Articolo Alpino

Sulle note della storia


  Argomento: Centro Studi

Articolo di tipo Articolo   pubblicato nel numero di Novembre 2018 dell'Alpino


Il Circolo Ufficiali di Bologna ha ospitato il convegno annuale del Centro Studi lo scorso mese di settembre. Ritmo serrato per i numerosi argomenti all’ordine del giorno che corrono sull’infinito binario della storia. La storia relativa alla Grande Guerra negli anni del centenario e quella dell’Ana, che il prossimo anno compirà un secolo di vita e che, fin dagli albori, si è intersecata con la storia d’Italia.

La presenza del Presidente nazionale Sebastiano Favero da una parte ha accresciuto associativamente l’incontro e dall’altra è la dimostrazione di come i vertici dell’Ana puntino molto sui progetti intrapresi dal Centro Studi. Ne è prova anche la presenza dei due past direttori de L’Alpino, Cesare Di Dato e Vittorio Brunello, ospiti graditissimi. Dopo il saluto del Presidente della Bolognese Romagnola Vittorio Costa, il responsabile della commissione Centro Studi Mauro Azzi ha introdotto gli argomenti all’ordine del giorno legati al centenario della Grande Guerra. Pierluigi Scolè si è occupato e continua a farlo, della pubblicazione digitale sui decorati alpini nella Prima guerra mondiale.

Un lavoro d’orchestra (sono numerosi coloro che contribuiscono alla ricerca dei nomi e alla stesura dei testi) che fino ad ora ha dato alla luce tre volumi 1915, 1916, 1917, tutti pubblicati on line su ana.it. Grazie anche all’elegante impaginazione del grafico Camillo Sassi, artigliere da montagna, il lavoro risulta ben ordinato e fruibile. Le motivazioni, in alcuni casi, sono corredate dalla fotografia del decorato e così, un volto associato al racconto del fatto d’armi è capace di emozionare. E sempre sul binario della storia, si è parlato dell’ultimo volume curato dal professore Nicola Labanca (edizioni Unicopli) che completerà il cofanetto della triade “Alpini sempre! Studi storici per il centenario dell’Associazione Nazionale Alpini”. In questo terzo libro, il ricercatore Filippo Masina, racconta del vincolo associativo: perché dopo 100 anni, gli alpini, in un numero importante, hanno ancora il bisogno, il desiderio di condividere e stare insieme? È senz’altro qualcosa fuori dall’ordinario. Labanca lancia poi una sorta di sfida, prendendo spunto dall’intervento del Presidente di Monza, Roberto Viganò, sul problema generazionale.

«Se non potete più raccontare l’esperienza dei reduci, il rapporto con loro, perché alcuni tra voi non li hanno conosciuti, parlate della vostra naja, di quello che avete vissuto durante il servizio militare, dell’esperienza all’interno dell’Ana. Anche questi sono argomenti da spendere nelle scuole». Lo spunto è stato subito colto e condiviso negli interventi successivi. Come quello di Sergio Poinelli, Presidente della Sezione di Salò o del padrone di casa, Vittorio Costa che fece domanda alla Smalp proprio in ricordo di suo padre, reduce sul fronte albanese. Spunti interessanti da spendere non solo con le nuove generazioni, ma anche nei discorsi, negli interventi legati all’attività associativa. E sempre per divulgare maggiormente il patrimonio alpino, il prossimo anno vedrà il via un nuovo progetto legato alla coralità alpina che prevede, nell'anno del centenario dell’Ana, una borsa di studio e un convegno. Sono tre le figure che seguiranno questo ambizioso lavoro: il professore Labanca che individuerà il borsista e due esperti del settore, e i professori Carlo Perucchetti e Bruno Zanolini, alpino.

Un progetto ambizioso perché, come ci ricorda il professore Perucchetti «la nostra società non canta più. Una volta, fino a qualche decennio fa, tutti cantavano un po’ in ogni situazione. Erano canti di tradizione orale, trasmessi di padre in figlio». Nonostante questa disabitudine però, occorre dare il giusto valore agli oltre 150 cori Ana, «un fenomeno unico - continua - un’isola felice dove ancora si canta e dove si tramanda questo sapere di padre in figlio». Ha chiuso i lavori il Presidente Favero ribadendo come sia compito del Centro Studi attualizzare i nostri valori e la nostra memoria. «Ho sentito oggi il grande impegno concreto delle Sezioni sull’argomento scuole.

Occorre fare formazione e gli studi curati dai professori Labanca, Perucchetti e Zanolini saranno gli strumenti per migliorarsi. L’Ana per il suo centenario e per quello della Grande Guerra ha fatto tutto quanto poteva e doveva fare con grande impegno in una società individualista come la nostra nella quale risulta più che mai difficile trasmettere i nostri valori ai giovani. La solidarietà nata tra noi e i nostri commilitoni durante la naja è il seme cresciuto poi nella società civile e si è tradotto in azioni concrete in memoria dei Caduti e nel sostegno a chi ha bisogno. Anche per queste ragioni chiediamo il ripristino dell’art. 52 della Costituzione. Il Veneto ha approvato la proposta di legge per l’attuazione del servizio obbligatorio e in questo senso si stanno muovendo anche il Friuli Venezia Giulia e la Lombardia. Riteniamo il servizio obbligatorio fondamentale». Chissà che nell’anno del centenario dell’Ana, non giunga quello che sarebbe il più bel regalo non solo per gli alpini ma per l’Italia intera, il ripristino della leva obbligatoria per la difesa della Patria, sacro dovere del cittadino.

m.c.

  13/11/2018

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