione rivedendo alcuni punti dello Statuto dei cori Ana.

Il Presidente della Sezione di Vicenza Luciano Cherobin ha ringraziato le autorità – su tutti l’assessore della Regione Veneto Elena Donazzan – i relatori e Bruno Fasani per aver ben condotto il convegno. Ha omaggiato con una trilogia di Manuel Grotto il Presidente Sebastiano Favero che ha ringraziato per la buona riuscita dell’evento, proponendo di non aspettare altri cinquant’anni: «Io non so cantare, ma mi piace molto sentire cantare!».

Paolo Borello

borellopaolo@libero.it

  11/07/2016

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