Articolo Alpino

Senza confini


  Argomento: Ana

Articolo di tipo Articolo   pubblicato nel numero di Settembre 2018 dell'Alpino


Sarebbe interessante, ogni tanto, farci delle domande non scontate, per andare oltre le risposte scontate, cui ci porta inevitabilmente l’abitudine alle situazioni e alle persone. Per esempio: perché ci sono i cori alpini? Qual è il loro scopo? Una domanda da buttare lì a Bepi De Marzi, al quale va il nostro abbraccio più grande per il titolo di Commendatore al merito della Repubblica, conferitogli dal presidente Mattarella.

Era il 10 marzo di quest’anno quando la notizia veniva data nientemeno che dal Tg1, segno di gratitudine del Paese verso un uomo geniale e profondamente sensibile a tutto ciò che passa nella società del nostro tempo. Per tornare a tema, chi meglio di lui potrebbe portarci a riflettere sulle domande di partenza? Magari per dirci che cantare serve a pensare, a meditare sul passato per vivere meglio nel presente. A provare il gusto di stare insieme dentro una società dove si è imparato a fingere di star bene da soli.

A mettere insieme le voci, fuori dai protagonismi solitari da prime donne. A dare piacere a chi ascolta, a coltivare la musica che è arte dal linguaggio universale, a dare lode a Dio, agli eroi, a dare voce a chi non ce l’ha… Tutto questo e tanto altro ancora. Ma senza scordare un aspetto straordinario, quello della valenza educativa per le famiglie dei coristi. Un’esperienza da raccontare vede protagonisti, questa volta, gli amici del Coro dei congedati della Brigata Orobica, fondato dal compianto don Bruno Pontalto.

Partendo dal presupposto che, come tutti gli alpini, sottraggono spesso tempo alle loro famiglie, hanno deciso che una forma di restituzione poteva essere quella di portare i propri cari in giro per l’Italia, a incontrare amici e visitare angoli del Paese meritevoli di essere esplorati. Quest’anno la meta era la Sicilia, terra di alpini e terra di straordinarie ricchezze storiche e paesaggistiche. Nello specifico, si era scelto di andare a Valguarnera Caropepe, in provincia di Enna, cuore di una Sicilia più defilata, ma ricca di suggestioni indimenticabili.

Un viaggio con mogli e cuccioli di varia anagrafe, iniziato alle pendici dell’Etna e proseguito a Catania, Siracusa, Noto, Vendicari, Marzamemi e infine Valguarnera. Un paese in festa capitanato dalla giovane signora sindaco e da un gruppo alpini, ospitale come sa essere solo la gente siciliana. Tante le emozioni registrate durante il percorso. Dall’esibizione a Siracusa dentro l’Orecchio di Dioniso, antica grotta sotto il teatro greco di Siracusa. Pochi canti, serviti da un’acustica perfetta, capaci di immobilizzare le centinaia di visitatori, come ipnotizzati da qualcosa che veniva da oltre.

Emozioni vissute per strada, magari bloccati dentro una processione in onore della Madonna, con tanto di fuochi di artificio sotto il solleone di mezzogiorno, o negli occhi rapiti davanti ai mosaici di Piazza Armerina. Per arrivare infine a condividere mensa e folclore sulla strade di Valguarnera, con esibizione finale nella chiesa madre del Comune. E tutto questo tra gli sguardi orgogliosi e ammirati di tanti ragazzi, fieri dei loro papà e dei loro genitori.

Felici di cantare con loro canzoni sentite tante volte, quelle che non entreranno mai negli spazi indotti dal sistema, in cui si confinano i giovani e tanta musica di nessun valore. Giovani compiaciuti di stare con i più grandi, sperimentando che la gioia fiorisce oltre i confini in cui spesso sono confinati, riportandone semplicemente un senso di noia.

Luca Di Stefano

  11/09/2018

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