Articolo Alpino

Raduno memorabile


  Argomento: II Raggruppamento

Articolo di tipo Articolo   pubblicato nel numero di Novembre 2018 dell'Alpino


Sono cinque le fasi di accompagnamento all’importante evento del raduno di Raggruppamento. Prima tra tutte, la decisione di ospitarlo, sottovalutando l’impegno richiesto… tanto si tratta di qualcosa che avverrà fra uno, o due anni. Segue la fase della consapevolezza, in cui ci si rende conto che il tempo passa e ci si deve dar da fare, perché i temi da svolgere sono tanti e complessi.

La terza è la fase della frenesia delle ultime settimane, degli ultimi giorni. Giorni di lavoro intenso, di preoccupazione, che a volte diventa quasi paura. Giorni di desiderio che tutto finisca in fretta, perché la tensione preme senza darti tregua. Poi arriva la quarta, quella dell’evento, la fase liberatoria che affronti con un po’ di emozione, ma nemmeno tanta. Più che altro, ti concentri sul piacere di scoprire che tutto funziona bene, la soddisfazione di aver lavorato come si deve. Fase cinque, l’ultima, quella del giorno dopo. Giorno sognato a lungo, per essere finalmente scarico e riportare la pressione ai valori normali.

Ed è proprio lì che ti accorgi di esserti lasciato alle spalle uno dei periodi più entusiasmanti della tua vita associativa, che quasi inizi a rimpiangere, come si rimpiange il passato. Questa, in poche parole, potrebbe essere la cronaca di un bellissimo raduno del 2º Raggruppamento, organizzato dalla Sezione di Como a Mariano Comense, una città di 25mila abitanti, a metà strada tra il capoluogo lariano e Monza. Raduno che per gli alpini comaschi equivale a un’Adunata nazionale, visto che non potranno mai ospitare quella vera, per via delle caratteristiche geografiche e urbanistiche di Como, inadeguate. La scelta della località è stata in funzione del Gruppo che vi risiede. Un Gruppo che non si limita ad avere un grande numero di iscritti, ma è caratterizzato da laboriosità, fantasia, intraprendenza. Gruppo che trentacinque anni fa ha fondato e continua a sostenere la Cooperativa Penna Nera, onlus che si occupa delle disabilità. Gli alpini di Mariano Comense non si sono affatto risparmiati nell’organizzazione; hanno messo in campo uomini, idee e grande impegno, con l’obiettivo di raggiungere risultati di vero successo.

Il 20 e 21 ottobre gli alpini giunti da Emilia Romagna e Lombardia hanno trovato una città letteralmente vestita di Tricolore. È stata fin replicata la Colonna Mozza in dimensioni reali, posta su uno spartitraffico di fronte alla Stazione dei Carabinieri… così nessuno si azzarderà a toccarla. È stata scelta una spaziosa area di ammassamento, per farci stare tutti ben inquadrati, ben visibili e il colpo d’occhio è stato formidabile, con tutti quegli alpini, 15mila secondo Rai3, o 12mila secondo la stampa locale. Comunque una bella massa, una brigata, o forse una divisione di uomini come si deve, di buoni cittadini, in una parola di alpini. Gli ospiti più prestigiosi sono stati il generale D. Ornello Baron, vice comandante delle Truppe Alpine, e il nostro capofamiglia Presidente Sebastiano Favero. Presenti anche diversi vessilli extra Raggruppamento.

E dopo i discorsi delle autorità, avanti con la sfilata, fra due ali di cittadinanza assiepata lungo i due chilometri e mezzo di percorso. Pubblico quasi da Adunata, che ha applaudito con calore fino alla fine della cerimonia di passaggio della stecca, che dalla Sezione di Como è andata a quella di Piacenza. Ammainabandiera, festa grande per tutte le vie della città e visita alla mostra sulla Grande Guerra, con un ologramma introduttivo e ricostruzioni di trincee e altri ambienti molto realistici.

Chicco Gaffuri

  13/11/2018

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